TASTE THE VOID

Volevo far finta che non fosse reale ciò che scorgevo da quell’oblò dimensionale, ma più lo facevo più mi metteva un angoscia addosso che non aveva pari. Ci guardammo un attimo negli occhi ,e lei notò il mio senso di estraniamento .

Chiuse il vortice e mi disse : “Credo che per oggi hai visto abbastanza. Ti vedo scosso , come mai?”

La risposta fu laconica : ” Perché in quella Processione ho visto persone che conosco , ridotte in quel modo , senza che io possa nulla per aiutarle. E non capisco se ciò che ho visto è reale. Non so di quale dimensione si sta parlando, so solo che provo un senso di profonda angoscia per tutto ciò. Dimmi, ti prego : è la realtà ciò che abbiamo visto?”

Non proferì parola e mi fece segno di seguirla.

Mi riportò nel grande campo delle Mele, e qualcosa era cambiato. Ci trovammo davanti l’Albero della Conoscenza , e la scena attorno fu sconcertante. Ogni albero attorno a lui aveva dei frutti oramai marci, colanti , che emanavano un odore cutre, rivoltante ,altri già a terra ,diventati poltiglia.

“Come vedi , tutto questo è il risultato del mondo attorno. Per eoni abbiamo cercato di preservare questo Sistema dal Vostro mondo per cercare di aiutarlo dall’arrivo del Nulla. Che non è solo Corvi,creature mitologiche ,ma vive nella specie umana da sempre. Sono stati fatti degli errori di valutazione in passato, delle cose che hanno hanno cambiato l’Equilibro Naturale delle Cose, che hanno permesso a questa dimensione ultra terrena di essere attaccata. “

“Cosa è successo?”

“Un umano, un umano come te, che è stato scelto per l’addestramento, è entrato con l’inganno nelle nostre esistenze. Mi sono fidato di Lui, mi colpirono la sua voglia di apprendere, i suoi modi gentili e…ho abbassato le difese. Lo vedi quel ramo in alto davanti la bocca del Serpente? aveva con sé non una Mela qualsiasi, ma quella che mantiene in piedi tutto l’animo alchemico dell’universo. Sparì, e da lì il mondo che hai visto è cambiato, siamo continuamente attaccati dal mondo terrestre, dalla sua parte più marcia . Quando scoprimmo il danno era già troppo tardi.”

La guardai con la faccia di chi voleva andare a fondo in questa storia ,ma nemmeno aprii la bocca che intervenne.

” Lo so cosa stai pensando…come una Guardiana come me abbia potuto permettere tutto questo? Semplice, provare sentimenti, farmi prendere dall’animo ,e dai comportamenti di questa persona. Mi avvolse nel suo mistero, e io cominciai a vacillare.Fu la prima volta che mi sentii umana. Mi feci trasportare in una spirale di passione ,di scoperta dell’altro e…quando tutto era così vivo successe il fatto.

Mi misi alla sua ricerca, ma era improvvisamente sparito dall’esistenza. Nemmeno il suo amuleto emetteva segnali. Smossi mondi per cercarlo, ma prima dovetti ammettere l’errore dinanzi a tutti. Lilith mi comprese, e mi permise di rimanere , a patto di trovare un altro discepolo in grado di recuperare la mela. Poi, quando oramai avevo perso le speranze, in una giornata di meditazione sul Mutria vidi un ombra dietro di me. Sentii il suo respiro addosso, era lui. Mi girai e vidi la sua vera forma : un contenitore umano senza materia né volto , con un buco nel petto, direzione cuore.

Da una parte mi sentii a mio agio essere di nuovo con lui, dall’altra irosa per il suo furto. Era lì per prendersi gioco di me, che le Ombre del Nulla vincono sempre, che il potere finalmente è nelle mani giuste e che nessuno potrà mai recuperarla.

Mi salutò dicendomi dove l’aveva nascosta giocando con me : “Tra le Montagne Sacre e i Massi del Molenses, dove l’acqua stenta a fluire “. Poi sparì. Iniziai a mettermi alla ricerca tra la vastità delle Nostre biblioteche per cercare un indizio che potesse aiutarmi, ho delegato guardiani a scandagliare i propri territori di riferimento ma nulla. Lilith mi diede supporto totale. Poi arrivò il momento di trovare un altro Guardiano, ma avevo un compito : non affezionarmi, altrimenti avrei pagato le mie debolezze. E sei arrivato Tu”.

Rimasi in silenzio a lungo mentre l’ascoltavo , e mi rendevo sempre più conto di quello che stava avvenendo. Volevo fare qualcosa. Mi avvicinai a lei e mi fermò:

“So già dove vuoi arrivare, e ti dico “Calma”. Non essere precipitoso . Non posso mandarti allo sbaraglio.” Questa volta la bloccai io .

“Vieni con me . E’ importante , per tutti. Voglio fare questa esperienza e riportare un pò di stabilità a questo posto. Ve lo devo, per te, per Lilith,per la Conoscenza e per il mondo che abbiamo visto accartocciarsi su se stesso. “

Sorrise, mi guardò e mi disse : “Se sei pronto possiamo metterci in cammino. Ma prima torna dalla tua famiglia, ora hanno bisogno di te. Mi farò viva io a tempo debito. “

Ci abbracciammo e la salutai.

Tornai da Cursos che mi riaccompagnò alla porta della Grotta.

Le fiamme erano sparite, e il tempo era volato : era arrivata la Primavera, con un sole dolcissimo ad accogliermi.

Mentre mi rimisi in cammino cadde ai miei piedi un foglio bruciato ai bordi. Era una copertina di un libro. “Francesco Jovine -Viaggio In Molise”.

Mi sembrò sospetto, lo portai con me, ma con l’unica voglia di tornare in famiglia, tra pensieri, nuove avventure e pesi sulle spalle. Assaggiando il sapore del buio.

GOT THE TIME

La conversazione per Cursu continuò per diversi minuti. In quel momento, con tutto quel “popò di roba” , sentire la sua voce parlarmi di energia , del suo ruolo lì mi sembrava tutto fuorché importante.

La fretta in me suonava inesorabilmente , e sembrava facessi in modo di farla notare a tutti i costi.

Cursu cominciò a scuotere la testa, e il tono cambiò:

“Lo vedi?” e in quel momento il suo viso si trasformò in qualcosa di conosciuto.

Quello di mia madre, con la sua solita espressione di quando mi vuole richiamare con veemenza.Caddi all’indietro per lo stupore.

“Sei sorpreso? Io posso essere chiunque tu vuoi, e dopo tutto quello che hai vissuto in questi mesi non dovresti batter ciglio…”, ghignando di meraviglia .

Cercai di non fare caso a queste parole, ma è vero, ora dovrei essere “vaccinato” a tutto questo, invece avvertivo sempre il solito brivido lungo la schiena.

Alle volte mi chiedo cosa mi possa giovare vedere tutto questo, avere a che fare con mostri interiori, entità,sovrannaturale et similia, ma poi finisco sempre col pensare:”ma pensa che noia tornare alla vita di prima?”

Intanto Cursu tornò in sé, ma non lasciò da parte il messaggio che stava per recapitarmi. Il suo tono cambiò e tutto sembrava una sorta di deja vu

“Vedi, qui non sei in una biblioteca dove puoi toccare tutto e far di tutto questo quel che vuoi. Non sei con i tuoi amichetti a far casino ,mentre tutto il resto del mondo cerca di studiare.Questa non è solo una “Biblioteca”, è il tuo Daath. E nel Daath si entra con la giusta motivazione. Altrimenti ….”

“Altrimenti ?”

“Altrimenti ciò che il Daath da il Daath toglie. E’ una regola semplice”

Dopo questo messaggio criptico mi invitò di seguirlo.Pose il suo bastone sul muro e si aprì.

Entrammo in un altra cripta, e un lunghissimo corridoio ci aspettava da fare.Era oscuro ,pieno di torce infuocate sui muri .

Ogni passo li dentro sembrava infinito, Cursu camminava così lentamente che sembrava fosse in slow motion. O meglio l’impressione era quella.

Era allucinante, come quando attraversi il tunnel della Metro al Passeig de Gracia a Barcellona: un trip lisergico tra muratura medievale e torce, misto a quell’odore di zolfo che dava un tocco sinistro al momento.

Cursu sterzò di colpo e entrammo in un altra ala. L’aspetto lisergico di camminare nel semi buio per minuti lunghissimi ampliò le mie pupille al massimo. Invece quelle di Cursu sembravano quelle di un gatto, di un colore rosso ramato impossibile da non vedere.

Il mio amuleto, che fino a quel momento era spento, cominciò a muoversi all’impazzata. Cursu si fermò davanti a una parete,appoggiò la testa su di essa e subito dopo sentii un rumore, come sgretolarsi.

Si aprì e mi indicò il passaggio.

Buio pesto. Alzò le mani al cielo e si aprì un altra porta.Da li un emulsioni di colori accecanti . Chiusi gli occhi ,il calore era troppo forte.

In quel momento una sensazione tenue attraversava tutta la spina dorsale ,come accarezzata. L’Adrenalina a mille faceva posto a una tenue brezza piacevole.

“Apri gli occhi ora”.

Sembrava di essere in un altro posto, al di fuori di quel impolverata grotta senza fine.

Un verde sconfinato, una radura infinita di erba e campi fioriti, con una fitta foresta in lontananza, dove le gradazioni di colore diventavano più aspre e lisergiche.

“Questo è il nostro giardino segreto-disse Cursu -il nostro angolo di Bellezza. Dove tutto è etereo e tutto si ferma. Il nostro Tempo.QUi non esiste . E’ tutto inglobato nello spazio. una volta entrato qui dentro tutti si ferma, si sviscera.”

Avevo gli occhi come il gatto davanti alla ciotola di umido piena. Volevo dire tante cose ma alla fine non riuscii a spiccicare mezza parola

“Vorresti chiedere dove ci troviamo, con il tuo classico senso di controllo su di cosa..”

questa voce femminile ,provienente da dietro di me, mi percosse la schiena fino ad arrivarmi in testa, come un blast beat. Conosciuta, piacevole, una presenza che pensavo svanita, e invece…

“Dovresti solo goderti il momento, sai ?”mi posò la mano sulla spalla sinistra.

Ereshkigal.

“Sapevo che eri tu, l’amuleto vibrava”

“Non vibrava per me, ma per l’energia cosmica di questo posto. Se per la parte iniziale della grotta tutto è volutamente basso e inerte, qui è l’espressione della vibrazione naturale.Qui è dove il tempo e lo spazio si fondono. A proposito, chiudi gli occhi, ora!”

Posò la sua mano sulle mie palpebre e si aprì una visione completamente nuova : con un pennello color blu cobalto aprì una fessura nello spazio, e mi accompagnò tenendomi per mano a scorgere al suo interno.

Quello che si presentava davanti a me fortemente spiazzante : le radure di vedere infinite, con i terreni a “solagna” in lontananza fino a salire nel loro rinascere pre primaverile , gli alberi in fiore che costeggiavano tutto questo nella parte alta; in quella in basso noi a testa in giu, nello stesso ambiente, capovolto. Nella parte centrale , un albero antico ,con tanti rami, dove si scorgevano le radici, che scendevano verso di noi.

Mi fece segno di riaprire le palpebre , e tutto svanì.

“Ora hai capito?Ciò dove siamo e tutto quello che nella tua dimensione terrena chiamamo “Sopra”.Ciò che è sopra è Sotto,dove siamo. Ciò che tutto è niente.

Ciò è materia non muore ,mai. Si rigenera.”

“E perchè l’Albero?-chiesi.

“L’Albero è tutto ciò che ci collega. La puoi chiamare Vita,Cosmo ,Universo, ma alla fine parliamo sempre della stessa cosa. Tutto ciò che “vive ” che è collegato alla Natura ,allo spazio , al tempo.Sai perché qui il tempo di ferma? Perché la Conoscenza ha bisogno di cicli.Come un Ouroboro segue sempre il suo cerchio vitale. E la dimensione terrena si è dimenticata di usare il tempo, e ha usurpato la Natura, cancellando il suo scopo Ancestrale. Tempo e Natura sono essenziali nella vita di ogni essere. “

Nel frattempo camminammo lungo la radura , i nostri passi divennero gioviali e piacevoli, come due vecchi amici che si ritrovavano dopo tanto tempo. Le risate si mischiavano come sempre a interruzioni criptiche, mentre Cursu ci osservava in lontananza.

Arrivammo davanti a un imponente meleto. Era impossibile contare quanti alberi erano. Ognuna possedeva orgogliosa diverse mele, tutte rosse. Più camminavamo più notai che si passava da arbusti più “moderni ” a alberi secolari, sempre più concentrati verso l’interno.Ogni albero, era ornato da un animale sui suoi rami : un serpente .

Eres ,arrivati al punto focale, intervenne a riguardo : “Eccoci. Ricordi il passo della Bibbia della Mela mangiata da Eva ,sotto consiglio del Serpente? Bene , in questa dimensione non esiste il divieto di mangiare alcuna mela,poichè queste sono tutte mele della Conoscenza. Da bambino sei stato educato a seguire certi dettami religiosi che ti hanno cresciuto bene , con il rispetto delle regole ,per il prossimo, e ancora oggi porti questi dettami con te. Quando si cresce , e vedi che il concetto del rispetto rimane limitato a pochi adepti, e che soprattutto cominci a pensare : ma mi basta vivere con questa limitazione ? Mi basta sapere che esiste solo il bene e il male? E se il male fosse anche “bene”, e viceversa?Ma soprattutto : chi decide cos’è il male e il bene?L’essere soggettivo o la società?

Non tutti si pongono questi importanti questioni, perchè per farlo devi essere un’anima che non si accontenta del raccolto in superficie. Alla fine è anche giusto così, che esista una varietà dell’essere umano che sappia scegliere cosa vuole da se stesso ,e dalla vita. Detto questo, la Mela è andare oltre il basico, verso un universo sconfinato dove è difficile sopravvivere il suo peso culturale.E’ isolarsi a volte dal resto, perché non tutto quello che troverai va bene per la tua vita con il resto degli umani. Quindi bisogna saper scegliere, gestire cosa diventare attraverso la Conoscenza. Il Serpente è il guardiano della stessa: un custode della bellezza ,e della cultura. Del diventare Uno. Quando alcuni stolti dicono “Lui striscia, è subdolo”ricordati che molti umani camminano in piedi e praticano crimini verso il prossimo più di ogni animale ,nonostante sono dotati di enorme intelletto.

Il problema non è il Serpente, lui culla e consiglia ,è realtà, non la faccia apparente di una medaglia. Non ha limiti e non li pone. Il limite sei Tu, la tua Volontà. Chi compie le azioni. Non me, non qualsiasi Dio.

Tu.

Perchè la Conoscenza ha un prezzo: quella di Vedere. E ciò che Vedi non è per forza bello. Per arrivare alla bellezza devi amare la scoria che produci. Devi toccarla ,modellarla, cullarla. TI può portare alla pazzia. Ma devi saper rimettere le lancette al suo posto. E Tu,come il resto della tua Stirpe, ha dimenticato cos’è il Tempo.

Tu, che sei qui per uno scopo, ritrova il tuo scandire, mentre su diventa così.

MI mise uno dei Serpenti sulle spalle e mi rincuorò ” nulla ti farà male”,e con un altro pennello apri un altro vortice dimensionale . Mi avvicinai e vidi l’altra dimensione durante una processione .EsserI dal volto deformato col sorriso stampato, con i denti di fuori , come se avessero una paralisi facciale, che seguivano una decappottabile con due esseri umani che distillavano cartelli con “Sfoggia sempre il tuo sorriso ” “Tutti devono vedere il tuo sorriso, anche se stai morendo dentro ” ,” Non esiste la felicità di uno : sei felice solo se condividi” ,”Diventa ricco con il mio corso!”,danzanti e che si muovevano in slow motion. Una processione di mostri.

Mi girai verso di lei e chiesi :”Cos’è tutto questo? “

“Il processo Tossico di decomposizione della Mela.”

appunti: i libri inpolverati e sotto lucchetto

i campi verdi della conoscenza

finale : scorgere la processione gotica della falsa positività: persone sorridenti con paresi facciale, con banda gotica in slow motion(preludio a Gente Toxica)

TEMPLE OF LOVE

L’immagine di questa figura davanti a me era imponente e potente. Il mio amuleto vibrava come non mai, luccicando di un viola acceso.

Tutto era vivido e luminoso, ma non mi accecava. Provavo sollievo a guardarlo.Mentre attorno a me tutto bruciava, senza consumarsi. Il paesaggio intorno a me sembrava di un altra dimensione : sullo sfondo una Montenero piena di luce, attorno a me fiamme e colori incomprensibili nel cielo, dai grigi al rosso acceso , creando un atmosfera difficile da spiegare.

L’uovo attorno a me rimaneva immobile, con il serpente che continuava ad attorcigliarsi sullo stesso, muovendo il suo corpo in maniera sinuosa.

Arrivato sull’estremità finale dell’Uovo sibilò:

“Guardiano, avvicinati , sei al sicuro ! Le fiamme non ti toccheranno!Bentornato, ti stavamo aspettando! “

E tutto d’un tratto scomparve nel nulla, mentre le fiamme scesero dentro i calanchi ,rendendoli infuocati.

Entrai all’interno della grotta, e i ricordi fecero capolino nella mia testa. I giochi da bambino, quando passavamo i pomeriggi a giocare a pallone nel campetto antistante, le prime esperienze da “chierichetto”, le processioni, e anche i momenti ludici adolescenziali passati qui dentro, con quel quadro appoggiato sulla base calcarea sinistra, le sue conchiglie segno della presenza del mare in ere precedenti, il suo carattere mistico e di fede per i fedeli del paese.

Diciamo che i miei momenti di fede cattolica si sono arenati tanto tempo, quando ho sempre preferito mantenere un certo riserbo su questo aspetto ,cercando di studiare l’aspetto spirituale del Cosmo, non accontentandomi della superficie.

Mentre questi pensieri ronzavano allegramente nella mia mente , toccai le mura della grotta e emanavano un energia senza pari : potente, sinistro, ma allo stesso tempo piacevole.

Il mio amuleto continuava a vibrare all’impazzata, tirando forte come se stesse indicando una direzione, così tanto da stringere forte il collo.

Lo seguì verso la parete a Sud , la toccai e si placò. Aprii le braccia con i palmi totalmente a contatto con il muro chiudendo gli occhi. Una luce accecante si sprigionò e la parete si aprì.

La attraversai e si chiuse in un nano secondo dietro di me, lasciando polvere ovunque .

Davanti a me avevo che una scalinata a chiocciola totalmente d’argilla, con gli scalini che non avevano alcuna protezione. Li scesi lentamente , cercando di scorgere qualcosa di quello che mi aspettava.

Niente. L’aria era completamente rarefatta, avvolta quasi da una nuvola di polvere di incenso .

Mano mano che scendevo iniziavano a scorgersi bagliori di luci in lontananza, come piccole lanterne.

Finalmente cominciai a scorgere la fine di questa scalinata, con la vista che piano piano divenne sempre più libera da polveri.

Notai un lungo corridoio sotto i miei piedi, le torce accese ad illuminare la stanza.

Scesi l’ultimo gradino e davanti a me si aprì una gigantesca visione : un enorme biblioteca.

Essa si disponeva frontalmente come un enorme muro di scaffali, e non sembrava tutto così piccolo. L’area sembrava infinita , dal quale si poteva scorgere in fondo ulteriori accessi.

In un attimo diventai come un bambino in un negozio di caramelle. Il mio usuale aplomb andò completamente a farsi fottere, aprendo le mie pupille come di solito fa il mio gattone verso le bustine di umido.

“Calma, calma , Calma” ” Sapevamo di trovare un essere curioso e con un anima pieno di vuoti da colmare, ma non così”, sentii esclamare in vicinanza, ridacchiando di gusto.

SI presentò a me una figura di media statura, incappucciata e dalle sembianze umane. Notai sotto il cappuccio una maschera a forma di becco. Con la mano sinistra brandiva un bastone di legno, quasi come se fosse il suo scettro. Si avvicinò a me e pose la sua mano sul mio petto.

” Quanto dolore. Da quanto tempo che non metti un pò di olio alla tua lanterna ?”

Lo guardai con stupore.

“Cosa?”

“Ti ho visto in lontananza bramare su questo posto, con occhi pieni di curiosità, ma alla fine si notava senza toccarti che dentro di te hai un vuoto, di quelli che difficilmente si colmano. I tuoi occhi sono come la lanterna che utilizziamo per vedere nel buio, ma la tua fiamma non va oltre l’ordinario. Ecco, sei qui per un motivo”.

“Quale sarebbe? “

“Ricaricare l’olio della tua lanterna. Riaccendere la tua fiamma . Benvenuto nel Daath, il tuo ingresso segreto verso la Conoscenza. Io sono Cursu, la guardiana delle porte. Ti porterò in ogni angolo di questo posto, dove la tua scelta sarà fondamentale per il tuo percorso. Ti farò scoprire come la conoscenza sia il tuo Tempio , la tua corrente 93. Ma prima di tutto , la voce del tuo Amore, il tuo UNO. Perchè l’Amore è sopra ogni cosa, sopra ogni volontà.”

Davanti a lei trovai finalmente un mix di eccitazione mista a pace interiore. Questa fermata ,come oramai tutto in questa storia , sembrava tutt’altro che una coincidenza.

Ma si sa, nulla è per caso.

NOSTALGIAPLATZ

Arrivai a Montenero che era piena mattinata ormai. Il tragitto per arrivare fu abbastanza tranquillo, dove il grigiore di questi giorni invernali da un colore acceso e etereo alla natura attorno.

Quando percorro la strada che noi chiamiamo “Bifernina” è davvero un peccato guidare, ed essere limitati a vivere questa esperienza. La natura attorno questa strada piena di buche e lavori ci accoglie e protegge ai nostri lati, tra boschi , il letto del fiume Biferno che creano un atmosfera magica. Ogni tanto si scorgono sulle rive piccoli branchi di Cinghiali,oramai padroni incontrastati di questo territorio vergine e aspro.

Ogni volta che passo penso che mi piacerebbe andare a una sessione di canoa o rafting nel fiume, giusto per scoprire una cosa nuova, per una nuova adrenalina. Poi succede che , come spesso capita, rimane un pensiero buttato nel cassetto delle cose da fare e nulla più. Queste nuove chiusure per via della Pandemia hanno chiuso definitivamente ogni sfogo e svago possibile , quindi non resta che il pensiero di voglia di fare mi avvolga.

La Diga del Liscione e la sua strada a forma a forma di serpente mi accompagna allo svincolo ..da lì in poi mi aspetteranno solo paesaggi campestri e persi nel nulla.

Durante questo tragitto nella campagna tra Montecilfone e Montenero tornano a galla tutti i pensieri di questi giorni , le cose fatte, la magia assaporata e il vuoto vissuto.

Mai come questa volta ho sentito fortemente l’oblio dentro me. Quella sensazione di non saper governare ciò che accada, tra creature fameliche e materia che trasforma. Una sensazione di deja vu mi ha attanagliato, mai come questa volta ho sentito la mia essenza in pericolo, a un passo dalla morte, dall’essere preso dalle Anime del Nulla.

Questa sensazione forte di poco controllo mi ha accompagnato fino all’entrata di Montenero. Mi fermai nei pressi del Santuario della Madonna, e scesi per presi una boccata d’aria.

Camminai senza meta per qualche decina di metri ed entrai nel Parco dei Calanchi. Questo parco Naturalistico nella mia memoria di bambino rimarrà sempre come la discarica a cielo aperto che vedevo quando andavamo a giocare a pallone da piccoli, poi fortunatamente bonificata e diventata oggetto di studio, con un progetto purtroppo mai terminato.

Queste “lame” nel terreno sono importanti dal punto di vista naturalistico essendo spaccature di ere geologiche antiche, dove l’erosione del terreno ha avuto un gioco importante sulla loro struttura. Difficile rimanere in piedi insomma . Invece il calanco in questione rimane una delle cose più belle che la natura possa offrire, un gioco magico da rimanere senza fiato.

Mi incamminai lungo il percorso che porta alla “Grotta della Madonna” , una piccola grotta di Tufo situata sul promontorio della Valle dei Calanchi . Se la guardi in lontananza sembra una piccola collinetta con alle sue spalle due montagne che la proteggono. Nella mia adolescenza tutta Metal e libri di Lovecraft la chiamavo ” la piccola R’yeh“.

Arrivato nei pressi del tragitto finale , nel patio centrale con le due staccionate ai lati dei burroni, e sentii le gambe pesanti ,stanche. Caddi a Terra, senza forza alcuna. Riuscii a strisciare verso la staccionata di sinistra, quella che da la vista verso le mura esterne del Cimitero.

Feci un sospiro lunghissimo. Violento.

Guardai verso il fondo del burrone e una serie di immagini mi accolsero. Immagini della mente. Di ricordi, spiegazioni in questo posto, abbracci. Di un tempo ormai lontano. Quei sorrisi che si rispecchiarono si trasformarono in profonda malinconia , di un tempo impresso nella memoria e ora coltello e allo stesso tempo ferita.

Chiusi gli occhi e iniziai a piangere. Fu una liberazione fortissima ,quegli attimi sembravano infiniti , violenti , biechi. Sentivo il mio stomaco ribollire come se fosse lava incandescente.

Quando riaprii gli occhi quelle immagini sparirono . Suggestionante e terapeutico diventò quel momento , purificatore e allo stesso tempo violento.

Mi rialzai e cercai di pulirmi il viso. Quando toccai il viso sentii qualcosa di viscoso e ferma addosso : la mia mano era nera. Con il dito toccai di nuovo il viso e sentii il solco provocato. Mi guardai allo schermo del telefono e notai l’incredibile : due solchi neri che dai miei occhi scendevano fino alla mia bocca. Avevo “vomitato ” dai bulbi oculari la mia stessa melma.

Rimasi qualche istante a guardare nel vuoto ,cercando consolazione e serenità in me stesso, ma in quel momento il mio pendaglio cominciò a illuminarsi . Vi era una spiegazione a tutto questo.

Il cielo si aprì di colpo, con una luce accecante mai vista. Le staccionate presero fuoco per quanta era forte la sua intensità.

Da un momento all’altro si richiuse e iniziò una tempesta di pioggia. Il legno incendiato ai miei lati non sentì tregua, come se l’acqua non spegnesse quella voracità.

Mi sentii trascinato a camminare verso la Grotta, con il vento che cercava di frenarmi , ma non riuscì nel suo intento.

COn difficoltà cominciai a salire gli scalini nei pressi della grotta, il cielo si coprì in un nero plumbeo senza via di uscita, meno che sulla porta d’ ingresso della stessa.

Sentii tuonare davanti a me e mi ritrovai di fronte una luce accecante.

Cercai di coprirmi gli occhi ,ma era più forte di me. Li sentii sanguinare.

Quando li riaprii per un attimo capii il perchè : un uovo grande come una pietra copriva l’uscio, avvolto da un serpente che lo coccolava ,avvolgeva, custodiva.

Mi inginocchiai ,inerme davanti a lui , e una sussurro mi entrò nella mia testa.

“Sei arrivato alle sorgente. Entra e scopri la tua fonte di conoscenza.Lascia i tuoi pesi dietro di me .”

Con il cuore pregno di dolore e nostalgia ,capii che era ora di agire.

THE RHYMES OF THE MOUNTAIN

Quella notte fu l’insieme di tutti gli eccessi che la Terra possa donare :il banchetto piano piano si trasformò in una festa in cui i limiti non hanno oltrepassato l’uscio della grotta.

Io ,invitato in disparte da Ereshkigal e Lilith , di certo mi sono fatto pregare ad accogliere i loro piaceri. Il fragore dei corpi sinuoso, il profumo che emanavano era qualcosa di inebriante e fragoroso. Sangue e sudore in simbiosi con i piacere più arcaici. Tutto sembrava non avesse ne fine ne principio, il tempo sembrava essersi fermato.

Poi è calato il buio nella mia testa. Nicola, come di solito fanno gli amici più lucidi nelle feste, mi svegliò con una secchiata d’acqua gelata.

“Ohhh Capo, svegliati e vatti a lavare che fai schifo! che cazzo hai addosso? Madò non voglio nemmeno sapere che ci sta appiccicato ,va, va , pulisciti!”

mi guardai addosso e la spettacolo non era dei migliori .

“Ma ho visto anche a te in quella intercapedine di corpi,non negare !

“Certo-rispose Nicola- ma a una certa me ne sono andato . Ho preferito ubriacarmi con gli altri . Invece tu no, hai voluto continuare. Mi hai pure fatto l’occhiolino!”

Le risate diventarono reciproche , e mi sciacquai nel corso d’acqua vicino la grotta.

Una volta sistemato, Marte e Eres ci aspettarono all’interno per salutarci.

“E’ ora di andare . Vi abbiamo lasciato un banchetto per la colazione . C’è tanto da fare, ed è ora che torniate nella vostra quotidianità. E ricordate, sentirete spesso il richiamo di questa Montagna. Da ora in poi sentirete ogni vibrazione vuota e negativa del mondo umano. Vi accollerete il peso delle anime e cercherete di aiutarle . Di Accoglierle. Continuerete a lottare con il Nulla .Sapete che quanto è dura accogliere e allo stesso tempo lottare? Lo scoprirete passo passo. Ora vi saluto.”

Eres si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio : “Quello che è successo stanotte rimarrà nella tua testa ancora per poche ore. Goditelo ancora finché puoi” ,e se andò accennando un occhiolino.

Avrei voluto tanto dirgli ” e chi se lo scorda!”, ridendo internamente.

Fatto sta che ci rifocillammo con pane, olio e pomodoro , e ci rimettemmo in cammino.

Kalefas ci avvisò che lo scudo rimarrà su tutta la montagna fino a che non saremmo già lontani, e così scendemmo con tranquillità.

C’era una serenità nell’aria invidiabile, i giorni passati sembravano anni a riguardo,ma dentro di vi era una soddisfazione enorme .Esser riuscito a raggiungere il Lapis Lazulo Rosa, ricevere il suo potere in dono, e avere una missione di vita mi rendeva orgoglioso.

Sono finito per caso in questo gioco sovrannaturale , ma alla fine caso non è. Ho portato la mia anima a scavare nei suoi meandri che alla fine ne sono diventato parte. Nei pregi e nei suoi difetti.

Ma in questa oscurità sto trovando la mia Luce primordiale, quella che non ha bisogno di sostegno altrui, e in essa risplendere.Non è una questione di dogma , è proprio lo stato d’animo che iniziava a ristagnare in me. Gli errori mi hanno plasmato, e in essi mi sono disperato.Ma quella disperazione mi ha cullato per trovare una via. E tutto questo percorso sembrava proprio una parte della stessa. Poi ovvio, rimarranno sempre tante questioni difficili da capire, ma controllarle sarebbe come impazzire.

Quindi ci incamminammo verso le nostre. Nicola fu l’addetto alla musica .”A Blaze in the Northen Sky” dei Norvegesi Darkthone .

“E che gli vuoi di a questi qua?” disse Nicola col sorrisino stampato in bocca.

“Niente-risposi-li devi solo ascoltà- non a caso questo album è stato definito “Patrimonio Nazionale” dalla Biblioteca Nazionale di Oslo. Solo da ammirare.

“Anni avanti in Norvegia” rispose Nick, mentre nell’aria suonava “In the Shadow of the Horns”.

Nell’estasi dell’ascolto sembrava rivivere tutto quello che avevamo vissuto al Mutria in questi giorni .

Arrivammo a San Giuliano. Ci abbracciammo fortemente, e il mio lato sensibile prese il sopravvento. Lacrime cominciarono a scendere.

“Grazie Pè, mi hai salvato la vita. Ma che so ste lacrime?uno di questi giorni ci becchiamo per una birra, a modo nostro”

“Grazie a te. La vita ce la siamo salvata entrambi. Organizziamoci per la”birra, che come al solito saranno settordici!”

Ridemmo a crepapelle, e mi incamminai verso casa.

Quando aprii la porta trovai il Caos. Tyrion si aggrappò ai pantaloni emettendo strani miagolii. Gli accarezzai la testa e lo presi in braccio. Sul tavolo trovai un biglietto “Abbiamo pensato noi al gatto.Perdonaci per il casino-Asmo”.

Buste di patatine ovunque, scatolette di umido per gatti e crocchette sparse per tutto il soggiorno ,divano completamente sporco di sugo.

“Scus lu cazz!”- esclamai”.

Intanto guardai il telefono e notai le 200 chiamate e messaggi provenienti dal lavoro ,con tono abbastanza preoccupato. Chiamai e rassicurai tutti, ma non me ne fregava nulla di questo .Questi giorni senza contatti e senza uso del telefono sono serviti tantissimo. Dovrei farli più spesso, pensai.

Inizia a sistemare il letamaio che era diventata casa e mi sedetti sul divano .

Un pò di pace, pensai.

Gli occhi diventarono stanchi e si chiusero in un nano secondo .

Dormii di colpo senza sognare, ma con dei ronzii in testa irriconoscibili e fastidiosi, come una stazione radio alla ricerca del suo canale.

Le voci diventano sempre più forti e si accalcarono nella mente.

In fondo a questo marasma una voce esclamò: “Torna alla sorgente, alle tue origini. C’è bisogno di te “.

Mi alzai di colpo, quasi telecomandato .

Mi sciacquai la faccia e guardai i miei occhi, completamente scuri. Di nuovo. Con il pendaglio illuminato.

Mi preparai in fretta, sistemai il gatto nel trasportino e partii.

Durante il viaggio pensavo a tutto questo, a quello che mi tormentava, e al fragore della Montagna ,che mi cercava.

Un nuovo viaggio stava per ricominciare,nella sorgente del mio animo.

STARLESS AEON

Ereshkigal e le sue Creature arrivano sulle pendici poco dopo di noi. Si avvicinò con fare sornione e ci diede una carezza sulle spalle sorridendo, ma non disse una parola. Diede ordini e Kalefas di sistemare le ultime cose per il rituale. Fummo ristorati con formaggio di pecora , salumi e Idromele, e tutta questa accoglienza sembrava creare in noi una calma apparente.

“Che dici Nicò, ci sacrificano agli Dei? Ci coccolano, ci fanno magnà,come di solito si fa con le vittime sacrificali”

“Beh ci può stare. Ma sempre dopo di te,non vorrei perdermi la scena hahahaha. Ma poi quali Dei? so loro degli Dei.”

“Quanto cazzo sei sadico, la colpa è dei dischi che hai ascoltato negli ultimi 20anni. Hai dimenticato che siamo noi tutti una Stella e gli Dei di Noi stessi”, sghignazzando rumorosamente.

Le conversazioni tra di noi continuarono in questo verso , tra ironia, goliardia e cazzate che solo noi sappiamo raccontarci. Un linguaggio in codice che nascondeva timori, ma anche un clima di apparente serenità ritrovato.

Non ci eravamo nemmeno resi conto che tutti si erano spostati nella valle davanti la grotta. Ci affacciammo verso l’uscio e,in un attimo, la vallata diventò era già pronta per l’evento.

Fu sistemato l’altare e poco avanti fu sistemata una Morgia incavata ,della lunghezza delle dimensioni umane .

“Qua sgorgherà sangue, e non sarà quello di piccioni. ” disse Nicola.

Annuii.

Nel frattempo ci furono portate due tuniche e un pendaglio da indossare. La tunica era nera, con un grosso cappuccio che copriva totalmente la fronte. Il pendaglio era di bronzo, con un Ouroboro di cornice e una stella a 11 punte al suo interno. Il ciclo della Vita che difende gli Undici sigilli Cosmici.

Fuori era quasi tutto pronto e ci accingemmo ad assistere . Mara ,posando il Lapis Lazulo sull’altare evocando una formula magica. In quel momento diversi fasci di luce si alzarono in cielo in diverse posizioni. Da quel momento i corvi rimasti nella vallata rimasero bloccati, come se avvertissero pericolo.

L’unico che provò di attaccarti fu rimbalzato dalla stessa luce e fatto a pezzi. Tutta l’area era protetto e vi era una grande energia magica attorno a noi.

Ereshkigal si pose alle spalle di  Māra, in totale silenzio.

Mara prese la parole.

“Io, Māra, signora della Tentazione e del Risveglio , guardiana del Lapis Lazulo Rosa , in questa cerimonia evoco te, Lilith,Madre Arcana dell’Umanità, guardiana della Conoscenza e dei Sigilli Cosmici, ad essere presente con Noi in questa festa di redenzione per le anime.”

Sollevo il pugnale verso l’alto, poi lo ripose a terra incidendo il polso destro, versando il suo sangue nel calice. Alzandolo al cielo gridò

“Ishet Zenunim Taninsam Ama Lilith, Liftoach Kliffot!”

Tutta la folla attorno a noi ripetè la formula per Undici volte.

Dopo aver evocato la formula la terra tremò per diversi secondi. Da una spaccatura del terreno uscì una figura sotto forma di vento forte, che si adagiò appena dietro l’altare. Si aprì e usci Lilith, nel suo aspetto primordiale,coperta solo da un drappo rosso intorno al collo, con un Serpente sulle sue Spalle.

Abbracciò Māra e prese la parola.

“Oggi siamo qui per rendere onore a queste figure umane che hanno lottato per la loro Conoscenza ,e salvezza della Nostra , e di tutta le persone di questa terra. Hanno preso a cuore la missione di custodire la potenza del Lapis Lazulo Rosa,combattendo contro se stessi e contro le forze oppressori che vogliono usare il Nostro potere contro l’Umanità.Quell’Umanità che nei libri è stata messa contro di Noi ora siamo Noi stessi, custodi della terra e del suo ciclo quotidiano, a custodirla e darne linfa .Non da guardoni su una nuvoletta, ma dando segnali e cercando l’essenza di chi riesce a carpirla.La Conoscenza è stato sempre un fattore molto combattuto in questo mondo, in cui siamo stati emarginati perché abbiamo sempre cercato di far vedere all’essere umano di conoscere sempre tutte le facce della medaglia.

A Voi, Pep e il suo valido aiutante Nicola, è stato dato questo compito importante per mettervi alla prova se veramente eravate pronti. Per essere totalmente come noi.Non solo validi gregari, ma Guardiani. Avete lottato contro voi stessi e contro le Ombre,in questa che sarà una battaglia infinita, che non finirà mai. Perché le ombre che vedete fanno parte di ognuno di noi, sono quelle anime che hanno smesso di Conoscere e vivere secondo sacrificio e dedizione a se stessi, rimanendo ancorati al pensiero Altrui. Voi siete esempio di lotta, sacrificio e anche di dolcezza e dedizione verso la Natura ,che avete apprezzato e cullato. Oggi diventerete quello che siete già nel Vostro interno, Guardiani di questa Terra, e continuerete a lottare e diffondere Conoscenza questa gente. Da ogni Morgia, da ogni Montagna o Eremo di questo Territorio.”

Da qui si alzò un lungo applauso da parte dei presenti .

Ci fu indicato di metterci in prima fila e ci fu data una torcia infuocata da tenere con noi.

In quel momento sia Māra che Ereshkigal si unirono sull’altare con Lilith, e iniziarono il cerimoniale.

Māra, con il pugnale sulla sua mano destra,iniziò:

“Ora, grazie al Potere conferitomi , chiamo Mamerte, signora Ancestrale di questa Terra, a unirsi a noi in questo banchetto.” Dalle pendici sotto di Noi arrivò una Donna vestita di Bianco, con una corona di fiori sul suo ventre, e una carcassa di corvo sulla sua Testa.

Dietro di se, alcune persone che portavano incatenato per il collo un Corvo Nero.

Aveva questa postura eretta, come un essere umano. Lo posizionarono sulla Morgia, legandolo.

Il corvo si dimenava e emetteva strani versi dispregiatori , tra cui :

“Usurpatori, l’Umanità è nostra, sarà per sempre il nostro banchetto giornaliero!Luride menti semplici, sarete sempre manipolate da qualcuno, e diventerete come noi!”

Lilith chiuse le punte del suo indice e medio insieme alzandolo in aria e in quel momento sulla bocca del Malfattore arrivò ago e filo. Sfregandoli insieme il filo entrava sul suo becco, serrandolo.

Mamerte prese la parole.

“Io signora di questa Terra sono felice di far parte di questo rituale , in cui questi due validi guerrieri sono protagonisti. Li ho sempre spiati da lontano cercando Di infondere in loro Conoscenza e resilienza nei momenti bui. La loro amicizia ha fatto il resto. E rendendogli grazie a loro doniamo la possibilità di essere Guardiani di questa terra. Questo rituale concluderà la loro iniziazione . A loro verranno dati gli strumenti per proteggere questo luogo intatto dalla sua Creazione.

Per far questo sacrifichiamo a noi stessi e al Drago Tanin’iver questo esemplare maschio di Corvo, che ha rinnegato dentro se gli insegnamenti di Malphas,per donare loro uno spirito guida e di metamorfosi.

I Corvi sono sempre le voce degli Dei e i protettori saggi dei Qliphoth, regalando lealtà e novella. Sono il passaggio dall’Ignoranza voluta alla Conoscenza, perpetuata grazie a tutto questo. Questo esemplare ha dimenticato tutto ciò creando attorno a se figure atte a distruggere culturalmente l’umanità. Ha imposto il non rispetto e di vivere cacciando l’intelligenza umana, rendendola schiava, delle sue “Ombre”. Per seguire un percorso comune per tutti, che sia valido per tutti. Ma come un può un essere umano seguire uniformemente un percorso comune ,fatto da qualcun altro? Annullando la propria Conoscenza.Manipolando. E uccidendo/emarginando chi non lo sa pensa uguale a loro. L’essere umano muore così,emarginando e ponendo basi di “tossicità” a tutto.

Questo è il loro lavoro.

Oggi, questo Corvo sarà il sacrificio della sua essenza Primordiale, donando Saggezza ,lealtà e metaformosi ai nuovi guardiani!”

Tutte e quattro insieme si posero nei quattro lati davanti al suo busto e con il pugnale in cielo evocarono:

“Tohu Tehom Theli Than Leviatan Tanin’iver Taninsam!“, ripetendolo Undici Volte.

Undici furono le pugnalate di ognuna rivolse verso il Malcapitato. Dal suo corpo usci’ sangue misto a fiele. Si affrettarono a raccogliere tramite dei calici di legno e tornarono sull’altare .

Ci invitarono a fare la stessa operazione sul Corvo. Lo colpimmo e ripetemmo la stessa formula ,per 11 volte. Il corpo del Malfattore era ormai stravolto e barbaramente martirizzato.

Arrivammo davanti l’altare , ci fu data una pergamena . Aprimmo: al suo interno vi era una formula da ripetere mentre si beveva il calice.

Ad ogni boccale unirono Idromele e Mara,toccando il Lapis Lazulo, fece emanare una forte luce, che colpì i calici e illuminò il suo contenuto.

“Tanin‟iver, Liftoach Nia!” ripetuta 11 volte, tutti insieme .

Cominciai .

” Tanin‟iver, io, ti invoco! Elevati dentro di me e lascia che il desiderio sia quello di diventare un tutt’uno e senza limiti con l’incredibile ascesa! Sorgi dentro di me, o drago amorfo, e lascia che l’essenza cosmica invada la mia forma umana!

Ora, completamente sveglio nella vita, lascia che i tuoi occhi siano il portale di apertura dell’infinito Eone dell’Oscurità! Porta con te chi ha Portato in questo Mondo distruzione e ignoranza, offendendo ogni sentiero delle porte del Sephiroth e Qhliphoth! Che ritrovi luce in fondo a quell’oblio senza Stelle!”

Bevemmo i calici ripetemmo la stessa formula e bruciamo la pergamena con la torcia.

In quel momento udimmo un rumore sordo da Sotto di Noi. Si aprì il terreno e usci la testa di un Drago Nero con gli occhi bianchi ciechi. Era Tanin’iver. Aprì le sue fauci e deglutì il corpo del Corvo, e si dissolse tornando indietro. La terra tornò allo stato di prima, come se non fosse successo nulla.

I Nostri pendagli si illuminarono fortemente, diventando come infuocate. Lasciarono come un marchio sulla Nostra pelle.

“Ora-disse Lilith-con questa ritualità siete a tutti gli effetti dei Guardiani del Molenses. Abbiamo custodito in voi i doni di saggezza e conoscenza . Per un periodo dell’Anno diventerete Eremiti e guardiani di queste Pendici, e delle Morge, e il resto nelle vostre vite come Viandanti ,distillando saggezza e Conoscenza. So che ne sarete in grado e non ci disubbidirete. Tanin’Iver è vostro amico e vostro oppressore, in caso contrario.!”

Per concludere , Mara ci regalò ad entrambi una scheggia di Lapis Lazulo ,posizionandola nel nucleo della stella a 11 punte .” Sarà la Vostra stella guida nei momenti di difficoltà”.

Annuimmo e commossi accettammo. Ci abbracciamo fortemente ,per attimi infiniti .

“E ora che si diano inizio i festeggiamenti!”

Fu imbandita la tavola con tutte le pietanze classiche di questo territorio : salumi, formaggi,ventricina e tanta carne arrosto”. Vino e Idromele ad accompagnare.Una musica soave e ritmata ci accompagnò.

“E dopo l’investitura ch vu fa, non vuoi rendere rendere grazie al miglior momento di queste cose, ossia il mangiare?Iamm mè!” Disse Nicola, e tra gli altri ci perdemmo nei festeggiamenti.

Ereshkigal mi prese in disparte ,mi abbraccio e mi invitò assieme alle altre .

Fu l’inizio di una notte di cui ancora oggi non ricordo a pieno cosa succede.

Ero finalmente uno di loro .

THE PALM, THE EYE AND LAPIS-LAZULI

La salita da quel momento divenne difficoltosa e piena di insidie. Nicola, nonostante tornasse alla sua vita umana in carne e ossa cominciò ad avere le sue prime difficoltà nel camminare.

Lo stato vegetativo e il successivo rito lo consumarono energeticamente, ma non demordeva nel proseguire la nostra scalinata. “Dammi tempo, ho solo bisogno di rodare la mia camminata. Intanto passami quel “catocchio” di ventricina delle tue parti, che mi darà energia! Altro che integratori”.

Questo suo spirito giovale ,nonostante fosse totalmente consumato, da una parte mi dava ancora più voglia di arrivare da Mara insieme ,dall’altra mi metteva in guardia di doverlo difendere, in caso di attacchi degli Spiriti del Nulla.

Ma si sa, noi Molisani siamo così, resilienti fino al midollo, davanti ad ogni difficoltà, quindi la lenta traversata , tra un boccone e un altro ,divenne un piacevole rituale.

Uscendo dalla boscaglia fitta del pianoro ci ritrovammo a “Serra di Macchia Strinata”: qui il sentiero esce allo scoperto e la vista si apre a una splendida visione: la depressione del Lago Matese, con tutte le altre cime incontro.

Dopo aver camminato così tanto all’interno dei boschi ritrovarsi un pò di piacevole colore e cambio fisico ci rinfrancò. Anche Nicola sembrava riprendersi dinanzi a tutto questo. O forse la Ventricina aveva fatto il suo effetto. Del resto noi molisani siamo fatti di Ventricina.

Da qui in poi il terreno divenne sempre più aspro e brullo: il verde si trasformò in un sistema grigio di rocce sedimentarie , con tracce di vita vegetale lichenica nei suoi meandri. Ci stavamo sempre avvicinando alla vetta, che finalmente vedevamo di fronte a noi. Continuammo a camminare con sempre più spirito finché vedemmo la carcassa di un orso stesa a terra. Una coppia di corvi neri pronta ai suoi lati pronta ad azzannare la sua carne rimasta.

Cominciarono a mangiare e lasciare le sue interiora attorno , finché una fascio di luce viola li attraversò. L’impatto fu così forte che sentimmo lo spezzarsi delle loro ossa, una ad una . Un rumore sordo, come un pallone sulla traversa, continuo. Mentre le ossa flettevano e si spezzavano, la loro carne veniva fatta a pezzi. Il loro sangue si riversò in tutta la zona circostante come un fiume in piena. L’impatto arrivò anche a noi ricoprendoci totalmente .

Nicola si girò e seraficamente disse :” Sangue di corvo…sembra il sapore di un tacchino,buono!” E da li partì una risata infinita.

“Seguiamo la Luce!” esclamai verso di lui “vediamo dove ci porta”

“Tanto Giusè, se ci va bene abbiamo trovato quello che cercavamo, se ci va che può succedere di più?” in un mix tra cinismo e ironia , che ci contraddistingue da sempre .

Ci incamminammo per seguire quel fascio di luce. Era così distante da noi ma sentivo dentro di me che stavamo arrivando al punto cruciale del nostro Viaggio.Questa luce era così forte che creava una schermo al nostro passaggio. I Corvi e le altre creature che volavano in cielo rimanevano a distanza, volteggiando ed agitandosi nell’aria ossessivamente .

Proseguimmo a passo sempre più spedito, tenendo conto che il tempo stava passando e a breve non ci sarebbe stato più spazio per il Sole. Quindi dovevamo trovare una soluzione su dove accamparci per la notte. Ma la voglia di vedere dove quel raggio ci portava era più forte di fermarci, quindi proseguimmo lungo questo sentiero scosceso, tra rocce e desolazione.

Una voce lontana ci inondò come fosse brezza leggera : “Venite a me! Seguite la Luce!” Ci guardammo in faccia con fare convinto, stavamo arrivando.

Dietro di noi nel frattempo i rumori diventarono sempre più incessanti, come se qualcosa si stesse ricomponendo.

Nicola si girò e vide l’orso che qualche minuto prima era steso sul terreno e maculato piano piano ricomporsi , davanti ai suoi occhi.

“Questo posto si sta rivelando sempre più incomprensibile da capire”, disse

L’Orso , una volta in piedi , alzò la sua per salutarci, e sembrava seguirci.Nel frattempo, vedemmo finalmente la vetta del Monte Mutria, e il fascio di Luce che terminava all’interno di una fessura nella Montagna. Era una grotta.

Arrivammo nella radura in cima alla vetta e notammo una figura dinanzi la grotta.

Sinuosa ,senza veli , piena , adornata di una carcassa di cervo sulla testa, e nelle mani la sorgente di quella luce. Potente, estasiante.

“Ben arrivati! Il Viaggio vi ha condotti qui, alla ricerca di saggezza e protezione. Immagino sia stato estenuante e difficoltoso, ma ogni percorso nel se deve incontrare un “nemico” da combattere. Senza difficoltà non vi è consapevolezza. Io sono , Māra, la guardiana del Lapis Lazulo Rosa, e vi stavamo aspettando. Entrate , siate i benvenuti, questa è la Vostra dimora!”

Per quello che da fuori poteva sembrare un grotta minuscola dentro nascondeva una grandezza impensabile! Diverse grotte in una , ognuno con il suo spazio, che a pensarci potrebbe ospitare una piccola comunità tranquillamente.

“Siete stupiti eh?questa è la mia dimora da Eoni, da quando ,grazie a Kerres e Mamerte, ci prendemmo cura della gente e di questo splendido territorio. Abbiamo sempre custodito la leggiadria e lo spirito guerriero e resiliente di queste montagne portandolo a voi.”

Nicola ascoltava estasiata il suo discorso,e il suo animo da archeologo venne subito a galla : “Māra,Māra…ma tu non sei una divinità originaria di queste terre…cosa ci fai qui?”

“Bella domanda, mio caro archeologo…la più grande risposta plausibile che posso darti è che Noi, non apparteniamo a un unico posto. Vaghiamo, flottiamo nello spazio e nella materia cercando una nuova dimensione. Quello che siamo al di sotto della superficie cerchiamo di trovarlo “sopra”. Dopo la mia lotta contro il “Risveglio” ho vagato tanto ,trovando un luogo dove poter valorizzare le mie Arti. Ho trovato il Mutria ,e da lì è stato il mio rifugio da Eremita per custodire il Lapis Lazulo Rosa, e poter far beneficiare dei suoi effetti a questo posto , a Voi. Ma non sempre funziona.”

Nicola,soddisfatto, annuì e continuava ad ascoltarla ,come se fosse rapito da quella voce .

Io invece ,ero più interessato a ciò che significava quella gemma , e come poteva aiutarci nella nostra missione ,quindi, con fare investigativo, chiesi :

“Abbiamo visto questa luce uccidere i grandi Corvi dilaniandoli in un attimo , e poi successivamente far rinascere la vittima morente dell’Orso stesa sul terreno , e ancora ora non riusciamo a capire come…”

“..la soluzione a quest’enigma è semplice :

il Lapis Lazulo Rosa è dono di protezione e saggezza.

L’Occhio che sorveglia e difende dall’alto, il Palmo che spezza l’influsso neutrale e dispregiativo del Nulla.

E’ piacere e saggezza allo stesso tempo;

Terrore, Morte e dubbio per gli stolti

Vita e saggezza per gli eletti

Ogni giorno di Luna Calante di pioggia o di neve tale energia viene portata a voi, e solo le anime predisposte sanno prendere tale dono

Ora, pensando a tutto questo , saprai trovare la risposta più congrua al tuo dubbio”.

In quel momento nel momento , l’Orso in questione entra nella Grotta.

Il suo corpo era intatto…o meglio…scoprimmo avvicinandoci che il suo viso aveva connotati umani!

“Non avete mai sentito parlare dell’Orso di Jelsi, del Cervo di Castelnuovo o del Diavolo di Tufara? Pensavate che erano solo leggende lontane, ma il loro spirito è sempre vissuto qui! Loro sono i Vostri spiriti guida , e insieme a noi nell’Hurz farete parte del grande Rituale Lex Sacrata”.

“Lex Sacrata? ” chiese estasiato Nicola guardandomi come un bimbo in un negozio di giocattoli”.

“Ora è tutto pronto , ma prima unitevi con noi e rilassatevi, il tempo delle domande è terminato”.

E mentre ci accingevamo al gran rito urla sotterranee dirompenti continuavamo ad aleggiare su di noi. Ma forse, per la prima volta in questo Viaggio, ci sentimmo al sicuro.

GRA

*Espressione in Norvegese Bokmal che sta ad indicare il colore “Grigio”

In quei secondi il silenzio, nella mia testa, si scatenò una sorta di tortura. 

Mi resi conto di essere solo in quel momento e i miei tentativi di invocare qualcuno erano vani e inconcludenti: ero in ginocchio con il mio compagno di missione fuori gioco piantato come un albero sul terreno che non riusciva più a parlare.

Del suo corpo umano erano rimasti solo parte del viso e gli occhi: la sua bocca era ricoperta di una resina collosa che gli impediva di aprirla. Le lacrime scendevano lentamente su quello che rimaneva del suo viso. 

Crollai in uno stato di disperazione furente, sapevo che non c’era tempo da perdere ma non sapevo come andare avanti. 

Battei con i pugni sul terreno incessantemente, fino a farmi sanguinare le mani, finchè non diedi l’ultimo colpo secco: mi sdraiai a terra sfinito finchè non sentii un rimbombo. 

Profondo, secco.

Mi colpì. 

Provai a dare un altro colpo sulla terra, il colpo rispose. 

Allora provai a dare altri colpi ritmati e, dal sottosuolo, sentii lo stesso ritmo in risposta. Non riproposi più il tam tam, rimasi in silenzio per qualche tempo: dopo poco, sentii quel battito continuare insistemente sotto di me. Continuo, pulsante, aumentava di intensità ogni secondo che passava. Sembrava il rumore fragoroso di un esercito che avanzava. La terrà cominciò a tremare sempre di più e a sgretolarsi. Gradualmente, una testolina blu senza materia fece capolino.

Uscì e mi guardò salutando:

“Ehi Pep!” 

disse con un sorriso stampato in faccia: Karelis. Come non ricordarsi di quel ghigno?  Una via di mezzo tra il sorridente e la voglia di ucciderti.

“Che cazzo hai da ridere, stronzo?”

“Sorrido perché abbiamo sentito il tuo dolore e siamo corsi il prima possibile ad aiutarti.”

“Ah grazie stronzi di merda, alla buon’ora! Qua ci è crollato il mondo addosso e tu arrivi come se fossi in villeggiatura!”

 “Stai calmo, questa missione era tua; nostra responsabilità era intervenire in caso di bisogno ed eccoci qua”. 

Una luce verde uscì dal sottosuolo, squarciò l’aria toccando terra dolcemente. 

Rimasi impietrito a guardare, anche se, dentro di me, sapevo già chi fosse.

“Ed eccolo qui il nostro Guardiano” esclamò Ereshkigal.

“Ti ho invocata!” 

“Ti ho sentito, ma non sono un Djinn che ad un tuo schioccare di dita si palesa ed arriva. Ora eccoci qui. Mi spiace molto per il tuo amico.”

Una rabbia infinita scorreva dentro di me.

Avrei voluto capire tanto di questa cosa ma non era il momento di stare ancora a sindacare. Bisognava salvare Nicola e recuperare Māra e il Lapis Lazulo Viola.

La Dea si avvicinò al suo tronco e spirò parole di libertà: 

“È messo maluccio. La sua condanna sta prendendo sempre più forma nel suo corpo” affermò scuotendo la testa.

“Puoi fare qualcosa?”

“Posso provare qualcosa, sì. Ma dipenderà anche dalla sua forza d’animo. Si sta abbandonando al Nulla. Per questo, ho bisogno del tuo aiuto: devo preparare una pozione e ho bisogno di alcune erbe presenti nella foresta. Karelis e Cagnazzo verranno con te ad aiutarti. Ci stai?”

Sospirai intensamente. Non ero tranquillo ma accettai ugualmente di buon grado.

“Bene. Mi servono: Linfa di faggio, Dente di Leone, Petali di Euphrasia Liburnica, 13 Aghi di Abies Alba, 33 fiori di Ophrys Lutea , 6 bacche di mora e resina di Lobellus Acer.”

 Diversamente avrei aggiunto, con la mia solita irriverenza “E una fetta di culo no?”, ma non era il momento opportuno. C’era una vita da salvare e non c’era altro tempo da perdere.

“E con i corvi come la mettiamo?”

“Non preoccuparti per loro, ci penserò io ma non abbiamo tanto tempo! Sbrigatevi!”

Mi avviai assieme ai due scagnozzi verso la radura della Foresta. Per farlo, era obbligatorio passare lungo la schiera di nuovi alberi creatasi e il ricordo di quei corpi mutilati fu forte e vivo più che mai. Infatti, continuavo a vederli davanti a me mentre li oltrepassavo. Karelis, vedendomi in difficoltà, mi portò con sé.

Durante il passaggio fu un continuo vociare.

“Sarai condannato anche tu a questa esistenza! Mutilato e poi fatto albero, come il tuo amico!”

 Bisbigli continui del genere. Cagnazzo, stancatosi di questo vociare, aprì le braccia facendo crescere fiori sulle loro bocche. Sospirai intensamente.

Ereshkigal ci stava aspettando.

Portammo l’occorrente e nel frattempo avevano già acceso un fuoco, di fianco, un calice di argento.

 Ereshkigal le sistemò tutte nel calice, prese un pelo della barba di Nicola rimasta, un pugno di terra, ed esclamò:

 “Tu, che dalla terra sei nato, da questo corpo di legno uscirai. Siano rinvigoriti la tua carne, il tuo spirito, la tua forza!

Ipsos-kI-lo-s Dubrevny Carnifex!”

Prese con la mano del fuoco e lo pose nel calice, unendolo con il suo sangue, regalo dell’incisione del suo palmo destro.

La soluzione si incendiò e prese la consistenza di una colla grumosa.

Ereshkigal mi invitò a posare sul tronco questa soluzione. Presi il calice e la feci colare su di lui.

“Ora attendiamo” disse speranzosa.

Lentamente, tutto intorno si formò un cerchio di fuoco e il tronco, i rami, le  radici divennero un calderone incendiario.

Il legno bruciava lentamente, fino a diventare cenere.

Le sue mani stavano lasciando le sembianze di rami e il legno allentò la presa sul suo corpo. Nicola riuscì ad aprire la bocca, ormai con la resina bruciata, emanò un grido fortissimo. In quel momento, il suo corpo di albero esplose dinanzi ai nostri occhi e tutto finì.

Nicola crollò a terra stremato, guardandosi incredulo.

“Le mie mani, la mia faccia. Ora riesco a respirare”.

Una volta in piedi lo abbracciai forte.

Ereshkigal, senza proferire parola, toccò le nostre fronti con un dito. 

Sentii come se qualcosa di disumano entrasse in me.

“Ora saprete come difendervi. Ma non vi dirò ciò che vi ho dato, lo scoprirete da soli al momento opportuno.”

Ci guardammo in faccia, stremati e sconcertati. 

Ci voltammo e ricominciammo il nostro percorso lungo la cima del Mitra.


NEBBIE

Il volteggiare oscuro dei corvi ci accompagnò per molto tempo lungo la salita, con il suo frastuono e il suo rumoroso volteggiare. A tratti si poteva ricondurli ai riff tipici del Black Metal, quelli che in tremolo vengono ripetuti all’unisono, come se ci fossero stati Abbath o Ihsahn in cielo a suonare. Siamo abituati a fare queste digressioni, qualsiasi cosa che abbia un suono lo riconduciamo a un riff. In qualunque posto. Sembra così strano raccontarlo a volte, ma ricordo le nostre conversazioni quando si incrociano con gli altri amici: impossibili da decifrare. Tutti ci guardano con la faccia basita, ma a noi è sempre fregato poco. E’ sempre stato il nostro modo di comunicare che ci ha plasmato e ci ha portato ad avere un rapporto franco e divertente allo stesso tempo. In quel momento di ricordi, la salita che ci conduceva verso Bocca della Selva sembrava così gioiosa e rilassante, quasi come se fossimo lì in villeggiatura. 

L’ingresso era tortuoso e arido, avvolto da pietre e terra arida, senza alcuno spiraglio per i colori accesi. 

“Queste montagne sembrano inospitali, ma custodiscono in loro il valore della nostra Terra”  disse Nicola mentre si attraversava il pianoro prima di entrare nel rifugio.

 “Sembriamo aspri e inospitali da fuori, chiusi nel nostro guscio, insensibili e disinteressati al mondo esterno, ma, alla fine, chi entra dentro di noi vede tutto questo” indicando con la mano quello che avrei visto tra poco .

Una magnifica visione.

Un masso di dimensioni enormi dinanzi a noi, con dietro una foresta di faggi sconfinata, attorniata da rocce imponenti. I miei occhi stavano urlando. I miei occhi stavano piangendo di gioia per quella vista. 

Non avevo mai visto così tanta rigogliosa Natura.

 Allargai le braccia, chiusi gli occhi, mi abbandonai a questo spettacolo infinito: mi sentivo proprio bene. Tutto fluiva in me: l’aria, il suono della foresta… tutti i pensieri erano allineati in quell’ambiente. Inspirai profondamente trattenendo una parte di respiro per qualche secondo e poi tirai lo tirai fuori: sapeva di libertà quella espirazione. Mi sentivo a casa, nella dimensione che non avevo mai capito. 

“Siamo a Sella del Perrone ” -disse Nicola, interrompendo il mio momento meditativo- 

“Lì sulla destra c’è il Rifugio Casella. Fermiamoci qui per una sosta “. 

Il Rifugio in questione è un antica casa rustica in pietra con un portone in metallo. Ci appoggiammo lungo la parte in pietra della struttura, rifocillandoci con le poche scorte alimentari prese prima di partire. Quando vide la frutta secca e i dolci che tirai fuori dallo zaino, Nicola fece un cenno di disapprovazione, scuotendo la testa in maniera decisa. 

“Ma che ci dobbiamo fa con ste cose? Pensavo avessi portato un pò di roba buona delle tue parti! Guarda qua, chest’ è roba bon!”

Tirò fuori un involucro di carta stagnola che emanava un odore inconfondibile nonostante fosse lì dal mattino: frittata!

 Lo apri e scoprì un bel pezzo di “pan und” pieno di frittata ai peperoni. I miei occhi strabuzzarono per la goduria. 

“U vi Pe, questa è la merenda del molisano!” “Puoi dirlo forte!”- risposi -“ma manca qualcosa… Mi girai verso la zaino e tirai fuori una busta sottovuoto. La sua faccia fu tutto un programma: “Oh, non potevo pensare che fossi venuto senza scorte di ventricina! Toh, ma pure io non ho finito! ” Un pezzo di caciocavallo uscì dal suo borsone. Questa scalata per trovare Māra stava diventando un pic nic, di quelli succulenti e piacevoli. 

Gustavamo il tutto con lentezza, assaporando ogni momento di questa scampagnata improvvisata anche se, in realtà, sembrava che non mangiassimo da un’eternità!

 Il nostro momento stava proseguendo tra una “scavata” di ventricina e una risata finché udimmo un rumore tozzo nelle vicinanze. 

All’inizio, non gli diedi importanza ma, più i secondi passavano, più diventava imponente, tetro. Nicola si alzò per andare a vedere.

“Vie-vie-vie. Che cazzo è sta roba??!” Lo raggiunsi lentamente e il rumore divenne sempre più greve, devastante.

Tutto era pronto per “godermi lo spettacolo”: uno stormo di corvi neri che coprivano il sentiero boschivo, tutti nella stessa direzione, che beccavano avidamente. Il rumore del becco, per quanto ripetuto all’unisono, faceva tremare la terra sottostante: continuo, ipnotico, senza pietà. 

Un gruppo di uccelli si alzò in cielo con qualcosa tra le grinfie, gracchiando grassamente. Scesero di quota venendoci addosso in picchiata, li schivammo buttandoci in una buca tra i cespugli mentre loro si rialzarono in cielo allontandosi con i loro versi agghiaccianti. Nella loro discesa folle, lasciaronocadere ciò che portavano in volo. Decisi di andare a dare un occhiata. 

La “sorpresa” fu raccapricciante: non si trattava di un animale ma di una testa umana, mutilata, di cui era difficile comprendere i tratti umani per via del continuo becchìo subìto. Mi inginocchiai e iniziai a vomitare senza sosta. Nicola si stava avvicinando e vide anche lui quello spettacolo pietoso. In quello stesso istante, lo stormo si alzò in cielo scomparendo all’orizzonte. 

Quel rombo devastante riecheggiò per molto tempo nella valle e nelle nostre orecchie. 

Quello che dal rifugio riuscivamo a scorgere era una mattanza infinita: decine di corpi mutilati e un lago di sangue che scendeva dalla radura. La paura ci attanagliò al vedere quella massa di carne irriconoscibile fatta brandelli: teste, arti maciullati, genitali mutilati e puntellati, budella divelte. Uno spettacolo degno di un artwork dei Cannibal Corpse ci era davanti e non c’era nulla di cui ridere sopra.

 Il rumore tornò a sentirsi sempre più vicino: lo stormo stava per tornare. I corvi sì fermarono sul cumulo di arti mutilati che avevano lasciato rimanendo sospesi in volo. 

Ci avvicinammo verso il cespuglio. Sentimmo un sibilo lunghissimo venire da solo: in quel momento ogni corvo fece uscire un liquido nerastro, lo stesso che avevano lasciato mentre li guardavo sulla strada per San GIuliano. In un attimo, i resti furono coperti da questa coltre nera, e un altro sibilo contemporaneo squarciò l’aria.

Un fulmine. Di colpo il cielo si riempì di nuvole diventando nero. 

Cominciò a piovere pesantemente. I corvi si posarono lungo i rami degli alberi, quasi stessero assistendo a uno spettacolo. 

Cosa stava succedendo? 

D’unun tratto, la Nebbia coprì ogni angolo della Valle. Non vi era più un solo angolo di luce. Ma qualcosa tra i resti stava avvenendo: un rumore profondo nel terreno ci scosse facendoci cadere mentre, dalla radura, si scorgevano delle forme in composizione: ad una ad una, si stavano tirando su, i corpi si stavano ricomponendo. 

Erano tutti con le braccia aperte, con le gambe conficcate nel terreno, quasi stessero aspettando qualcosa. In quel preciso istante, vedemmo l’immaginabile: le mani protese diventarono rami di alberi, per poi coprire tutto il corpo. Quell’ammasso di carne diventò alberi e, nella Nebbia, si potevano udire le loro grida di dolore rotonde, profonde. 

D’un tratto, tutto diventò silenzioso, avvolto dalla foschia, preludio un suono fosco, sordo. Un sibilo inumano veniva dall’alto. La terra tremava e si squarciò mano a mano.

La parte di sentiero percorsa dietro di noi stava per sgretolarsi completamente. E Nicola, che fino a quel momento era rimasto attonito, quasi fuori dalla scena, non riusciva più a muoversi.

I suoi piedi erano piantati al suolo come gli altri alberi. I corvi, godutisi lo spettacolo, sparirono di nuovo mentre io, preso dalla disperazione, cercai una soluzione impensabile.

“Guardiana dell’Oblìo, vieni a Me! Io ti invoco! Aiutami a salvarci da questa situazione!”

Gridai questo mantra più volte ma non ci fu risposta.

Rimasi a terra, di fianco al mio amico sanguinante e quasi completamente divenuto albero, mentre le nebbie ci avvolgevano.

FEAR IS THE KEY

Il percorso dal Pub a casa fu un caleidoscopio di pensieri. Aver scoperto lo scopo di tutto questo, finalmente, chiuse definitivamente i dubbi su tante situazioni emerse in questa incredibile storia e forse è stato un bene scoprirlo gradualmente. 

In questa esperienza, forse per la prima volta, ho avuto il piacere di esplorare i processi dall’inizio alla fine, senza dover ricorrere a scorciatoie ed essere scelto per cercare di evitare una “fine” mi rendeva orgoglioso e bramoso da una parte ma, dall’altra, portava a galla le paure di sempre.

Sarò in grado di sistemare questa storia? Avrò la forza di reggere tutto questo peso?

Erano queste le domande che mi rimbombavano nella testa, accompagnate da quella leggera pressione sul petto che si presenta sempre quando non sono sicuro di quello che devo fare e che cercavo di eliminare con il massaggio con il medio e l’anulare che pratico sempre in questi casi, sdraiato sul letto. Dopo un pò, mi calmai e riuscii a prendere sonno.

Il mattino seguente mi svegliai stordito. Dormii malissimo, con quel cerchio alla testa dato dai pensieri. Cercai di pianificare al meglio le cose. Chiamai a lavoro dandomi malato e, in questo periodo di Pandemia, valeva la legge del capo: “Se senti anche un leggero raffreddore, stai a casa!”. Preparai la borsa con le cose necessarie. Misi vestiti comodi, una camicia termica, degli scarponi da trekking e cercai la mia torcia. La cercai come un matto ma non era nel posto giusto. 

Sentii miagolare dal bagno: trovai Tyrion con una lanterna accesa in bocca, la stessa che trovai tempo fa piena di fango. 

Appena la presi, vi trovai un biglietto: “Questa ti servirà per entrare nelle Nebbie. Ereshkigal”. Sorrisi e la sistemai alacremente. Terminata la borsa, iniziai a studiare il percorso che mi avrebbe accompagnato in questo viaggio; non dovevo percorrere tantissimi chilometri, ma la parte della salita da Guardiaregia alle pendici del Mutria era la parte più dura, soprattutto per un trekker principiante come me.  

Dovevo tirare fuori il meglio per arrivare in cima, dove era segnato il rifugio di Māra. 

Sistemai tutto in macchina e mi avviai. Per arrivare nel punto esatto, dovevo andare direttamente a Sepino ma, visto il tempo favorevole, feci una deviazione per San Giuliano del Sannio, un comune situato a pochissimi chilometri dal centro Sannita. 

Lì avrei incontrato per un caffè Nicola, un mio caro amico archeologo, per chiedergli informazioni sulla montagna. 

Mentre percorrevo la strada, notai dei corvi appollaiati sui Guard Rail, starnazzanti; in Molise non è raro trovarli sui bordi delle strade, soprattutto nei mesi freddi, di primo mattino. La cosa davvero strana, fu vederne un paio picchiettare col becco i blocchi di pietra antichi utilizzati in precedenza come cartelli stradali. 

Accostai e mi fermai per osservarli meglio. 

Il loro ticchettare sincronizzato sembrava quasi scolpire la pietra lasciando un liquido voluminoso. Si accorsero del loro curioso osservatore e, improvvisamente, sì fermarono lanciando al cielo un latrato gutturale dai loro becchi. 

Sentii un brivido gelido lungo la schiena ma riimasi sospeso a guardarli per un pò, immobilizzato dalla curiosità per quell’evento del tutto insolito finchè vidi che gli altri corvi cominciavano ad avvicinarsi.

 Preso dell’istinto, tornai in auto e scappai velocemente da quel posto mentre avevo l’impressione che lo stormo mi deridesse. 

Arrivai a San Giuliano cercando di calmare quel leggero spavento. Parcheggiai e trovai Nicola all’inizio della discesa che porta alla Piazza Principale.

“Ogni volta che ti vedo stai sempre più scoppiato!” disse salutandomi.

“Non potrai mai immaginare cosa ho visto arrivando!”

” Ahahah, Giusè, prendi fiato e me lo dici al bar, che ho bisogno di un altro caffè.”

Arrivammo al bar, salutai alcuni amici autisti che erano lì davanti e ci sedemmo al tavolo. La signora ci portò i caffè e un cornetto alla Crema ordinato da Nicola.

“Questo è per te che hai bisogno di dolcezza stamattina!” disse, ridendo con la sua solita ironia.

“E’ che mentre stavo arrivando ho visto dei corvi sul Guard Rail. Nulla di strano all’inizio, anche dalle mie parti se ne vedono spesso… ma non che picchiettino le pietre lasciandvi un liquido scuro. Quando si sono accorti che li stavo osservando, hanno richiamato gli altri con un grido fortissimo, quasi come quelli che piacciono a noi metallari. Sono arrivati tutti insieme e sono scappato correndo. Tutto qua.”

Lui cominciò a ridere, per poi spegnere  lentamente la risata in un ghigno serafico:

 “E’ da un pò di tempo che succedono cose strane nella zona. Scompaiono persone di colpo, ci sono stati ritrovamenti di alcune persone senza vita, sventrate nelle valli, senza occhi, con questi segni di picchiettamento continuo sui loro corpi. E, cosa ancora più strana, è trovare nello stesso posto, alberi che prima non c’erano.”

 E qui cambiò completamente la sua espressione. La mia, invece, si corrucciò sempre di più, ma mi sembrava di aver trovato una risposta. Non sapevo come Nicola avrebbe potuto reagire.

“Sono qui anche per questo. So che di te posso fidarmi e che potrai aiutarmi a trovare un senso a tutto questo. Ma devi ascoltarmi. Stanno succedendo cose perchè un nuovo ordine sta cercando di schiacciare l’ordine  naturale delle cose. Ti sembrerà strano tutto questo ma esistono veramente forze antiche che hanno vissuto nel corso della Storia a contatto con la nostra società, cercando di trovare gli adepti adatti a custodire i Cinque Tesori della Forza, nascosti secondo lo schema del pentacolo rovesciato. Loro vivono a contatto con noi in un sistema bi-dimensionale, dove il nostro terreno è uguale al mondo che è sotto di noi. Non è né Paradiso né Inferno ma un mondo al contrario, con le nostre stesse realtà, ma vissuto da creature orripilanti create da noi nel nostro quotidiano. Sono le nostre Futilità: vivono in un bosco, nel limbo tra questo e l’altro mondo. Ora la nostra esistenza è messa a dura prova dal Nulla, che vuole rubare l’energia della Terra e trasformare tutto in cenere e… Alberi.”

“Seguimi”

Così interruppe il mio discorso chiedendomi di accompagnarlo. 

Pagammo e mi portò allo scavo archeologico di una Villa Romana ritrovata in paese qualche anno prima e che, grazie all’Università, negli ultimi anni erano riusciti ad avere risultati importanti dal punto di vista dei reperti ritrovati.

“La Villa de Neratii

E proprio mentre ci trovavamo all’interno di un vecchia costruzione di pietre, cominciò a raccontarmi una storia:

“Quello che tu racconti è tutto vero. Incontrai delle persone straniere, le vedevo muoversi per il paese da qualche anno a questa parte, in periodo di scavo. Vennero a chiedere informazioni una mattina dicendo che erano studenti di Archeologia di Milano. La nostra professoressa, nonché direttrice degli Scavi, si accostò a parlare con loro quando le chiesero se fosse stata trovata una pietra preziosa negli scavi e dove si trovasse il Monte Mutria. Ad una risposta negativa, questi diedero in escandescenze asserendo con forza che lei sapesse. Mi avvicinai per separarli e li strattonai. Si allontanarono e notai come, nonostante ci fosse un sole cocente, non c’era ombra dietro di loro. Questa cosa mi fece riflettere tantissimo sul momento ma poi, preso dal lavoro, pensai ad altro. Quella sera, come era solito fare, rimasi per ultimo a sistemare gli attrezzi dicendo agli altri di trovarci al bar per una birra un’oretta più tardi. Fu lì che venni attaccato dagli individui della mattina, uniti ad un Essere pelato che aveva un occhio di rettile sul lato sinistro. Mi disse che sapevo dove fosse la pietra e che per la mia insolenza sarei stato punito. Dalle sue unghia sporgenti uscì un liquido nero che si posò sulle mie scarpe, nella zona delle dita. Successivamente, si insinuò dentro di me e sentii un forte dolore.”

Si tolse le scarpe e vidi le sue dita dei piedi: trasformate in pezzi di legno, quasi come radici di un albero!

Rimasi scioccato. “Mi disse -continuò- che ogni giorno pari i miei piedi si sarebbero trasformati in radici e, col passare del tempo, questa maledizione si sarebbe estesa su tutto il corpo. Ogni luna piena sarebbe cresciuta.” 

“Bastardi! Devono pagare per questo!”

“Devono pagarla, ho sete di vendetta per tutto questo! Anche se so che rimarrò come gli altri, devo riuscire a fermarli. Ho bisogno del tuo aiuto Pep.”

“E io del tuo! Abbiamo bisogno di trovare Māra alle Pendici del Mutria. Lei ci aiuterà e insieme proteggeremo il Lapis Lazulo Viola”

“Māra? Lapis Lazulo viola? Pensavo fossero leggende…”

“Ora, per quello che hai vissuto, puoi capire che non sono così… e il tuo bagaglio di conoscenza può servirci per salvare questo angolo di Terra dal Nulla!”

Fu così che ci preparammo per incamminarci lungo le pendici del Mutria, prendendo dal magazzino dello scavo alcune attrezzature: corde, moschetti, elmetti da minatore. Sapere di poter puntare su Nicola mi rese più sicuro sull’obiettivo di questa avventura ma, allo stesso tempo, era forte in me il desiderio di proteggerlo dalla maledizione che aveva subìto. Il nostro viaggio all’interno del Mutria stava per iniziare: arrivammo alle pendici del Massiccio, dove finiva la strada e cominciammo a prepararci per la scalata. In quel momento, uno stormo di uccelli neri ci volò intorno, a bassa quota, per poi tornare a salire. 

Li schivammo ed emisero un suono fortissimo dai loro becchi. Notai che non lasciavano ombre dietro di loro e ricordai le parole di Nicola.

Ci guardammo e cominciammo a salire, senza paura.