FEAR IS THE KEY

Il percorso dal Pub a casa fu un caleidoscopio di pensieri. Aver scoperto lo scopo di tutto questo, finalmente, chiuse definitivamente i dubbi su tante situazioni emerse in questa incredibile storia e forse è stato un bene scoprirlo gradualmente. 

In questa esperienza, forse per la prima volta, ho avuto il piacere di esplorare i processi dall’inizio alla fine, senza dover ricorrere a scorciatoie ed essere scelto per cercare di evitare una “fine” mi rendeva orgoglioso e bramoso da una parte ma, dall’altra, portava a galla le paure di sempre.

Sarò in grado di sistemare questa storia? Avrò la forza di reggere tutto questo peso?

Erano queste le domande che mi rimbombavano nella testa, accompagnate da quella leggera pressione sul petto che si presenta sempre quando non sono sicuro di quello che devo fare e che cercavo di eliminare con il massaggio con il medio e l’anulare che pratico sempre in questi casi, sdraiato sul letto. Dopo un pò, mi calmai e riuscii a prendere sonno.

Il mattino seguente mi svegliai stordito. Dormii malissimo, con quel cerchio alla testa dato dai pensieri. Cercai di pianificare al meglio le cose. Chiamai a lavoro dandomi malato e, in questo periodo di Pandemia, valeva la legge del capo: “Se senti anche un leggero raffreddore, stai a casa!”. Preparai la borsa con le cose necessarie. Misi vestiti comodi, una camicia termica, degli scarponi da trekking e cercai la mia torcia. La cercai come un matto ma non era nel posto giusto. 

Sentii miagolare dal bagno: trovai Tyrion con una lanterna accesa in bocca, la stessa che trovai tempo fa piena di fango. 

Appena la presi, vi trovai un biglietto: “Questa ti servirà per entrare nelle Nebbie. Ereshkigal”. Sorrisi e la sistemai alacremente. Terminata la borsa, iniziai a studiare il percorso che mi avrebbe accompagnato in questo viaggio; non dovevo percorrere tantissimi chilometri, ma la parte della salita da Guardiaregia alle pendici del Mutria era la parte più dura, soprattutto per un trekker principiante come me.  

Dovevo tirare fuori il meglio per arrivare in cima, dove era segnato il rifugio di Māra. 

Sistemai tutto in macchina e mi avviai. Per arrivare nel punto esatto, dovevo andare direttamente a Sepino ma, visto il tempo favorevole, feci una deviazione per San Giuliano del Sannio, un comune situato a pochissimi chilometri dal centro Sannita. 

Lì avrei incontrato per un caffè Nicola, un mio caro amico archeologo, per chiedergli informazioni sulla montagna. 

Mentre percorrevo la strada, notai dei corvi appollaiati sui Guard Rail, starnazzanti; in Molise non è raro trovarli sui bordi delle strade, soprattutto nei mesi freddi, di primo mattino. La cosa davvero strana, fu vederne un paio picchiettare col becco i blocchi di pietra antichi utilizzati in precedenza come cartelli stradali. 

Accostai e mi fermai per osservarli meglio. 

Il loro ticchettare sincronizzato sembrava quasi scolpire la pietra lasciando un liquido voluminoso. Si accorsero del loro curioso osservatore e, improvvisamente, sì fermarono lanciando al cielo un latrato gutturale dai loro becchi. 

Sentii un brivido gelido lungo la schiena ma riimasi sospeso a guardarli per un pò, immobilizzato dalla curiosità per quell’evento del tutto insolito finchè vidi che gli altri corvi cominciavano ad avvicinarsi.

 Preso dell’istinto, tornai in auto e scappai velocemente da quel posto mentre avevo l’impressione che lo stormo mi deridesse. 

Arrivai a San Giuliano cercando di calmare quel leggero spavento. Parcheggiai e trovai Nicola all’inizio della discesa che porta alla Piazza Principale.

“Ogni volta che ti vedo stai sempre più scoppiato!” disse salutandomi.

“Non potrai mai immaginare cosa ho visto arrivando!”

” Ahahah, Giusè, prendi fiato e me lo dici al bar, che ho bisogno di un altro caffè.”

Arrivammo al bar, salutai alcuni amici autisti che erano lì davanti e ci sedemmo al tavolo. La signora ci portò i caffè e un cornetto alla Crema ordinato da Nicola.

“Questo è per te che hai bisogno di dolcezza stamattina!” disse, ridendo con la sua solita ironia.

“E’ che mentre stavo arrivando ho visto dei corvi sul Guard Rail. Nulla di strano all’inizio, anche dalle mie parti se ne vedono spesso… ma non che picchiettino le pietre lasciandvi un liquido scuro. Quando si sono accorti che li stavo osservando, hanno richiamato gli altri con un grido fortissimo, quasi come quelli che piacciono a noi metallari. Sono arrivati tutti insieme e sono scappato correndo. Tutto qua.”

Lui cominciò a ridere, per poi spegnere  lentamente la risata in un ghigno serafico:

 “E’ da un pò di tempo che succedono cose strane nella zona. Scompaiono persone di colpo, ci sono stati ritrovamenti di alcune persone senza vita, sventrate nelle valli, senza occhi, con questi segni di picchiettamento continuo sui loro corpi. E, cosa ancora più strana, è trovare nello stesso posto, alberi che prima non c’erano.”

 E qui cambiò completamente la sua espressione. La mia, invece, si corrucciò sempre di più, ma mi sembrava di aver trovato una risposta. Non sapevo come Nicola avrebbe potuto reagire.

“Sono qui anche per questo. So che di te posso fidarmi e che potrai aiutarmi a trovare un senso a tutto questo. Ma devi ascoltarmi. Stanno succedendo cose perchè un nuovo ordine sta cercando di schiacciare l’ordine  naturale delle cose. Ti sembrerà strano tutto questo ma esistono veramente forze antiche che hanno vissuto nel corso della Storia a contatto con la nostra società, cercando di trovare gli adepti adatti a custodire i Cinque Tesori della Forza, nascosti secondo lo schema del pentacolo rovesciato. Loro vivono a contatto con noi in un sistema bi-dimensionale, dove il nostro terreno è uguale al mondo che è sotto di noi. Non è né Paradiso né Inferno ma un mondo al contrario, con le nostre stesse realtà, ma vissuto da creature orripilanti create da noi nel nostro quotidiano. Sono le nostre Futilità: vivono in un bosco, nel limbo tra questo e l’altro mondo. Ora la nostra esistenza è messa a dura prova dal Nulla, che vuole rubare l’energia della Terra e trasformare tutto in cenere e… Alberi.”

“Seguimi”

Così interruppe il mio discorso chiedendomi di accompagnarlo. 

Pagammo e mi portò allo scavo archeologico di una Villa Romana ritrovata in paese qualche anno prima e che, grazie all’Università, negli ultimi anni erano riusciti ad avere risultati importanti dal punto di vista dei reperti ritrovati.

“La Villa de Neratii

E proprio mentre ci trovavamo all’interno di un vecchia costruzione di pietre, cominciò a raccontarmi una storia:

“Quello che tu racconti è tutto vero. Incontrai delle persone straniere, le vedevo muoversi per il paese da qualche anno a questa parte, in periodo di scavo. Vennero a chiedere informazioni una mattina dicendo che erano studenti di Archeologia di Milano. La nostra professoressa, nonché direttrice degli Scavi, si accostò a parlare con loro quando le chiesero se fosse stata trovata una pietra preziosa negli scavi e dove si trovasse il Monte Mutria. Ad una risposta negativa, questi diedero in escandescenze asserendo con forza che lei sapesse. Mi avvicinai per separarli e li strattonai. Si allontanarono e notai come, nonostante ci fosse un sole cocente, non c’era ombra dietro di loro. Questa cosa mi fece riflettere tantissimo sul momento ma poi, preso dal lavoro, pensai ad altro. Quella sera, come era solito fare, rimasi per ultimo a sistemare gli attrezzi dicendo agli altri di trovarci al bar per una birra un’oretta più tardi. Fu lì che venni attaccato dagli individui della mattina, uniti ad un Essere pelato che aveva un occhio di rettile sul lato sinistro. Mi disse che sapevo dove fosse la pietra e che per la mia insolenza sarei stato punito. Dalle sue unghia sporgenti uscì un liquido nero che si posò sulle mie scarpe, nella zona delle dita. Successivamente, si insinuò dentro di me e sentii un forte dolore.”

Si tolse le scarpe e vidi le sue dita dei piedi: trasformate in pezzi di legno, quasi come radici di un albero!

Rimasi scioccato. “Mi disse -continuò- che ogni giorno pari i miei piedi si sarebbero trasformati in radici e, col passare del tempo, questa maledizione si sarebbe estesa su tutto il corpo. Ogni luna piena sarebbe cresciuta.” 

“Bastardi! Devono pagare per questo!”

“Devono pagarla, ho sete di vendetta per tutto questo! Anche se so che rimarrò come gli altri, devo riuscire a fermarli. Ho bisogno del tuo aiuto Pep.”

“E io del tuo! Abbiamo bisogno di trovare Māra alle Pendici del Mutria. Lei ci aiuterà e insieme proteggeremo il Lapis Lazulo Viola”

“Māra? Lapis Lazulo viola? Pensavo fossero leggende…”

“Ora, per quello che hai vissuto, puoi capire che non sono così… e il tuo bagaglio di conoscenza può servirci per salvare questo angolo di Terra dal Nulla!”

Fu così che ci preparammo per incamminarci lungo le pendici del Mutria, prendendo dal magazzino dello scavo alcune attrezzature: corde, moschetti, elmetti da minatore. Sapere di poter puntare su Nicola mi rese più sicuro sull’obiettivo di questa avventura ma, allo stesso tempo, era forte in me il desiderio di proteggerlo dalla maledizione che aveva subìto. Il nostro viaggio all’interno del Mutria stava per iniziare: arrivammo alle pendici del Massiccio, dove finiva la strada e cominciammo a prepararci per la scalata. In quel momento, uno stormo di uccelli neri ci volò intorno, a bassa quota, per poi tornare a salire. 

Li schivammo ed emisero un suono fortissimo dai loro becchi. Notai che non lasciavano ombre dietro di loro e ricordai le parole di Nicola.

Ci guardammo e cominciammo a salire, senza paura.

EXERCISES IN FUTILITY

Il Bosco si stava preparando per il grande banchetto di Benvenuto e sembrava che fossi felice di quello che stava succedendo.

Vivere una storia così, degna di un libro di terrore, a quel punto non mi dispiaceva, anzi, creava in me una strana curiosità. Le domande erano tante ed ero pronto ad andare fino in fondo a questa faccenda.

Certo, sedersi a banchettare con dei mostri con il mio volto deve essere proprio una cosa particolare… pensai.

Dopo il discorso, Ereshkigal scomparve lungo la radura e le creature con lei. Il cielo si schiarì e le stelle uscirono fuori in tutta la loro Bellezza infinita. Potevo vederle tutte, in un’ atmosfera naturale magica.

Mentre le guardavo sentii un rumore di passi che si avvicinava sempre più.

L’alone delle creature tornava verso la radura del bosco in maniera massiccia, portando tutte insieme, come formiche, qualcosa di pesante. Era un tronco, spogliato dei suoi rami. Da un cespuglio nei pressi del tronco fecero uscire un tavolo in pietra scura, di un colore che avevo già visto prima . Non capivo il perché di questa cosa, ma guardavo curioso i preparativi. Una volta posato a terra, si sentì una voce dal profondo rimbombare la foresta declinando una frase :

Sol Austan !”

In quell’ istante, le punte dei rami degli alberi si accesero, come se fossero candele. Il cielo, che stava per essere assorbito dalle Tenebre, trovò la sua Luce.

L’immagine del fuoco sui rami mi sorprese, facendomi rimanere strabiliato da questo gioco di luci. Non era solo questa magia a colpirmi, ma un particolare di esso: gli alberi non venivano consumati dal fuoco, ma le fiammelle rimanevano costanti a bruciare.

Nel frattempo si sentiva un odore familiare venire dal fondo della pianura: Arrosto. Quel profumo irresistibile di carne arrostita mi fece venire un gran appetito, tuttavia seguivo con tranquillità apparente questo momento stranissimo.

Alcune creature si misero in due file parallele come se fosse una parata, ognuno con una torcia in mano.

Mi misi di fronte a loro per guardarli. In lontananza notai un alone scuro che lentamente scendeva verso di noi. Riconobbi il suo mantello e, mentre passeggiava, il suo volto.

Arrivava anche lei, con la sua torcia, in maniera lenta e sinuosa.

Fui invitato ad a prendere posto all’estremo del tavolo, a sedermi. Lei fece lo stesso dall’altra parte. Alcune creature si sedettero intorno, sembrava una cena tra amici . L’ultima schiera arrivò con le pietanze: da una parte vi era carne arrostita, dall’altra, brocche con una bevanda giallognola. Ereshkigal aprì il banchetto ed era assurdo tutto quello che stava succedendo: decine di miei volti attorno a me che mangiavano con ingordigia, e io ero lì e ricevevo gli sguardi di una Dea dall’altra parte della tavola.

“Non ti ricorda nulla questo momento ?” disse.

La guardai esitante, come se stessi aspettando un suggerimento .

“Davvero non c’è nulla che ti fa tornare in mente qualcosa? Voglio darti una mano… era un Agosto di tanti anni fa, dove per la prima volta affrontavi qualcosa veramente da solo, lontano da casa. In una casa di campagna, dentro un bosco. Quella sera di metà Agosto i proprietari, come ogni anno, organizzavano una cena con gli amici più stretti. Agghindavano gli alberi con luci artificiali, come se fosse festa. Eri così spensierato ed eccitato di viverti questa esperienza! Ti divertivi alla cena ,ti sentivi parte di quella nuova famiglia che ti aveva accolto a lavorare. Non ti dice nulla?” Rimasi a bocca aperta… Il ricordo della prima estate post universitaria tornò nella mia testa e, seda una parte cominciavo a trovare una punta di senso in tutto questo, dall’altra cominciavo a sentire un profondo brivido freddo sulla schiena . “Ora ricordo, ma non c’erano le fiamme. Ma tu come fai a sapere tutto questo?” dissi, ridendo nervosamente.

” Io? Io ero lì. Ricordi quel gatto che chiamavi Briciola, che veniva spesso a strusciarsi addosso a te, che dormiva con te? Io ero lui. Eravamo tutti lì, ma non potevi saperlo ahahahah. Ma non è tutto… ora guarda bene tutto questo e saprai risponderti su dove sei”. Sconcertato! Ricordavo bene quel gatto e quanto mi dispiacque non rivederlo, tanto mi ero affezionato a lui. In un attimo, tutto tornò a galla e quel posto nascosto nel fondo dei ricordi diventò qualcosa di reale.”Vedi -continuò- quando ti dissi che l’avevi vissuto, non era di certo in un sogno perchè, questo Bosco, non è altro che quel posto. In un’altra dimensione. “

“Cosa vuoi dire?”

“Che sei sperduto nel Cosmo ma così vicino alla tua realtà. E’ solo dopo averti insegnato a vedere che capirai il perchè .”

Tutta questa vaghezza nulla cominciava a infastidirmi così, chiesi con insistenza: “Ma cos’è tutto questo? Perchè proprio me? Basta con questi giochi!” sbattendo i pugni sul tavolo.

“Questa angoscia di dover capire tutto e subito ti accompagna da sempre sai? La realtà è che non vuoi imparare a vedere. Per questo sei qui, perchè hai smesso di vedere quello che sei. Hai smesso di ascoltare il battito dei segnali che il tuo contenitore ti suggerisce. Sei diventato il rozzo suono della latta che cade sul pavimento! Per questo sei qui, per dare un risposta a tutto quello che sei diventato!” Queste parole entrarono in me come un coltello e di colpo, mi zittii. “Io lo sento il tuo disagio, e lo comprendo -disse- di certo tutto questo è qualcosa che non puoi spiegare quando tornerai nella tua realtà. Ti prenderebbero per matto! Ma vedi… sei stato portato qui per uno scopo. Noi abbiamo viaggiato accanto alla tua Anima da sempre, nei modi più disparati possibili, abbiamo notato i tuoi incidenti di percorso, i tuoi compromessi continui, il tuo accettare. I tuoi fallimenti. E tutto questo ti ha portato qui. Dove tutto diventa materia e linfa. L’Oblio che diventa Cura. E tutto quello che vedi seduto accanto a sono parti di TE.”

“Perchè sono parti di me? Cosa rappresentano?” risposi

“Non sono nient’altro che le tue anime futili, che diventano materia. Ogni figura che vedi con il tuo volto ti accompagna ogni giorno della tua vita. Sono le tue Futilità, i tuoi pesi, le tue apparenze, plasmate in carne e ossa.Ogni momento della tua vita loro vivono invisibili, succhiano la Grazia dalla tua Anima, e diventano parte di essa.” Rabbrividii, mentre le creature mi guardavano fameliche e schernenti ,ridendo di gusto .

Cercai di alzarmi dalla tavola ma non potevo. I miei piedi erano ancorati al terreno, un ramo dal sottosuolo li stringeva. Ero bloccato. Con queste creature che diventavano sempre più oscure avvicinarsi verso di me. Le sentivo addosso, fino a che sparirono, di colpo, come in un gioco magico.

Ereshkigal tirò fuori la sua risata gutturale, dicendo :

“Vedi, questo è tutto quello che le Futilità fanno a te ogni volta che decidi di esercitarle. Mangiano il tuo spazio vitale, vivono per te, mentre la tua essenza viene relegata a spettatore, nel fondo del tuo abisso. Voi umani siete un esempio vivente di tutto questo. Passate la vita a farvi indottrinare, convinti di essere menti superiori, dotati di un estro particolare. Praticamente dei supereroi eletti ahahahahahahahahahah. Crescete con l’illusione di un entità che vi protegge ,che vi guarda dall’alto. Non cercate la sua esistenza perchè, tanto, “lo dice un libro”. Proseguite il Vostro cerchio vitale cercando di non vedere quello che succede, continuando a farvi indottrinare, dal vestire all’Essere. Passate da un libro che raramente avete letto nella sua essenza a mezzi che continuano a portarvi su una strada: l’uniformità. Vi dicono come camminare, come vestire, come riprodurvi… e voi proseguite senza sosta. Condividete istantanee virtuali col mondo mostrandovi sorridenti e felici. E sai cosa vedo il più delle volte? Una maschera. Uno scheletro triste. E voi vi chiamate animali razionali superiori? Io vedo solo un branco di pecore pronte al suicidio. E anche tu sei pronto a questo. Sei il riassunto sbiadito di quello che ho descritto. Con la tua Anima in fondo, che soffre. E la tua ha valore. In fondo, tu sapevi leggere la tua essenza, ma l’hai dimenticato! Sei qui per questo. Ora cammina con me, e sarai capace di guardare aldilà della nebbia.”

Si avvicinò e mi portò vicino al tronco che, con il tocco della sua mano, si accese e disse: “Non devi avere più paura di tutto questo, sigilliamo la nostra unione.” Con le unghie graffiò il mio polso, facendo cadere il sangue in un calice. Vi unì il Suo e un filo di nebbia scese al suo interno. Lo avvicinò.

Bevetti senza pensare.

Mi guardò e mi spinse all’interno verso il Tronco Infuocato .

Mi svegliai nel mio letto, insanguinato e, in bocca, un sapore conosciuto: Idromele.

The great truth is there isn’t one 
And it only gets worse since that conclusion 
The irony of being an extension to nothing 
And the force of inertia is now a vital factor 

And there is despair underneath each and every action 
Each and every attempt to pierce the armour of numbness 
Burning bridges becomes a habit to support 
And the front line expands like there’s no tomorrow 

A FOREST

Non so perchè mi ritrovo in tutto questo.

Ricordo di essere andato a dormire presto ieri sera, verso le 23.00, dopo il saluto della buonanotte di ogni sera a chi voglio bene .

E invece mi ritrovo nel letto con il corpo pieno di fango e segni di graffi sul petto, senza sangue.

La respirazione si fece dirompente e i battiti di colpo sono saliti come un blastbeat in “Altars of Madness”.

Mi manca l’aria.

Non so cosa possa essere accaduto questa notte, o forse quello che ricordo è solo frutto della mia immaginazione.

O forse no.

Cerco di calmarmi facendo mente locale e nella mente affiorano immagini sfocate.

Una volta sceso nell’iperuranio sono crollato in un sonno vorticoso ,di quelli che non rimembri quanto non era così.

E nell’affanno dello stesso la mia mente iniziò a sognare …

Davanti a me un sentiero sterrato attorniato da campi di grano appena sbocciato, di quelli che a Marzo ti avvicini per sentirne l’odore di fresco , e in lontananza il sentiero si perdeva lungo cespugli e roveti .

Camminavo lentamente , con una tunica in mano di color nero e una torcia.Completamente scalzo.

Quello che mi colpiva da lontano era il cambio di tonalità di colori che il cielo donava alla mia vista : da un azzurro acceso piano piano si trasformò in cremisi ,contornato da lineature forti .

Arrivai al roveto e continuai il mio cammino ,fino a oltrapassare degli Alberi enormi.

L’Atmosfera d’un tratto cambiò .

Mi resi conto di essere entrato in un Bosco dalla quantità di alberi che mi accerchiavano , e dall’odore forte di resina che emanavano.

Sapete come sono i boschi , hanno quell’ambiente piacevole in cui te stesso è in perfetto contatto con la sua natura .Da piccolo adoravo andarci ,era il passatempo preferito delle mie estati passate in campagna .E anche di tanti guai.

Il cielo diventò grigio tendente al nero e cominciò a piovere.

Cercai di tornare indietro ma il suo incedere diventò sempre più possente.

Allora mi fermai sotto uno di essi per ripararmi ,brandendo la faccia con il cappuccio della tunica. Rimasi così tanto tempo.

Smise di piovere.

Alzai lo sguardo e notai la nebbia formarsi come un drappo, attorno a me .

Mano a mano coprì totalmente lo sviluppo del bosco.Il verde attorno si ricoprì del grigiore denso tipico del suo formarsi .

Così forte che sembrava avesse perimetrato tutto il percorso .

Rimasi colpito da tutto questo e un brivido mi corse lungo la schiena.

Decisi di andare via ,non potevo sopportare tutto questo ; e mentre mi incamminai notai da lontano una cosa singolare :il sentiero era bloccato .

All’inizio non capii cos’era l’ostacolo , e incominciai a correre . Mentre mi avvicinavo mi ricordai di quegli enormi alberi che attraversai e che significavano l’inizio del Bosco .

Non erano più lì svettanti.

Li ritrovai piegati verso il centro , uniti come in un abbraccio .Con la coltre di nebbia che serrava tale incrocio.

Più mi avvicinavo più questa stretta si chiuse, con la nebbia che lentamente serrava ogni via di uscita.

Non esisteva più un sentiero ,non vedevo più i campi di grano ,non esisteva più il celeste nei miei occhi.

C’era solo una coltre scura davanti a me.

In preda al panico scivolai sul fango denso .

Solo dopo un pò alzai lo sguardo e quello che vidi colpì i miei occhi : una scritta.

FUTILITY.

Marchiata a fuoco all’incrocio degli alberi. Come un cartello.

Sentii la resa dentro me. Volevo solo che finisse tutto questo e il bisogno di tornare alla realtà.

Ma questo fu solo l’inizio.

Mi girai e vidi uno spettacolo senza fine :decine ,migliaia di luci , di ogni colore davanti a me .

Che mi fissavano, in silenzio .

Sentii una voce sovrannaturale che mi portò verso di loro . Più mi avvicinavo più mi rendevo che non erano luci.

Erano occhi ,nascoste tra gli alberi.

Non comandavo più i miei arti.

Di colpo si fermarono paralizzati.

Scendendo nel fondo come nelle sabbie mobili .

Mi sentii soffocare ,come una marionetta in mano ad un burattinaio sconosciuto ,cadendo sempre più inghiottito dal fango.

Oramai ero coperto fino alla bocca, cominciando a inghiottire melma e il mio cuore lentamente cominciava a collassare

Finché non udii una voce lontana,come da una altra dimensione , che rimbombò come un tuoio lungo quel sentiero infinito:

-“Non avere paura!Stai solo vedendo quello che stai diventando , e quello per cui cadrai. Vieni con me e ti mostrerò ciò che ti spetta”.

La discesa nel fango si fermò, la mia faccia scomparve dal mio corpo e in lontananza si udìì una nenia conosciuta…

Come closer and see

See into the dark

Just follow your eyes

  I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
And start to run
Into the trees
Into the trees”

Mi sentii trasportato da un ‘altra parte.

Alienato .

Aprii gli occhi e mi ritrovai nella mia stanza.

Coperto di fango ,graffi e con quella voce che mi rimbombava nel cervello.

Era reale ciò che avevo vissuto ?

E mi chiusi in un pianto infinito.