ALL IS VIOLENT, ALL IS BRIGHT

La notte sembrava non finire mai ma non avvertivo stanchezza. Continuavo a danzare senza un perché, in preda a quella isteria, con delle creature che oramai sentivo vicine, mie. Chi avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato, un giorno, a condividere il quotidiano con qualcosa che credevo non esistesse. Nella mia vita, il sovrannaturale ha sempre avuto il suo fascino ma mai avrei pensato che diventasse realtà. La maggior parte delle persone sarebbe scappata a gambe levate o avrebbe chiamato un esorcista. Io, invece, dopo un inizio faticoso da digerire, sembravo oramai abituato a vivere con i miei nuovi ‘amici’.

Eravamo ubriachi di Idromele, le creature sembravano godere di questa situazione di non controllo e anch’io sembravo non disdegnarla.

Mi appoggiai ad un albero e mi sentii accarezzare. Per la sbronza che avevo, avrei detto di averlo immaginato fino a che sentii abbracciarmi calorosamente. Mi girai e vidi che l’Albero aveva forma metà umana metà legnosa. Il suo viso era sorridente e genuino. Prima di lasciare la presa, mi sussurrò qualcosa nell’orecchio: “Cerca la tua sorgente. Cerca Māra.”

Rimasi un pò a pensare, poi, arrivarono le creature e mi riportarono a bere . Credo sia l’ultimo ricordo lucido di quella giornata, tanto che, al mio risveglio, mi ritrovai nel mio letto, con una profondo mal di testa e la bocca impastata, come se avessi il cemento a presa rapida. Il mio aspetto non era dei migliori e il caldo esagerato di questi giorni di Agosto accentuava questo mio senso di sofferenza. Non feci in tempo ad alzarmi che dovetti correre di corsa in bagno a vomitare. Una, due, tre volte di seguito. Come ogni altra volta, dai 18 ad oggi, dissi a me stesso che non avrei più bevuto, ma sapevo già che sarebbe stata l’ennesima illusione personale fatta parola. Cercai di darmi un tono e mi vestii velocemente per andare a lavoro. Non ero in ritardo ma nello stato di scombussolamento in cui versavo era meglio anticipare le cose. Cosa avrei raccontato ai miei colleghi quando mi avrebbero chiesto della mia riconoscibilissima faccia post-sbronza? Di certo, non che avevo trascorso la mia giornata di riposo senza gli occhi, trasportato da un vortice d’aria e poi ubriaco fradicio con delle creature sovrannaturali ahahah.

Alla fine, tutti questi pensieri vennero cancellati dal ritmo lavorativo pieno, con il mio essere che arrancava. Tutto questo continuo correre, senza avere quasi neanche il tempo per pisciare, mi metteva alle strette.

Andai in pausa pranzo, cercai di mangiare il più leggero possibile e andai in bagno. Mi sciacquai la faccia e, mentre alzavo la testa verso lo specchio, notai un post-it attaccato. C’era scritto: “Sei sicuro che sia questo che vuoi per la tua vita? Cerca la tua Sorgente.” E i miei occhi riflessi sul vetro tornarono ad essere neri.

Era la seconda volta, in poco tempo, che quelle parole facevano capolino ed ero intenzionato a comprendere cosa stesse succedendo.

Continuai il mio lavoro quotidiano finché arrivò un collega con un pacco consegnato per me. Aprii la confezione e trovai una collana con una pietra nera, sotto di essa, un bigliettino: “Ore 22.30, Zeppelin.”

Un appuntamento al buio… oppure, sapevo già chi sarei andato a trovare?

Per i miei colleghi, questa scena in cui leggevo un bigliettino era sinonimo di qualche incontro che sarebbe finito in alcool &perversione, mentre io cercavo di tergiversare con un pò di pseudo imbarazzo addosso.

Finii di lavorare alle 20.30 e mi preparai per l’appuntamento. Uscii in anticipo come mio solito e mi recai in questo locale, conosco i proprietari oramai da una vita, grazie alla passione reciproca per il Metal e per i concerti. Approfittai dell’anticipo di mezz’ora per fermarmi a parlare con Roberto che, nonostante sia sopra i 40 da tempo, conserva questa immagine da metalhead mista a vichingo, con il pizzetto folto oramai bicolore tra il castano e i grigio e la pancia rotonda figlia di tante Forst.

“Ehi ragazzo! Da quanto tempo! Che ci fai qua?”, mi salutò con la sua solita tonalità gioviale. Cominciammo a parlare del più e del meno, delle nuove uscite di dischi e dell’attività live che svolgeva assieme ad altri vecchi conoscenti della scena Metal Molisana, i Blacksters con scorci Sanniti Sakahiter. Nel frattempo arrivò anche Danilo, l’altro proprietario del bar, a salutarmi. Dopo i convenevoli, si avvicinò e mi disse all’orecchio: “C’ è una ragazza nella sala che ti sta aspettando.” Li salutai, presi la mia birra e scesi in sala.

Non mi aspettavo altro che lei, Ereshkigal, nel suo aspetto ‘umano’ e riconoscibile. Portava una bombetta nera che copriva in parte la sua folta chioma rossa, tubino scuro e Dr.Martens ai piedi.

“Puntuale come sempre !” mi disse, avvicinandosi per salutarmi.

“Comportiamoci come il resto degli umani!” disse, con il suo tono sempre molto formale, quasi regale.

“Allora, per una volta scendiamo allo stesso livello, ci stai? Per questa sera niente diktat , solo discorsi in libertà “y a vivir“, come fanno veramente gli ‘umani’, ok?”

Sorrise e, da questo momento, la tensione si allentò.

Ordinammo da mangiare, e le consigliai l’hamburger con scaglie di tartufo e pecorino di grotta, uno dei miei preferiti fatti in questo locale. Mi sembrava davvero di non avere di fronte a me una divinità-mostro esistente dall’alba dei tempi nell’Universo, ma una persona dotata di profondo senso critico e saggezza. Cominciammo a parlare di questa terra, il Molise, tra un bicchiere di vino rosso e un altro versato, e nacque una profonda digressione:

“Sai, ho scoperto questa Terra tantissimo tempo fa, quando seguivo la popolazione locale durante il VerSacrum, nei pressi del monte Mutria. Rimasi colpita dalla sua energia spirituale e magica e quei rituali animali li sentivo miei, figli della nostra tradizione tramandata attraverso il sangue. Qui trovai la mia casa, travestita da umana. Mi feci notare per le mie doti ‘magiche’ e di guaritrice e restai con loro. Assistei alle guerre con i Romani e dalla corruzione che si insinuò nella popolazione nonostante intimassi loro ciò che stava per accadere. Da lì, i trattati di “pace” e la desannitizzazione. Mi trasferii come eremita sul Monte Matese e vissi lì, in solitudine. Diventò il mio faro nel mondo, il mio aspetto si tramutò nella mia forma divinatoria che voleva tentare di indirizzare l’Universo ma, alla fine, ne sono solo guardiano e messaggero .”

Ero così assorto in questo racconto che non riuscivo ad avere reazioni. Avrei ascoltato questo discorso tutta la notte.

“Che vuol dire che sei solo ‘messaggero’ ?”

“Che tutti serviamo qualcuno. Lilith, che ha ‘salvato’ la tua vita terrena, è la nostra Stella del Sud. Il nostro Smeraldo protettore, la Saggezza e il nostro Spirito Guerriero. Io, lei e Māra siamo, come dite voi umani, quasi sorelle, legate a questa dimensione per proteggerla e servirla, per mantenere l’ordine naturale delle cose.”

“Difendere da cosa?” risposi.

“Dal Nulla. “

“Cos ‘è il Nulla ?”

“Il Nulla è attorno a te, è anche dentro di te. Nelle parole, opere, pensieri. E’ qualcosa che ha distrutto l’opera che Noi antichi avevamo costruito nel tempo, con la magia, i rituali, i nostri Templi. Tutto sparito. Per rimanere ‘in piedi’, abbiamo dovuto stringere patti con loro, creando quello che vedi, il Bosco delle Futilità e altri luoghi in questa regione che ci ospita e che cerchiamo di servire. Ora, il nostro ‘esercito’ sta lentamente cadendo, trasformato in alberi. Il prezzo da pagare per le creature che si fanno ammaliare da questo canto di sirene è rimanere per l’eternità fermi, immobili, senza poter avere un senso di vita, condannati all’immobilismo eterno. Questo perché il Nulla ha deciso di rompere il patto e fare di noi sacrificio per il suo popolo. Noi siamo il ‘Male’ e, come ogni azione di propaganda, esso ha bisogno di un ‘nemico immaginario’ da combattere.”

“E io cosa posso fare?”

“Tu, discepolo, devi proteggere la nostra fonte vitale, il Lapis Lazulo Viola. Esso è situato dove ebbe inizio la Nostra Storia, sulle pendici del Monte Mutria. Per far questo, hai bisogno di partire e trovare la tua Sorgente. “

“Ma non posso lasciare tutto questo! Cos’è la Sorgente?”

“Tutto questo non ti appartiene, è solo frutto del tuo bisogno primario di sopravvivere. Sei tu che dai importanza a tutto questo ma, ora, hai bisogno di trovare quello che c’è in te come Bene Maximo. Solo questo rimetterà in equilibrio tutto.”

Tirò fuori una mappa con alcuni luoghi segnati come tappe. Avevo la faccia persa e perplessa di chi non stava capendo nulla di tutto ciò. Pagai e uscimmo.

Mi abbracciò e mi sussurrò: “Ora sai cosa fare. Cerca la Sorgente, cerca Māra che ti darà ristoro e aiuterà . Io sarò con te. Confido in te.”

Poi, sparì nel nulla, mentre dallo Zeppelin partirono i God is an Astronaut.

Era proprio come quella canzone nell’aria, tutto Violento e tutto Luminoso.

QUEEN OF THE SABBATH

Il vortice attorno a me si fece sempre più cupo. Ero in uno stato di  incoscienza e sentivo parti del mio corpo aprirsi come in ruscelli di sangue.                     

Dopo questo attacco, crollai in un vortice nero. Sentivo i miei occhi chiusi e tutto il resto come perso nel vuoto. 

Difficile raccontarlo a parole, ma sembrava che stessi morendo. Fui salvato da qualcosa ma, in quei momenti, non vi erano risposte, solo il vuoto più plumbeo. 

Nel mio inconsciente non riuscivo ad identificare dove fossi. Cominciai a sentire una voce lontanissima e, in fondo, una luce fioca. 

“Spirito guida, svegliati da questo torpore! Vieni verso la Luce, sii Forza per la tua Fiamma, vieni a me! O grande Madre Oscura, regina dell’Umanità, vieni a noi e danza per la fiamma del nostro guardiano caduto!”

Un mantra continuo aleggiava nel buio.

Si formò uno specchio davanti a me. 

Sembrava di vivere un’altra vita. Di colpo mi alzai e mi fissai nudo in questo specchio, maciullato e divorato in diverse parti e tutto intorno cominciò a prendere vita. 

Si formò una spiaggia lucente, il mare placido e lo specchio che a poco a poco le onde portarono a largo con il loro imperversare. Sullo sfondo dell’orizzonte, una patina rossa intorno al sole. 

Una voce che ripeteva: “Nuota e vieni dalla tua Madre Oscura !” Mentre mi accingevo a muovere le prime bracciate, si accese una visione nel cielo: il mio corpo sdraiato e Ereshkigal di fianco a me in tono rituale. Dietro di lei, una signora con un altare che compiva un sacrificio di sangue. Il sangue colava dentro un calice enorme e la Guardiana, con le mani sulle mie ferite. 

“Nuota! Vieni verso di Noi, nuota verso la tua Oscurità!” ripeteva questa voce mentre continuavo affannosamente a nuotare, senza trovare arrivo. 

Si presentò davanti ai miei occhi un lembo di terra. Sembrava un’oasi del deserto. Ci arrivai, era un’isola, che mi ricordava tantissimo l’Isola di San Nicola, alle Tremiti, un paradiso naturale, pieno di natura selvaggia. Appena misi piede sull’Isola, la voce cominciò a parlare: “Cerca la tua Luce nell’Oscurità! Cerca il tuo simbolo del passato, quello per cui hai creduto nel cambiamento. Quello che ti ha tenuto in vita quando ne hai avuto bisogno.” 

Sorpreso da questi giochi continui, cominciai ad esplorare le coste frastagliate dell’isola. Mentre mi muovevo, mi rendevo sempre più conto di non sentire dolore, né sangue che usciva dal mio corpo. 

Arrivai davanti a un burrone con una scala impervia: vidi pezzi di roccia sospesi, come se fossero stazioni di gironi infernali, come se si trattasse di un film di azione, mi fece scendere repentinamente verso il primo costone. 

Mi girai e trovai un oggetto familiare: un trenino giocattolo. Fu il primo regalo che mio padre mi fece quando ero piccolo. Lo toccai e cominciò a muoversi da solo, fino ad accompagnarmi alla scala per scendere di nuovo. La percorsi affannosamente e continuai a scendere verso il precipizio. Rimase l’ultimo costone da raggiungere, quello più impervio. 

Cominciai a notare gli scogli e l’acqua sotto di me. Questa parte di roccia era a metà strada prima di arrivarci.

Scesi e sulla punta trovai altri oggetti: dei vestiti pieni di fango, un disco dei Judas Priest “Live Meltdown” e una foto: io ed i miei amici con le mani strette in aria in un concerto. 

Allora riaffiorarono i ricordi. Quel Gods oF Metal in cui arrivò il nubifragio e andammo a dormire pieni di fango fino alla cintola. 

Quella stretta di mano, mentre suonava “Diamonds and Rust “ dei Judas Priest e quella promessa  nel momento in cui stavamo vivendo qualcosa di unico insieme. 

Questo costone prima del precipizio era diventato come una metafora di tutto quello che successe dopo. 

Mi inginocchiai, la faccia sulla terra. 

Piansi.

In quel momento, sentii spaccarsi la roccia attorno a me, e caddi nel vuoto.

L’impatto non mi portò a cadere in acqua ma solo in un’altra scenografia.

Caddi sul terreno, alzai lo sguardo e sembrava di essere in una grotta.

 Vidi Ereshkigal e l’immagine del mio corpo morente sullo sfondo.

Mi avvicinai e sentii una voce esclamare: “Eccoti! Hai fatto un lungo viaggio, ma sei riuscito a venire a me!”

Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.

 “Sei solo lo spirito che aleggia dentro il tuo contenitore che, come vedi, sta soffrendo in una lotta tra il mondo labile e l’altra dimensione.

 Quello che hai fatto fin ad ora non è altro che la ricerca del tuo Essere per guarire. 

Ti stiamo curando per tornare nella tua dimensione terrena. Ma questo dipende da te. Come Regina Oscura dei due Mondi, ti ho voluto far capire che senza lotta il tuo essere sarebbe morto, con me nella Dimensione Oscura. Oggi hai visto quello che ti salvò in quel momento e cosa ti legò al tuo mondo reale, ciò che nel corso del tempo hai dimenticato.

 Il tuo Bambino Interiore e il tuo Spirito Ribelle sono rimasti soffocati da una ricerca spasmodica della Futilità e l’apparenza. E così, hai visto crollare qualsiasi cosa. 

Come Ereshskigal ti ha insegnato, avrai tanto da imparare per cercare la Via Maestra.”

“Mi sta dicendo che è stata tutta una finzione?” 

“No. L’attacco è stato frutto di quello che doveva succedere. Chi lo ha fatto, ti ha riconosciuto come capro espiatorio delle sue colpe. Fortuna ha voluto che hai sempre tanti occhi che ti seguono, anche se non ci vedi!”

“Tornerò a vivere?” In quel momento, alzò la sua mano sinistra dalla quale uscì un serpente. Baciò la sua testa e lo passò a Ereshkigal che, a sua volta, lo posò sul ventre del mio corpo vivente.

“Ora torna alla realtà terrena con la nuova consapevolezza di essere Spirito tenace pronto a seguire lo spirito Oscuro. Torna da questo cerchio del Sabba alla tua vitalità ancestrale!”

Il Serpente morse la mia pancia, creando un buco su di essa.

“Ora torna dentro di te, Anima Guerriera. Danza per me!”

Sentii il mio essere lievitare, mi avvicinai a lei e dissi: 

“Grazie di avermi fatto vedere la Via, e di farmi tornare in vita. Chi sei ,e perché hai fatto tutto questo?”

“Io sono Lilith, la Regina Oscura, colei che governa i due mondi perchè così è sopra e così è sotto. Capirai ogni gesto a tempo debito. Ora va!”

Il mio spirito entrò nel mio contenitore e sentii un fragore profondo inconsciente. Mi risvegliai nel mio letto. Tyrion mi leccava il viso. Nessun segno di ferita attorno a me.

E un mal di testa da sbornia epocale.

A FOREST

Non so perchè mi ritrovo in tutto questo.

Ricordo di essere andato a dormire presto ieri sera, verso le 23.00, dopo il saluto della buonanotte di ogni sera a chi voglio bene .

E invece mi ritrovo nel letto con il corpo pieno di fango e segni di graffi sul petto, senza sangue.

La respirazione si fece dirompente e i battiti di colpo sono saliti come un blastbeat in “Altars of Madness”.

Mi manca l’aria.

Non so cosa possa essere accaduto questa notte, o forse quello che ricordo è solo frutto della mia immaginazione.

O forse no.

Cerco di calmarmi facendo mente locale e nella mente affiorano immagini sfocate.

Una volta sceso nell’iperuranio sono crollato in un sonno vorticoso ,di quelli che non rimembri quanto non era così.

E nell’affanno dello stesso la mia mente iniziò a sognare …

Davanti a me un sentiero sterrato attorniato da campi di grano appena sbocciato, di quelli che a Marzo ti avvicini per sentirne l’odore di fresco , e in lontananza il sentiero si perdeva lungo cespugli e roveti .

Camminavo lentamente , con una tunica in mano di color nero e una torcia.Completamente scalzo.

Quello che mi colpiva da lontano era il cambio di tonalità di colori che il cielo donava alla mia vista : da un azzurro acceso piano piano si trasformò in cremisi ,contornato da lineature forti .

Arrivai al roveto e continuai il mio cammino ,fino a oltrapassare degli Alberi enormi.

L’Atmosfera d’un tratto cambiò .

Mi resi conto di essere entrato in un Bosco dalla quantità di alberi che mi accerchiavano , e dall’odore forte di resina che emanavano.

Sapete come sono i boschi , hanno quell’ambiente piacevole in cui te stesso è in perfetto contatto con la sua natura .Da piccolo adoravo andarci ,era il passatempo preferito delle mie estati passate in campagna .E anche di tanti guai.

Il cielo diventò grigio tendente al nero e cominciò a piovere.

Cercai di tornare indietro ma il suo incedere diventò sempre più possente.

Allora mi fermai sotto uno di essi per ripararmi ,brandendo la faccia con il cappuccio della tunica. Rimasi così tanto tempo.

Smise di piovere.

Alzai lo sguardo e notai la nebbia formarsi come un drappo, attorno a me .

Mano a mano coprì totalmente lo sviluppo del bosco.Il verde attorno si ricoprì del grigiore denso tipico del suo formarsi .

Così forte che sembrava avesse perimetrato tutto il percorso .

Rimasi colpito da tutto questo e un brivido mi corse lungo la schiena.

Decisi di andare via ,non potevo sopportare tutto questo ; e mentre mi incamminai notai da lontano una cosa singolare :il sentiero era bloccato .

All’inizio non capii cos’era l’ostacolo , e incominciai a correre . Mentre mi avvicinavo mi ricordai di quegli enormi alberi che attraversai e che significavano l’inizio del Bosco .

Non erano più lì svettanti.

Li ritrovai piegati verso il centro , uniti come in un abbraccio .Con la coltre di nebbia che serrava tale incrocio.

Più mi avvicinavo più questa stretta si chiuse, con la nebbia che lentamente serrava ogni via di uscita.

Non esisteva più un sentiero ,non vedevo più i campi di grano ,non esisteva più il celeste nei miei occhi.

C’era solo una coltre scura davanti a me.

In preda al panico scivolai sul fango denso .

Solo dopo un pò alzai lo sguardo e quello che vidi colpì i miei occhi : una scritta.

FUTILITY.

Marchiata a fuoco all’incrocio degli alberi. Come un cartello.

Sentii la resa dentro me. Volevo solo che finisse tutto questo e il bisogno di tornare alla realtà.

Ma questo fu solo l’inizio.

Mi girai e vidi uno spettacolo senza fine :decine ,migliaia di luci , di ogni colore davanti a me .

Che mi fissavano, in silenzio .

Sentii una voce sovrannaturale che mi portò verso di loro . Più mi avvicinavo più mi rendevo che non erano luci.

Erano occhi ,nascoste tra gli alberi.

Non comandavo più i miei arti.

Di colpo si fermarono paralizzati.

Scendendo nel fondo come nelle sabbie mobili .

Mi sentii soffocare ,come una marionetta in mano ad un burattinaio sconosciuto ,cadendo sempre più inghiottito dal fango.

Oramai ero coperto fino alla bocca, cominciando a inghiottire melma e il mio cuore lentamente cominciava a collassare

Finché non udii una voce lontana,come da una altra dimensione , che rimbombò come un tuoio lungo quel sentiero infinito:

-“Non avere paura!Stai solo vedendo quello che stai diventando , e quello per cui cadrai. Vieni con me e ti mostrerò ciò che ti spetta”.

La discesa nel fango si fermò, la mia faccia scomparve dal mio corpo e in lontananza si udìì una nenia conosciuta…

Come closer and see

See into the dark

Just follow your eyes

  I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
And start to run
Into the trees
Into the trees”

Mi sentii trasportato da un ‘altra parte.

Alienato .

Aprii gli occhi e mi ritrovai nella mia stanza.

Coperto di fango ,graffi e con quella voce che mi rimbombava nel cervello.

Era reale ciò che avevo vissuto ?

E mi chiusi in un pianto infinito.