FEAR IS THE KEY

Il percorso dal Pub a casa fu un caleidoscopio di pensieri. Aver scoperto lo scopo di tutto questo, finalmente, chiuse definitivamente i dubbi su tante situazioni emerse in questa incredibile storia e forse è stato un bene scoprirlo gradualmente. 

In questa esperienza, forse per la prima volta, ho avuto il piacere di esplorare i processi dall’inizio alla fine, senza dover ricorrere a scorciatoie ed essere scelto per cercare di evitare una “fine” mi rendeva orgoglioso e bramoso da una parte ma, dall’altra, portava a galla le paure di sempre.

Sarò in grado di sistemare questa storia? Avrò la forza di reggere tutto questo peso?

Erano queste le domande che mi rimbombavano nella testa, accompagnate da quella leggera pressione sul petto che si presenta sempre quando non sono sicuro di quello che devo fare e che cercavo di eliminare con il massaggio con il medio e l’anulare che pratico sempre in questi casi, sdraiato sul letto. Dopo un pò, mi calmai e riuscii a prendere sonno.

Il mattino seguente mi svegliai stordito. Dormii malissimo, con quel cerchio alla testa dato dai pensieri. Cercai di pianificare al meglio le cose. Chiamai a lavoro dandomi malato e, in questo periodo di Pandemia, valeva la legge del capo: “Se senti anche un leggero raffreddore, stai a casa!”. Preparai la borsa con le cose necessarie. Misi vestiti comodi, una camicia termica, degli scarponi da trekking e cercai la mia torcia. La cercai come un matto ma non era nel posto giusto. 

Sentii miagolare dal bagno: trovai Tyrion con una lanterna accesa in bocca, la stessa che trovai tempo fa piena di fango. 

Appena la presi, vi trovai un biglietto: “Questa ti servirà per entrare nelle Nebbie. Ereshkigal”. Sorrisi e la sistemai alacremente. Terminata la borsa, iniziai a studiare il percorso che mi avrebbe accompagnato in questo viaggio; non dovevo percorrere tantissimi chilometri, ma la parte della salita da Guardiaregia alle pendici del Mutria era la parte più dura, soprattutto per un trekker principiante come me.  

Dovevo tirare fuori il meglio per arrivare in cima, dove era segnato il rifugio di Māra. 

Sistemai tutto in macchina e mi avviai. Per arrivare nel punto esatto, dovevo andare direttamente a Sepino ma, visto il tempo favorevole, feci una deviazione per San Giuliano del Sannio, un comune situato a pochissimi chilometri dal centro Sannita. 

Lì avrei incontrato per un caffè Nicola, un mio caro amico archeologo, per chiedergli informazioni sulla montagna. 

Mentre percorrevo la strada, notai dei corvi appollaiati sui Guard Rail, starnazzanti; in Molise non è raro trovarli sui bordi delle strade, soprattutto nei mesi freddi, di primo mattino. La cosa davvero strana, fu vederne un paio picchiettare col becco i blocchi di pietra antichi utilizzati in precedenza come cartelli stradali. 

Accostai e mi fermai per osservarli meglio. 

Il loro ticchettare sincronizzato sembrava quasi scolpire la pietra lasciando un liquido voluminoso. Si accorsero del loro curioso osservatore e, improvvisamente, sì fermarono lanciando al cielo un latrato gutturale dai loro becchi. 

Sentii un brivido gelido lungo la schiena ma riimasi sospeso a guardarli per un pò, immobilizzato dalla curiosità per quell’evento del tutto insolito finchè vidi che gli altri corvi cominciavano ad avvicinarsi.

 Preso dell’istinto, tornai in auto e scappai velocemente da quel posto mentre avevo l’impressione che lo stormo mi deridesse. 

Arrivai a San Giuliano cercando di calmare quel leggero spavento. Parcheggiai e trovai Nicola all’inizio della discesa che porta alla Piazza Principale.

“Ogni volta che ti vedo stai sempre più scoppiato!” disse salutandomi.

“Non potrai mai immaginare cosa ho visto arrivando!”

” Ahahah, Giusè, prendi fiato e me lo dici al bar, che ho bisogno di un altro caffè.”

Arrivammo al bar, salutai alcuni amici autisti che erano lì davanti e ci sedemmo al tavolo. La signora ci portò i caffè e un cornetto alla Crema ordinato da Nicola.

“Questo è per te che hai bisogno di dolcezza stamattina!” disse, ridendo con la sua solita ironia.

“E’ che mentre stavo arrivando ho visto dei corvi sul Guard Rail. Nulla di strano all’inizio, anche dalle mie parti se ne vedono spesso… ma non che picchiettino le pietre lasciandvi un liquido scuro. Quando si sono accorti che li stavo osservando, hanno richiamato gli altri con un grido fortissimo, quasi come quelli che piacciono a noi metallari. Sono arrivati tutti insieme e sono scappato correndo. Tutto qua.”

Lui cominciò a ridere, per poi spegnere  lentamente la risata in un ghigno serafico:

 “E’ da un pò di tempo che succedono cose strane nella zona. Scompaiono persone di colpo, ci sono stati ritrovamenti di alcune persone senza vita, sventrate nelle valli, senza occhi, con questi segni di picchiettamento continuo sui loro corpi. E, cosa ancora più strana, è trovare nello stesso posto, alberi che prima non c’erano.”

 E qui cambiò completamente la sua espressione. La mia, invece, si corrucciò sempre di più, ma mi sembrava di aver trovato una risposta. Non sapevo come Nicola avrebbe potuto reagire.

“Sono qui anche per questo. So che di te posso fidarmi e che potrai aiutarmi a trovare un senso a tutto questo. Ma devi ascoltarmi. Stanno succedendo cose perchè un nuovo ordine sta cercando di schiacciare l’ordine  naturale delle cose. Ti sembrerà strano tutto questo ma esistono veramente forze antiche che hanno vissuto nel corso della Storia a contatto con la nostra società, cercando di trovare gli adepti adatti a custodire i Cinque Tesori della Forza, nascosti secondo lo schema del pentacolo rovesciato. Loro vivono a contatto con noi in un sistema bi-dimensionale, dove il nostro terreno è uguale al mondo che è sotto di noi. Non è né Paradiso né Inferno ma un mondo al contrario, con le nostre stesse realtà, ma vissuto da creature orripilanti create da noi nel nostro quotidiano. Sono le nostre Futilità: vivono in un bosco, nel limbo tra questo e l’altro mondo. Ora la nostra esistenza è messa a dura prova dal Nulla, che vuole rubare l’energia della Terra e trasformare tutto in cenere e… Alberi.”

“Seguimi”

Così interruppe il mio discorso chiedendomi di accompagnarlo. 

Pagammo e mi portò allo scavo archeologico di una Villa Romana ritrovata in paese qualche anno prima e che, grazie all’Università, negli ultimi anni erano riusciti ad avere risultati importanti dal punto di vista dei reperti ritrovati.

“La Villa de Neratii

E proprio mentre ci trovavamo all’interno di un vecchia costruzione di pietre, cominciò a raccontarmi una storia:

“Quello che tu racconti è tutto vero. Incontrai delle persone straniere, le vedevo muoversi per il paese da qualche anno a questa parte, in periodo di scavo. Vennero a chiedere informazioni una mattina dicendo che erano studenti di Archeologia di Milano. La nostra professoressa, nonché direttrice degli Scavi, si accostò a parlare con loro quando le chiesero se fosse stata trovata una pietra preziosa negli scavi e dove si trovasse il Monte Mutria. Ad una risposta negativa, questi diedero in escandescenze asserendo con forza che lei sapesse. Mi avvicinai per separarli e li strattonai. Si allontanarono e notai come, nonostante ci fosse un sole cocente, non c’era ombra dietro di loro. Questa cosa mi fece riflettere tantissimo sul momento ma poi, preso dal lavoro, pensai ad altro. Quella sera, come era solito fare, rimasi per ultimo a sistemare gli attrezzi dicendo agli altri di trovarci al bar per una birra un’oretta più tardi. Fu lì che venni attaccato dagli individui della mattina, uniti ad un Essere pelato che aveva un occhio di rettile sul lato sinistro. Mi disse che sapevo dove fosse la pietra e che per la mia insolenza sarei stato punito. Dalle sue unghia sporgenti uscì un liquido nero che si posò sulle mie scarpe, nella zona delle dita. Successivamente, si insinuò dentro di me e sentii un forte dolore.”

Si tolse le scarpe e vidi le sue dita dei piedi: trasformate in pezzi di legno, quasi come radici di un albero!

Rimasi scioccato. “Mi disse -continuò- che ogni giorno pari i miei piedi si sarebbero trasformati in radici e, col passare del tempo, questa maledizione si sarebbe estesa su tutto il corpo. Ogni luna piena sarebbe cresciuta.” 

“Bastardi! Devono pagare per questo!”

“Devono pagarla, ho sete di vendetta per tutto questo! Anche se so che rimarrò come gli altri, devo riuscire a fermarli. Ho bisogno del tuo aiuto Pep.”

“E io del tuo! Abbiamo bisogno di trovare Māra alle Pendici del Mutria. Lei ci aiuterà e insieme proteggeremo il Lapis Lazulo Viola”

“Māra? Lapis Lazulo viola? Pensavo fossero leggende…”

“Ora, per quello che hai vissuto, puoi capire che non sono così… e il tuo bagaglio di conoscenza può servirci per salvare questo angolo di Terra dal Nulla!”

Fu così che ci preparammo per incamminarci lungo le pendici del Mutria, prendendo dal magazzino dello scavo alcune attrezzature: corde, moschetti, elmetti da minatore. Sapere di poter puntare su Nicola mi rese più sicuro sull’obiettivo di questa avventura ma, allo stesso tempo, era forte in me il desiderio di proteggerlo dalla maledizione che aveva subìto. Il nostro viaggio all’interno del Mutria stava per iniziare: arrivammo alle pendici del Massiccio, dove finiva la strada e cominciammo a prepararci per la scalata. In quel momento, uno stormo di uccelli neri ci volò intorno, a bassa quota, per poi tornare a salire. 

Li schivammo ed emisero un suono fortissimo dai loro becchi. Notai che non lasciavano ombre dietro di loro e ricordai le parole di Nicola.

Ci guardammo e cominciammo a salire, senza paura.

ALL IS VIOLENT, ALL IS BRIGHT

La notte sembrava non finire mai ma non avvertivo stanchezza. Continuavo a danzare senza un perché, in preda a quella isteria, con delle creature che oramai sentivo vicine, mie. Chi avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato, un giorno, a condividere il quotidiano con qualcosa che credevo non esistesse. Nella mia vita, il sovrannaturale ha sempre avuto il suo fascino ma mai avrei pensato che diventasse realtà. La maggior parte delle persone sarebbe scappata a gambe levate o avrebbe chiamato un esorcista. Io, invece, dopo un inizio faticoso da digerire, sembravo oramai abituato a vivere con i miei nuovi ‘amici’.

Eravamo ubriachi di Idromele, le creature sembravano godere di questa situazione di non controllo e anch’io sembravo non disdegnarla.

Mi appoggiai ad un albero e mi sentii accarezzare. Per la sbronza che avevo, avrei detto di averlo immaginato fino a che sentii abbracciarmi calorosamente. Mi girai e vidi che l’Albero aveva forma metà umana metà legnosa. Il suo viso era sorridente e genuino. Prima di lasciare la presa, mi sussurrò qualcosa nell’orecchio: “Cerca la tua sorgente. Cerca Māra.”

Rimasi un pò a pensare, poi, arrivarono le creature e mi riportarono a bere . Credo sia l’ultimo ricordo lucido di quella giornata, tanto che, al mio risveglio, mi ritrovai nel mio letto, con una profondo mal di testa e la bocca impastata, come se avessi il cemento a presa rapida. Il mio aspetto non era dei migliori e il caldo esagerato di questi giorni di Agosto accentuava questo mio senso di sofferenza. Non feci in tempo ad alzarmi che dovetti correre di corsa in bagno a vomitare. Una, due, tre volte di seguito. Come ogni altra volta, dai 18 ad oggi, dissi a me stesso che non avrei più bevuto, ma sapevo già che sarebbe stata l’ennesima illusione personale fatta parola. Cercai di darmi un tono e mi vestii velocemente per andare a lavoro. Non ero in ritardo ma nello stato di scombussolamento in cui versavo era meglio anticipare le cose. Cosa avrei raccontato ai miei colleghi quando mi avrebbero chiesto della mia riconoscibilissima faccia post-sbronza? Di certo, non che avevo trascorso la mia giornata di riposo senza gli occhi, trasportato da un vortice d’aria e poi ubriaco fradicio con delle creature sovrannaturali ahahah.

Alla fine, tutti questi pensieri vennero cancellati dal ritmo lavorativo pieno, con il mio essere che arrancava. Tutto questo continuo correre, senza avere quasi neanche il tempo per pisciare, mi metteva alle strette.

Andai in pausa pranzo, cercai di mangiare il più leggero possibile e andai in bagno. Mi sciacquai la faccia e, mentre alzavo la testa verso lo specchio, notai un post-it attaccato. C’era scritto: “Sei sicuro che sia questo che vuoi per la tua vita? Cerca la tua Sorgente.” E i miei occhi riflessi sul vetro tornarono ad essere neri.

Era la seconda volta, in poco tempo, che quelle parole facevano capolino ed ero intenzionato a comprendere cosa stesse succedendo.

Continuai il mio lavoro quotidiano finché arrivò un collega con un pacco consegnato per me. Aprii la confezione e trovai una collana con una pietra nera, sotto di essa, un bigliettino: “Ore 22.30, Zeppelin.”

Un appuntamento al buio… oppure, sapevo già chi sarei andato a trovare?

Per i miei colleghi, questa scena in cui leggevo un bigliettino era sinonimo di qualche incontro che sarebbe finito in alcool &perversione, mentre io cercavo di tergiversare con un pò di pseudo imbarazzo addosso.

Finii di lavorare alle 20.30 e mi preparai per l’appuntamento. Uscii in anticipo come mio solito e mi recai in questo locale, conosco i proprietari oramai da una vita, grazie alla passione reciproca per il Metal e per i concerti. Approfittai dell’anticipo di mezz’ora per fermarmi a parlare con Roberto che, nonostante sia sopra i 40 da tempo, conserva questa immagine da metalhead mista a vichingo, con il pizzetto folto oramai bicolore tra il castano e i grigio e la pancia rotonda figlia di tante Forst.

“Ehi ragazzo! Da quanto tempo! Che ci fai qua?”, mi salutò con la sua solita tonalità gioviale. Cominciammo a parlare del più e del meno, delle nuove uscite di dischi e dell’attività live che svolgeva assieme ad altri vecchi conoscenti della scena Metal Molisana, i Blacksters con scorci Sanniti Sakahiter. Nel frattempo arrivò anche Danilo, l’altro proprietario del bar, a salutarmi. Dopo i convenevoli, si avvicinò e mi disse all’orecchio: “C’ è una ragazza nella sala che ti sta aspettando.” Li salutai, presi la mia birra e scesi in sala.

Non mi aspettavo altro che lei, Ereshkigal, nel suo aspetto ‘umano’ e riconoscibile. Portava una bombetta nera che copriva in parte la sua folta chioma rossa, tubino scuro e Dr.Martens ai piedi.

“Puntuale come sempre !” mi disse, avvicinandosi per salutarmi.

“Comportiamoci come il resto degli umani!” disse, con il suo tono sempre molto formale, quasi regale.

“Allora, per una volta scendiamo allo stesso livello, ci stai? Per questa sera niente diktat , solo discorsi in libertà “y a vivir“, come fanno veramente gli ‘umani’, ok?”

Sorrise e, da questo momento, la tensione si allentò.

Ordinammo da mangiare, e le consigliai l’hamburger con scaglie di tartufo e pecorino di grotta, uno dei miei preferiti fatti in questo locale. Mi sembrava davvero di non avere di fronte a me una divinità-mostro esistente dall’alba dei tempi nell’Universo, ma una persona dotata di profondo senso critico e saggezza. Cominciammo a parlare di questa terra, il Molise, tra un bicchiere di vino rosso e un altro versato, e nacque una profonda digressione:

“Sai, ho scoperto questa Terra tantissimo tempo fa, quando seguivo la popolazione locale durante il VerSacrum, nei pressi del monte Mutria. Rimasi colpita dalla sua energia spirituale e magica e quei rituali animali li sentivo miei, figli della nostra tradizione tramandata attraverso il sangue. Qui trovai la mia casa, travestita da umana. Mi feci notare per le mie doti ‘magiche’ e di guaritrice e restai con loro. Assistei alle guerre con i Romani e dalla corruzione che si insinuò nella popolazione nonostante intimassi loro ciò che stava per accadere. Da lì, i trattati di “pace” e la desannitizzazione. Mi trasferii come eremita sul Monte Matese e vissi lì, in solitudine. Diventò il mio faro nel mondo, il mio aspetto si tramutò nella mia forma divinatoria che voleva tentare di indirizzare l’Universo ma, alla fine, ne sono solo guardiano e messaggero .”

Ero così assorto in questo racconto che non riuscivo ad avere reazioni. Avrei ascoltato questo discorso tutta la notte.

“Che vuol dire che sei solo ‘messaggero’ ?”

“Che tutti serviamo qualcuno. Lilith, che ha ‘salvato’ la tua vita terrena, è la nostra Stella del Sud. Il nostro Smeraldo protettore, la Saggezza e il nostro Spirito Guerriero. Io, lei e Māra siamo, come dite voi umani, quasi sorelle, legate a questa dimensione per proteggerla e servirla, per mantenere l’ordine naturale delle cose.”

“Difendere da cosa?” risposi.

“Dal Nulla. “

“Cos ‘è il Nulla ?”

“Il Nulla è attorno a te, è anche dentro di te. Nelle parole, opere, pensieri. E’ qualcosa che ha distrutto l’opera che Noi antichi avevamo costruito nel tempo, con la magia, i rituali, i nostri Templi. Tutto sparito. Per rimanere ‘in piedi’, abbiamo dovuto stringere patti con loro, creando quello che vedi, il Bosco delle Futilità e altri luoghi in questa regione che ci ospita e che cerchiamo di servire. Ora, il nostro ‘esercito’ sta lentamente cadendo, trasformato in alberi. Il prezzo da pagare per le creature che si fanno ammaliare da questo canto di sirene è rimanere per l’eternità fermi, immobili, senza poter avere un senso di vita, condannati all’immobilismo eterno. Questo perché il Nulla ha deciso di rompere il patto e fare di noi sacrificio per il suo popolo. Noi siamo il ‘Male’ e, come ogni azione di propaganda, esso ha bisogno di un ‘nemico immaginario’ da combattere.”

“E io cosa posso fare?”

“Tu, discepolo, devi proteggere la nostra fonte vitale, il Lapis Lazulo Viola. Esso è situato dove ebbe inizio la Nostra Storia, sulle pendici del Monte Mutria. Per far questo, hai bisogno di partire e trovare la tua Sorgente. “

“Ma non posso lasciare tutto questo! Cos’è la Sorgente?”

“Tutto questo non ti appartiene, è solo frutto del tuo bisogno primario di sopravvivere. Sei tu che dai importanza a tutto questo ma, ora, hai bisogno di trovare quello che c’è in te come Bene Maximo. Solo questo rimetterà in equilibrio tutto.”

Tirò fuori una mappa con alcuni luoghi segnati come tappe. Avevo la faccia persa e perplessa di chi non stava capendo nulla di tutto ciò. Pagai e uscimmo.

Mi abbracciò e mi sussurrò: “Ora sai cosa fare. Cerca la Sorgente, cerca Māra che ti darà ristoro e aiuterà . Io sarò con te. Confido in te.”

Poi, sparì nel nulla, mentre dallo Zeppelin partirono i God is an Astronaut.

Era proprio come quella canzone nell’aria, tutto Violento e tutto Luminoso.

ORA CHE HO PERSO LA VISTA CI VEDO DI PIU’

Tornai da quella esperienza alla vita quotidiana come sempre ,dormendo e sognando. Eh già, tornare alla vita e sembrare come se non fosse successo uno dei miei leitmotiv di questi mesi “particolari”.

Il tutto nella più totale tranquillità, i sogni erano vivi e particolarmente placidi.

Essere seduti al mare e rimanere fisso a guardare l’orizzonte, senza che niente e nessuno riusciva a disturbarmi. Gli occhi attaccati al movimento delle onde e svuotare la mente. Questi sogni sembravano meramente attimi di meditazione infiniti. Un loop che desideravo non finisse mai.

Fino a che un simpatico felino non inizia a leccarti la faccia e tu, una volta aperto gli occhi ti guarda con quel musetto simpatico quasi a dirti ” Cazzo dormi? Ho fame ,altrimenti ti butto casa a terra”, e tu ,da simpatico cameriere , accetti e con amore gli dai tutto quello che vuole.

Ricominciai a lavorare più forte di prima, deciso di non pensare a nulla al momento, e in caso di chiamata avrei risposto “presente “. Le giornate passavano tra le risate in ufficio e i ritorni all’attività fisica. Diciamo che in questi mesi di chiusura la palestra è stata abbondantemente messa da parte. L’immobilismo del lockdown mi ha riportato ad aumentare di peso, e ora lentamente sto tornando a un piacevole ritorno a godermi un pò di sana “fatica”.

La sessione di palestra passò tra le fatiche di “recupero” tra un esercizio e un altro, le richieste di filmare il body builder intento a controllare i movimenti dei propri muscoli e i discorsi divertentissimi del Personal Trainer Raf. Tra New World Order ,discorsi sul cibo casereccio e prodotti “fit ” le sessioni volano via.

Oggi la sala era abbastanza frequentata di nuovi volti, e ogni tanto mi sembrava di essere osservato. Sapete, quella sensazione che qualcuno ti guarda con discrezione cominciava ad assalirmi. Finche non feci caso ad un ragazzo che mi scrutò facendomi l’occhiolino: in quel momento il suo occhio si colorò totalmente di nero, e sul suo bicipite uscì fuori un sigillo.

Avevo di fronte a me qualcosa che potevo vedere solo io.

Subito dopo scomparve.

Non mi sorprese più di tanto, stavo vivendo quasi ogni giorno la visione di presenze.

Finii il mio allenamento e uscii dalla palestra.

Lo ritrovai appoggiato al lampione ,come se stesse aspettando qualcuno. Sulla luce un altro a scrutare.

” Onore a te Prescelto”, disse

lo guardai sorpreso e risposi : “Prescelto? Chi è il prescelto?”

“Tu sei il prescelto. Non si torna dal Regno dei Morti senza essere Prescelti da qualcuno. Se poi quel “qualcuno” è la Regina Lilith non esiste altra “definizione”. Nel Bosco sembravi li per caso, ora so che nulla avviene avviene per caso.”

Il suo discorso mentre illuminava i suoi occhi di “bragia” arricchiva un’altra tassello a questo puzzle che sempre di più diventava ricco di sorprese. E sembrava sempre più non essere l’ultima.

“Eri nel Bosco?”

“Io sono una Creatura del Bosco e vivo dentro te da sempre. Sono cresciuto nella tua anima grazie alla tua capacità di tenere le cose per te : affetti, materialità ,rapporti interpersonali . Il mio Nome è Mammona, ed è mio onore servirti”.

In quel momento mostro la sua faccia e ricordai di averla vista nel bosco.

“Insomma tu sei una creatura alimentata da me stesso?”

“Esatto. Ogni “creatura” che possiedi dentro di te ,di ogni cosa che hai fatto nella tua vita ha una vita propria. Futilità, lussuria, Abuso mentale , ed eccomi ,Avarizia, sono forme reali che ti accompagneranno sempre. Puoi contenerci e non farci sparire, oppure valorizzarle, per vivere con consapevolezza.”

“Avarizia? Non ricordo di essere stato avaro in vita mia!”, risposi

Cominciò a ridere e rispose : “Non è un caso che sei all’inizio del tuo percorso, non sai nemmeno come sei ahahah, ma questo è un altro discorso. Sono qui per dirti che siamo qui per “servirti”, ma ricorda, non provare a scappare da questa realtà, i risvolti potrebbero essere molto dolorosi, per te e per tutto il resto che ti circonda”

Annuii e mi riavviai verso casa, non curante verso le sue parole. Sapevo di aver incontrato cosa? magari un demone come me che serve il Bosco e Ereshkigal? Sentii il bisogno di non aver bisogno di sedicenti amichetti aiutanti ,e in che modo potrebbero farlo? Non posso tornare alla mia vita di prima ,nemmeno se potessi quindi…passo e chiudo.

Dopo aver cenato mi riposai sul divano con la tv accesa, intento a guardare una serie prima di addormentarmi. “Supernatural” ,tanto per rimanere in tema. Sono da sempre un fan dei fratelli Winchester e delle loro peripezie sovrannaturali, anche se le ultime stagioni sembrano riempitivi più che altro.

Si trovarono in un bosco in cerca di un Wendigo, poi tutto di tratto sparirono dallo schermo ,rimanendo un fermo immagine del bosco. Mi avvicinai alla TV per vedere se era un problema di connessione ma nulla : bloccato.

Dalla tv in quel momento uscii una mano che mi prese per le gambe ,cercando di portandomi al suo interno. Mi lasciai andare e entrai in essa.

“Vi sembra il modo di tirarmi dentro? Non mi aspettavo il tappeto rosso ma nemmeno di essere scaraventato dentro una TV “dissi ridendo

“Siamo allegri oggi, Discepolo? Scusaci per i modi , ma Asmodeus non è per cose gentili, soprattutto la sua magia “

“Ereshkigal”

“Discepolo”

“Cosa ci faccio qui stavolta?”

“Questa è la tua casa ,anche se fai finta di non saperlo. Anche i Winchester lo sanno , ahahah”

Il clima era gioviale e cominciammo a camminare lungo il Bosco, e ci lasciamo andare in una chiacchierata distesa

“Ho saputo che hai incontrato Mammona, mi ha raccontato del vostro incontro e della sua proposta di fedeltà.”

“Sì,è stato gentile ,soprattutto a spiegarmi come funziona con “loro”. Non ho capito bene cosa intendeva con “servirmi”. Del resto credo che qui sia per imparare qualcosa, non per diventare qualcosa .”

“E’ lì l’errore. Se sei tornato dal Regno dei Morti è perchè sei per noi qualcosa. Le creature che tu hai creato sono le stesse che ti “servono” . Anche se sono state scelte “sbagliate” ,loro sono con te. Per aiutarti ad essere meglio di quello che hai creato e cambiare disegno nella Tela. Ti ho regalato il dipinto per quello,perchè ogni volta che seguirai il tuo interiore essa cambierà. Ma ricorda: abusare delle tue creature può portarti alla fine , contenerle a creare consapevolezza. Ma tutto questo lo capirai durante l’addestramento. E’ per questo che sei qui.”

“Cosa vuol dire Contenerle?”

“Vuol dire conviverci. Non puoi cancellare ciò che hai vissuto, ma puoi smussare il suo contenuto. Per quanto siano esseri spregevoli aiutano a trovare il significato nelle proprie azioni. Come ogni spirito oscuro ha una forme di luce in sé,e tocca a te capire trovarlo. Ma oggi sei per vedere con altri occhi “.

Tutto mi sembrava chiaro ,e al momento opportuno avrei capito il suo aspetto pratico. Ora c’era altro da imparare, e avevo tanta voglia di capire cosa.

“Gli occhi?”

Sì. Oggi in questo addestramento imparerai a vedere senza occhi. Non ne avrai bisogno. Sarà doloroso ma ti servirà.

“In che senso doloroso?”risposi

“Ricordi Giulio? Il gatto cieco che adoravi tempo fa? Lui nonostante non vedesse sapeva riconoscere le superfici dove viveva, dove appigliarsi per cercare un affetto sincero, dove mangiare. Tu diventerai come Giulio, cercando di capire come si vive vedendo solo un lungo sprofondo oscuro.”

“Perchè tutto questo?”

“Perchè tutto l’essenziale che ti serve di vedere non è negli occhi, ma nella tua Grazia. Voi umani stolti avete perso il privilegio di guardare al di là dei vostri sensi. Un buon discepolo deve saper guardare se stesso e tutto senza gli occhi. Deve saper guardare la parte sommersa dell’Iceberg.”

In quel momento mosse la mano verso di me e vidi una forte luce evocarsi. Sentii come strapparmi gli occhi dalle orbite. Finita la luce tutto diventò divento cupo.

Mi toccai la superficie oculari e non li sentivo più, tranne che un leggero rivolo denso accolse il mio dito . Sangue.

“Cosa mi hai fatto?”

“Ora tutto questo non ti servirà. Li riavrai a tempo debito. Ora seguimi in quel che ti dico e vedrai che ora senza vista vedrai di più. L’universo in tutte le sue forme.”

EXERCISES IN FUTILITY

Il Bosco si stava preparando per il grande banchetto di Benvenuto e sembrava che fossi felice di quello che stava succedendo.

Vivere una storia così, degna di un libro di terrore, a quel punto non mi dispiaceva, anzi, creava in me una strana curiosità. Le domande erano tante ed ero pronto ad andare fino in fondo a questa faccenda.

Certo, sedersi a banchettare con dei mostri con il mio volto deve essere proprio una cosa particolare… pensai.

Dopo il discorso, Ereshkigal scomparve lungo la radura e le creature con lei. Il cielo si schiarì e le stelle uscirono fuori in tutta la loro Bellezza infinita. Potevo vederle tutte, in un’ atmosfera naturale magica.

Mentre le guardavo sentii un rumore di passi che si avvicinava sempre più.

L’alone delle creature tornava verso la radura del bosco in maniera massiccia, portando tutte insieme, come formiche, qualcosa di pesante. Era un tronco, spogliato dei suoi rami. Da un cespuglio nei pressi del tronco fecero uscire un tavolo in pietra scura, di un colore che avevo già visto prima . Non capivo il perché di questa cosa, ma guardavo curioso i preparativi. Una volta posato a terra, si sentì una voce dal profondo rimbombare la foresta declinando una frase :

Sol Austan !”

In quell’ istante, le punte dei rami degli alberi si accesero, come se fossero candele. Il cielo, che stava per essere assorbito dalle Tenebre, trovò la sua Luce.

L’immagine del fuoco sui rami mi sorprese, facendomi rimanere strabiliato da questo gioco di luci. Non era solo questa magia a colpirmi, ma un particolare di esso: gli alberi non venivano consumati dal fuoco, ma le fiammelle rimanevano costanti a bruciare.

Nel frattempo si sentiva un odore familiare venire dal fondo della pianura: Arrosto. Quel profumo irresistibile di carne arrostita mi fece venire un gran appetito, tuttavia seguivo con tranquillità apparente questo momento stranissimo.

Alcune creature si misero in due file parallele come se fosse una parata, ognuno con una torcia in mano.

Mi misi di fronte a loro per guardarli. In lontananza notai un alone scuro che lentamente scendeva verso di noi. Riconobbi il suo mantello e, mentre passeggiava, il suo volto.

Arrivava anche lei, con la sua torcia, in maniera lenta e sinuosa.

Fui invitato ad a prendere posto all’estremo del tavolo, a sedermi. Lei fece lo stesso dall’altra parte. Alcune creature si sedettero intorno, sembrava una cena tra amici . L’ultima schiera arrivò con le pietanze: da una parte vi era carne arrostita, dall’altra, brocche con una bevanda giallognola. Ereshkigal aprì il banchetto ed era assurdo tutto quello che stava succedendo: decine di miei volti attorno a me che mangiavano con ingordigia, e io ero lì e ricevevo gli sguardi di una Dea dall’altra parte della tavola.

“Non ti ricorda nulla questo momento ?” disse.

La guardai esitante, come se stessi aspettando un suggerimento .

“Davvero non c’è nulla che ti fa tornare in mente qualcosa? Voglio darti una mano… era un Agosto di tanti anni fa, dove per la prima volta affrontavi qualcosa veramente da solo, lontano da casa. In una casa di campagna, dentro un bosco. Quella sera di metà Agosto i proprietari, come ogni anno, organizzavano una cena con gli amici più stretti. Agghindavano gli alberi con luci artificiali, come se fosse festa. Eri così spensierato ed eccitato di viverti questa esperienza! Ti divertivi alla cena ,ti sentivi parte di quella nuova famiglia che ti aveva accolto a lavorare. Non ti dice nulla?” Rimasi a bocca aperta… Il ricordo della prima estate post universitaria tornò nella mia testa e, seda una parte cominciavo a trovare una punta di senso in tutto questo, dall’altra cominciavo a sentire un profondo brivido freddo sulla schiena . “Ora ricordo, ma non c’erano le fiamme. Ma tu come fai a sapere tutto questo?” dissi, ridendo nervosamente.

” Io? Io ero lì. Ricordi quel gatto che chiamavi Briciola, che veniva spesso a strusciarsi addosso a te, che dormiva con te? Io ero lui. Eravamo tutti lì, ma non potevi saperlo ahahahah. Ma non è tutto… ora guarda bene tutto questo e saprai risponderti su dove sei”. Sconcertato! Ricordavo bene quel gatto e quanto mi dispiacque non rivederlo, tanto mi ero affezionato a lui. In un attimo, tutto tornò a galla e quel posto nascosto nel fondo dei ricordi diventò qualcosa di reale.”Vedi -continuò- quando ti dissi che l’avevi vissuto, non era di certo in un sogno perchè, questo Bosco, non è altro che quel posto. In un’altra dimensione. “

“Cosa vuoi dire?”

“Che sei sperduto nel Cosmo ma così vicino alla tua realtà. E’ solo dopo averti insegnato a vedere che capirai il perchè .”

Tutta questa vaghezza nulla cominciava a infastidirmi così, chiesi con insistenza: “Ma cos’è tutto questo? Perchè proprio me? Basta con questi giochi!” sbattendo i pugni sul tavolo.

“Questa angoscia di dover capire tutto e subito ti accompagna da sempre sai? La realtà è che non vuoi imparare a vedere. Per questo sei qui, perchè hai smesso di vedere quello che sei. Hai smesso di ascoltare il battito dei segnali che il tuo contenitore ti suggerisce. Sei diventato il rozzo suono della latta che cade sul pavimento! Per questo sei qui, per dare un risposta a tutto quello che sei diventato!” Queste parole entrarono in me come un coltello e di colpo, mi zittii. “Io lo sento il tuo disagio, e lo comprendo -disse- di certo tutto questo è qualcosa che non puoi spiegare quando tornerai nella tua realtà. Ti prenderebbero per matto! Ma vedi… sei stato portato qui per uno scopo. Noi abbiamo viaggiato accanto alla tua Anima da sempre, nei modi più disparati possibili, abbiamo notato i tuoi incidenti di percorso, i tuoi compromessi continui, il tuo accettare. I tuoi fallimenti. E tutto questo ti ha portato qui. Dove tutto diventa materia e linfa. L’Oblio che diventa Cura. E tutto quello che vedi seduto accanto a sono parti di TE.”

“Perchè sono parti di me? Cosa rappresentano?” risposi

“Non sono nient’altro che le tue anime futili, che diventano materia. Ogni figura che vedi con il tuo volto ti accompagna ogni giorno della tua vita. Sono le tue Futilità, i tuoi pesi, le tue apparenze, plasmate in carne e ossa.Ogni momento della tua vita loro vivono invisibili, succhiano la Grazia dalla tua Anima, e diventano parte di essa.” Rabbrividii, mentre le creature mi guardavano fameliche e schernenti ,ridendo di gusto .

Cercai di alzarmi dalla tavola ma non potevo. I miei piedi erano ancorati al terreno, un ramo dal sottosuolo li stringeva. Ero bloccato. Con queste creature che diventavano sempre più oscure avvicinarsi verso di me. Le sentivo addosso, fino a che sparirono, di colpo, come in un gioco magico.

Ereshkigal tirò fuori la sua risata gutturale, dicendo :

“Vedi, questo è tutto quello che le Futilità fanno a te ogni volta che decidi di esercitarle. Mangiano il tuo spazio vitale, vivono per te, mentre la tua essenza viene relegata a spettatore, nel fondo del tuo abisso. Voi umani siete un esempio vivente di tutto questo. Passate la vita a farvi indottrinare, convinti di essere menti superiori, dotati di un estro particolare. Praticamente dei supereroi eletti ahahahahahahahahahah. Crescete con l’illusione di un entità che vi protegge ,che vi guarda dall’alto. Non cercate la sua esistenza perchè, tanto, “lo dice un libro”. Proseguite il Vostro cerchio vitale cercando di non vedere quello che succede, continuando a farvi indottrinare, dal vestire all’Essere. Passate da un libro che raramente avete letto nella sua essenza a mezzi che continuano a portarvi su una strada: l’uniformità. Vi dicono come camminare, come vestire, come riprodurvi… e voi proseguite senza sosta. Condividete istantanee virtuali col mondo mostrandovi sorridenti e felici. E sai cosa vedo il più delle volte? Una maschera. Uno scheletro triste. E voi vi chiamate animali razionali superiori? Io vedo solo un branco di pecore pronte al suicidio. E anche tu sei pronto a questo. Sei il riassunto sbiadito di quello che ho descritto. Con la tua Anima in fondo, che soffre. E la tua ha valore. In fondo, tu sapevi leggere la tua essenza, ma l’hai dimenticato! Sei qui per questo. Ora cammina con me, e sarai capace di guardare aldilà della nebbia.”

Si avvicinò e mi portò vicino al tronco che, con il tocco della sua mano, si accese e disse: “Non devi avere più paura di tutto questo, sigilliamo la nostra unione.” Con le unghie graffiò il mio polso, facendo cadere il sangue in un calice. Vi unì il Suo e un filo di nebbia scese al suo interno. Lo avvicinò.

Bevetti senza pensare.

Mi guardò e mi spinse all’interno verso il Tronco Infuocato .

Mi svegliai nel mio letto, insanguinato e, in bocca, un sapore conosciuto: Idromele.

The great truth is there isn’t one 
And it only gets worse since that conclusion 
The irony of being an extension to nothing 
And the force of inertia is now a vital factor 

And there is despair underneath each and every action 
Each and every attempt to pierce the armour of numbness 
Burning bridges becomes a habit to support 
And the front line expands like there’s no tomorrow 

IN THE MIST SHE WAS STANDING

Passai giorni a capire cosa fosse successo realmente .

Non riuscivo a pensare che un incubo del genere potesse diventare così reale.

La mia mente, in questi momenti ibernati di quarantena, viaggiava in loop con quelle immagini nitide impresse.

Con quella voce…

Quella voce… era così cavernosa che la sentivo rimbombare dentro di me.

Ogni volta che ci pensavo, quei graffi tornavano a farsi sentire dall’ interno.

La prima sera ebbi così tanta paura di addormentarmi che sembrava di tornare ai tempi in cui vedevo di nascosto “Notte Horror ” e “Hellraiser”.

Una paura infima, sottile, che faceva capolino nella mia testa.

In ogni momento.

Crollai sfinito, con il pensiero che mi mangiava l’esistenza.

Dormii come un sasso e, senza accorgermene, mi svegliai come se nulla fosse successo.

Mentre mi sistemavo, controllai la zona della ferita che cicatrizzava sempre di più.

Dentro di me, iniziai a pensare che fosse solo una stupida suggestione, che magari era stato Tyrion a farmela, senza che me ne accorgessi nel sogno.

Insomma, stavo cercando di passare oltre.

Ero solito raccontare i miei sogni alla mia migliore amica ,senza omettere nessun dettaglio.

Lei, dotata di forte sensibilità, sapeva veicolare quale comportamento insito ci fosse dietro.

Questa volta non aveva senso: mi avrebbe riso dietro come tutte le volte le ho raccontato di castelli incantati e di ruote panoramiche assassine.

Volevo passarci su, vivermi questo periodo di quarantena nel miglior modo possibile, cercando di essere più focalizzato sul presente e sul mio lavoro che non mi dava scampo.

Questa ibernazione stava ponendo nuove basi in me, cancellando una routine comune quasi a tutti per farmi rientrare in uno stato di solitudine profondo e consapevole.

Ho imparato col tempo (e con tanti ponti calati giù) ad amare la mia solitudine e quello che cerco di essere, senza pregiudizi, con la voglia solo di costruire qualcosa per me.

Questo periodo stava ponendo, con decisione, la totale chiusura verso il mondo esterno, tranne che per i miei affetti.

Cercavo di concentrarmi sulla mia vita quotidiana fatta di sveglia-prepararsi-smart working -esercizi fisici -film-dormire ma , dentro, c’erano ancora le immagini di quella notte che mi inquietavano.

Non erano più nitide come prima, passavano per pochi instanti nella mia mente come un fantasma a velocità supersonica.

Un pomeriggio inoltrato, dopo aver spento il Pc, entrò dalla finestra un fascio di luce.

Era pieno e luccicante, copriva totalmente il mio viso.

Chiusi il mio occhio sinistro, come faccio oramai da bambino e, in quell’istante, vidi l’inimmaginabile .

Vidi quel bosco, in una giornata di sole, come se fosse una giornata di fine Marzo , con i rami degli alberi di un colore vivido e piacevole.

Fu un flashback piuttosto veloce che si stampò in testa.

Non riuscivo a pensare ad altro.

Sarà stato un momento di ricordo o un messaggio da decifrare?

Cercai di non pensare, il tempo vissuto era già quel che era e non avevo più voglia di prestare attenzione ai mind games interiori.

Feci una doccia e, mentre tornavo nella stanza per sistemarmi, i miei occhi si soffermarono su qualcosa di nuovo, fissandolo sconcertati.

C’era una lanterna sul letto, completamente piena di fango .

La luce fioca cercava di uscire fuori dalla coltre spessa che la ricopriva, quasi come se stesse lottando con essa.

I miei battiti aumentavano sempre di più, cominciai a sudare come se fossi nel caldo andaluso di agosto a 57 gradi e non riuscivo a muovermi .

Intanto, il fango cominciava a riversarsi sul letto fino a scendere sul pavimento .

Decisi di avvicinarmi .

Mi inginocchiai e posai gli occhi sulla lanterna. In quel momento, sentii un forte fischio nell’orecchio per alcuni secondi. Cercai di staccarmi ma ero bloccato al suolo e, quando il fischio si attenuò, sentii una voce.

Quella voce… mi sussurrò nell’orecchio come un growl di Mikael Akerfeldt in “Orchid“.

“Vieni a me “.

Da quel momento, non capii nulla.

Mi ritrovai a terra, esanime, in un posto che avevo già vissuto. Non pioveva come l’altra volta, ma era lo stesso.

Gli Alberi divelti, la nebbia infinita che mi attorniava, il suo lungo viale… era lui.

La nebbia… quella non è sembrata mai andare via da questo scenario, così spessa e presente da non riuscire a trovarci fine.

Ero tornato in quel posto e non volevo alzarmi per paura.

Mi sentii bussare sulla spalla e vidi una mano che si porgeva a me. Mi accorsi che non era umana: le dita protendenti nascondevano degli artigli ben affilati, la forma fisiologica di un gatto in piedi .

Alzai lo sguardo e… aveva la mia faccia!

Cominciai a indietreggiare strisciando per terra mentre centinaia di risate avvolgevano il bosco .

“Su miei discepoli, basta! Non è questo il modo di presentarsi davanti al nostro ospite!” E le voci sparirono, ma rimasero gli occhi dietro alla nebbia a scrutarmi.

Poi di nuovo, riprese a parlare, con un tono leggero, quasi scherzoso:

” Non avere paura di Karelis, vuole solo aiutarti a rimetterti in piedi e portarti qui da me.”

“Voglio sapere perché sono qui e cosa volete da me!” tuonai.

“Non avere fretta dei dettagli… segui Karelis e avrai ogni risposta. Non ti mangerà… o, almeno, non sai se lo sta già facendo ahahahah!” chiudendo con una risata gutturale che sembrava infinita.

Karelis mi porse di nuovo la mano e cominciai a seguirlo.

Lungo questo viale alberato mi avvicinavo sempre di più alle luci sugli alberi e… avevano tutte il mio volto. Erano animali: gatti, volpi ,serpenti, scimmie, scorpioni, lucertole… tutte col mio volto. Ma avevano gli occhi scavati e neri. Come nelle statue di Subirachs a Montserrat.

Questo cammino mi sembrava un viaggio e, più mi avvicinavo, più non sentivo gli arti. Tutto diventò paralizzante e fuorviante.

Il cielo si chiudeva sempre di più, con rumori di fulmini caduti in lontananza.

Karelis, sentendo la mia ansia, mi sussurrò: “Non devi avere paura, lei la sente. Lei sente tutto. Qui sei dove sei sempre stato e non hai mai voluto vedere.”

Le sue parole mi lasciarono basito e fortemente dubbioso, ma non ebbi il coraggio di chiedere. Cosa avrà voluto dire? La guardai, e il suo ghigno divenne stranamente rassicurante. Ero pronto a qualunque cosa sarebbe successa.

Alla fine del viale, un alone oscuro si materializzò: era seduta su un trono alberato, con due creature ai suoi piedi. Le uniche che avevano materia.

Mentre mi avvicinavo, notai un giradischi spezzato a metà sistemato sul ramo di un albero, con la puntina che ticchettava sulla superfice .

Questo particolare mi distrasse e, quando rialzai gli occhi, la vidi in tutta la sua forma: una figura sinuosa, coperta da un lungo mantello scuro e Sette scorpioni ai suoi piedi. La testa coperta da corna di cervo, quasi come fossero una corona.

Karelis si scostò e mi fermai dinanzi a lei .

“Benvenuto in questo mondo. In questo mondo che ti appartiene da sempre.” esclamò.

In pochi secondi sentii la stessa frase ripetuta, come se veramente mi appartenesse. Ma non sapevo né dove né quando l’avevo vissuto.

“Chi sei ? Perchè mi tormenti ?”

Si fermò, mi guardò intensamente e, alzando la mano, mi disse:

“Non ti sto tormentando, ti sto solo facendo vedere una parte di te che non conosci. Ti ho portato qui nel sonno la volta passata per farti capire che quello che vivi quando sogni non sempre è irreale, ma corre con te. Ho voluto accendere una spia dentro di te, affinché cominciassi a interrogarti ma, nulla, hai voluto chiudere la faccenda, come se tutto fosse frutto della tua immaginazione! Persino per il graffio hai trovato una scusa! Voi umani, pensate di sistemare tutto sotto il tappeto e andare avanti! Per questo era mio dovere riportarti qui! Ora, sai che tutto questo non è frutto dei tuoi pensieri notturni perversi, ma solo della tua realtà.”

Gelai.

Tutto quello che sentivo era reale. Lo sentivo, lo toccavo con mano, anche il profumo del bosco era reale.

Cominciai a balbettare e riformulai la domanda ,cercando di mantenere una tranquillità apparente: “Chi sei?”

“Sento l’angoscia e la paura scorrerti dentro! Hai fretta di etichettare ciò che hai davanti ma non sei capace di dare una spiegazione a quello che ti è successo. Ebbene, prima di chiedermi chi sono, devi capire COSA SIAMO.”

E in quel tratto, rimasi magnetizzato dal suo racconto…

“Siamo tutto ciò che esiste dall’Alba dei Tempi. Quello che non è scritto sui libri con cui sei stato indottrinato. Viviamo ovunque e non ci vedi, portiamo nei vostri destini segnali che solo i saggi e i giusti sanno vedere. E questo Bosco è il TUO segnale. Il tuo Bivio. Il mio nome è Ereskhigal, il guardiano di questo mondo, il Bosco delle Futilità! Hai tanto da vedere, siediti qui, banchetta con noi e ti mostrerò la sua essenza!”disse, con voce soave e scandita.

Al pronunciare del suo nome, il giradischi vibrò una musica conosciuta, e, tutto intorno, si profumò di essenze dolcissime.

Mi fermai estasiato davanti a tutto ciò, e banchettai con loro .

Benvenuto!

Benvenuto in questo nuovo spazio, dove le parole trovano nuova linfa e sollievo.

Ora chiudi gli occhi e svuota la mente : immagina di camminare lungo un sentiero e di ritrovarti di colpo all’interno di un Bosco.

Il cielo diventa plumbeo , la nebbia comincia a scendere fitta ,nascondendo dal percorso ogni soluzione di uscita .

Mentre il cielo comincerà a scurirsi sempre più comincerai a intravedere creature che spiano da dietro gli alberi.

Loro non sono sconosciute per te : presto capirai che sono parte del tuo quotidiano,di quelle abitudini che ti hanno reso “intoccabile”, ma incapace di vedere.

Non a caso sei finito nel Bosco delle Futilità.

“Come Alberi Nella Nebbia ” vuole essere uno spazio onirico : un luogo dove abbiamo la capacità di guardare oltre “la nebbia” senza aver bisogno della vista;

Dove la “nebbia” è tutto che ci circonda: quegli automatismi naturali e artificiali che inseriamo nel nostro mondo per cercare di vivere nel mondo più “funzionale “possibile .

Sta a noi saper interpretare quando è il momento di “conviverci ” o “smussarle ” per proseguire nel nostro percorso. O crearne un altro.

Una situazione metaforica che potremmo paragonare al periodo che stiamo vivendo :un ‘epoca dove siamo costretti a ibernare tutto, occupazione ,famiglia ,aspetti, avendo a disposizione solo noi stessi.E con essi magari trovare un nuovo inizio o un percorso alternativo.

Ogni uscita settimanale sarà strutturata con un Tema scelto ad Hoc ,dove cercherò di analizzare contesti,situazioni,con l’obiettivo di creare Domande e soluzioni efficaci per cercare di attuarle al meglio.

Si darà spazio a diverse tematiche ” come ad esempio l’Apparenza, il Tempo, l’Accettazione ,l’introspezione personale , la motivazione …”creature nobili” che in tempi così vuoti come questo stanno perdendo il proprio senso originario, a favore di una “cultura” buona per tutte le misure.

Creature che camminando nel Bosco si presenteranno a noi, prenderanno forma e dialogheranno per farci comprendere dove ci stanno portando e cosa ci riserva il percorso aldilà della “nebbia”.

Questo spazio vuole creare a te che Leggi riflessioni e enigmi , senza veli,filtri o pregiudizi.

E dove puoi metterti a nudo , e dove le mie riflessioni possono diventare frutto di scambio di opinioni e anche di nuove domande.

ATTITUDINE NELL’OSCURITA’

In questo Blog l’Oscurità verrà trattata in chiave metaforica : uno spazio dove tutti i nostri comportamenti e usi apparenti vengono sviscerati e posti in una nuova forma. Piccoli segnali di luce utili per creare un nuovo percorso, consapevole, chiaro e PROPRIO.

Ma cosa più importante :qui l’Oscurità viene snocciolata come fase fondamentale del nostro quotidiano :non da scacciare ,emarginare, ma da conviverci e valorizzare.

Creando luce in essa.

Per poter danzare in essa.

E tu ,sei pronto/a a scoprire il Bosco delle Futilità?