NOSTALGIAPLATZ

Arrivai a Montenero che era piena mattinata ormai. Il tragitto per arrivare fu abbastanza tranquillo, dove il grigiore di questi giorni invernali da un colore acceso e etereo alla natura attorno.

Quando percorro la strada che noi chiamiamo “Bifernina” è davvero un peccato guidare, ed essere limitati a vivere questa esperienza. La natura attorno questa strada piena di buche e lavori ci accoglie e protegge ai nostri lati, tra boschi , il letto del fiume Biferno che creano un atmosfera magica. Ogni tanto si scorgono sulle rive piccoli branchi di Cinghiali,oramai padroni incontrastati di questo territorio vergine e aspro.

Ogni volta che passo penso che mi piacerebbe andare a una sessione di canoa o rafting nel fiume, giusto per scoprire una cosa nuova, per una nuova adrenalina. Poi succede che , come spesso capita, rimane un pensiero buttato nel cassetto delle cose da fare e nulla più. Queste nuove chiusure per via della Pandemia hanno chiuso definitivamente ogni sfogo e svago possibile , quindi non resta che il pensiero di voglia di fare mi avvolga.

La Diga del Liscione e la sua strada a forma a forma di serpente mi accompagna allo svincolo ..da lì in poi mi aspetteranno solo paesaggi campestri e persi nel nulla.

Durante questo tragitto nella campagna tra Montecilfone e Montenero tornano a galla tutti i pensieri di questi giorni , le cose fatte, la magia assaporata e il vuoto vissuto.

Mai come questa volta ho sentito fortemente l’oblio dentro me. Quella sensazione di non saper governare ciò che accada, tra creature fameliche e materia che trasforma. Una sensazione di deja vu mi ha attanagliato, mai come questa volta ho sentito la mia essenza in pericolo, a un passo dalla morte, dall’essere preso dalle Anime del Nulla.

Questa sensazione forte di poco controllo mi ha accompagnato fino all’entrata di Montenero. Mi fermai nei pressi del Santuario della Madonna, e scesi per presi una boccata d’aria.

Camminai senza meta per qualche decina di metri ed entrai nel Parco dei Calanchi. Questo parco Naturalistico nella mia memoria di bambino rimarrà sempre come la discarica a cielo aperto che vedevo quando andavamo a giocare a pallone da piccoli, poi fortunatamente bonificata e diventata oggetto di studio, con un progetto purtroppo mai terminato.

Queste “lame” nel terreno sono importanti dal punto di vista naturalistico essendo spaccature di ere geologiche antiche, dove l’erosione del terreno ha avuto un gioco importante sulla loro struttura. Difficile rimanere in piedi insomma . Invece il calanco in questione rimane una delle cose più belle che la natura possa offrire, un gioco magico da rimanere senza fiato.

Mi incamminai lungo il percorso che porta alla “Grotta della Madonna” , una piccola grotta di Tufo situata sul promontorio della Valle dei Calanchi . Se la guardi in lontananza sembra una piccola collinetta con alle sue spalle due montagne che la proteggono. Nella mia adolescenza tutta Metal e libri di Lovecraft la chiamavo ” la piccola R’yeh“.

Arrivato nei pressi del tragitto finale , nel patio centrale con le due staccionate ai lati dei burroni, e sentii le gambe pesanti ,stanche. Caddi a Terra, senza forza alcuna. Riuscii a strisciare verso la staccionata di sinistra, quella che da la vista verso le mura esterne del Cimitero.

Feci un sospiro lunghissimo. Violento.

Guardai verso il fondo del burrone e una serie di immagini mi accolsero. Immagini della mente. Di ricordi, spiegazioni in questo posto, abbracci. Di un tempo ormai lontano. Quei sorrisi che si rispecchiarono si trasformarono in profonda malinconia , di un tempo impresso nella memoria e ora coltello e allo stesso tempo ferita.

Chiusi gli occhi e iniziai a piangere. Fu una liberazione fortissima ,quegli attimi sembravano infiniti , violenti , biechi. Sentivo il mio stomaco ribollire come se fosse lava incandescente.

Quando riaprii gli occhi quelle immagini sparirono . Suggestionante e terapeutico diventò quel momento , purificatore e allo stesso tempo violento.

Mi rialzai e cercai di pulirmi il viso. Quando toccai il viso sentii qualcosa di viscoso e ferma addosso : la mia mano era nera. Con il dito toccai di nuovo il viso e sentii il solco provocato. Mi guardai allo schermo del telefono e notai l’incredibile : due solchi neri che dai miei occhi scendevano fino alla mia bocca. Avevo “vomitato ” dai bulbi oculari la mia stessa melma.

Rimasi qualche istante a guardare nel vuoto ,cercando consolazione e serenità in me stesso, ma in quel momento il mio pendaglio cominciò a illuminarsi . Vi era una spiegazione a tutto questo.

Il cielo si aprì di colpo, con una luce accecante mai vista. Le staccionate presero fuoco per quanta era forte la sua intensità.

Da un momento all’altro si richiuse e iniziò una tempesta di pioggia. Il legno incendiato ai miei lati non sentì tregua, come se l’acqua non spegnesse quella voracità.

Mi sentii trascinato a camminare verso la Grotta, con il vento che cercava di frenarmi , ma non riuscì nel suo intento.

COn difficoltà cominciai a salire gli scalini nei pressi della grotta, il cielo si coprì in un nero plumbeo senza via di uscita, meno che sulla porta d’ ingresso della stessa.

Sentii tuonare davanti a me e mi ritrovai di fronte una luce accecante.

Cercai di coprirmi gli occhi ,ma era più forte di me. Li sentii sanguinare.

Quando li riaprii per un attimo capii il perchè : un uovo grande come una pietra copriva l’uscio, avvolto da un serpente che lo coccolava ,avvolgeva, custodiva.

Mi inginocchiai ,inerme davanti a lui , e una sussurro mi entrò nella mia testa.

“Sei arrivato alle sorgente. Entra e scopri la tua fonte di conoscenza.Lascia i tuoi pesi dietro di me .”

Con il cuore pregno di dolore e nostalgia ,capii che era ora di agire.

THE RHYMES OF THE MOUNTAIN

Quella notte fu l’insieme di tutti gli eccessi che la Terra possa donare :il banchetto piano piano si trasformò in una festa in cui i limiti non hanno oltrepassato l’uscio della grotta.

Io ,invitato in disparte da Ereshkigal e Lilith , di certo mi sono fatto pregare ad accogliere i loro piaceri. Il fragore dei corpi sinuoso, il profumo che emanavano era qualcosa di inebriante e fragoroso. Sangue e sudore in simbiosi con i piacere più arcaici. Tutto sembrava non avesse ne fine ne principio, il tempo sembrava essersi fermato.

Poi è calato il buio nella mia testa. Nicola, come di solito fanno gli amici più lucidi nelle feste, mi svegliò con una secchiata d’acqua gelata.

“Ohhh Capo, svegliati e vatti a lavare che fai schifo! che cazzo hai addosso? Madò non voglio nemmeno sapere che ci sta appiccicato ,va, va , pulisciti!”

mi guardai addosso e la spettacolo non era dei migliori .

“Ma ho visto anche a te in quella intercapedine di corpi,non negare !

“Certo-rispose Nicola- ma a una certa me ne sono andato . Ho preferito ubriacarmi con gli altri . Invece tu no, hai voluto continuare. Mi hai pure fatto l’occhiolino!”

Le risate diventarono reciproche , e mi sciacquai nel corso d’acqua vicino la grotta.

Una volta sistemato, Marte e Eres ci aspettarono all’interno per salutarci.

“E’ ora di andare . Vi abbiamo lasciato un banchetto per la colazione . C’è tanto da fare, ed è ora che torniate nella vostra quotidianità. E ricordate, sentirete spesso il richiamo di questa Montagna. Da ora in poi sentirete ogni vibrazione vuota e negativa del mondo umano. Vi accollerete il peso delle anime e cercherete di aiutarle . Di Accoglierle. Continuerete a lottare con il Nulla .Sapete che quanto è dura accogliere e allo stesso tempo lottare? Lo scoprirete passo passo. Ora vi saluto.”

Eres si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio : “Quello che è successo stanotte rimarrà nella tua testa ancora per poche ore. Goditelo ancora finché puoi” ,e se andò accennando un occhiolino.

Avrei voluto tanto dirgli ” e chi se lo scorda!”, ridendo internamente.

Fatto sta che ci rifocillammo con pane, olio e pomodoro , e ci rimettemmo in cammino.

Kalefas ci avvisò che lo scudo rimarrà su tutta la montagna fino a che non saremmo già lontani, e così scendemmo con tranquillità.

C’era una serenità nell’aria invidiabile, i giorni passati sembravano anni a riguardo,ma dentro di vi era una soddisfazione enorme .Esser riuscito a raggiungere il Lapis Lazulo Rosa, ricevere il suo potere in dono, e avere una missione di vita mi rendeva orgoglioso.

Sono finito per caso in questo gioco sovrannaturale , ma alla fine caso non è. Ho portato la mia anima a scavare nei suoi meandri che alla fine ne sono diventato parte. Nei pregi e nei suoi difetti.

Ma in questa oscurità sto trovando la mia Luce primordiale, quella che non ha bisogno di sostegno altrui, e in essa risplendere.Non è una questione di dogma , è proprio lo stato d’animo che iniziava a ristagnare in me. Gli errori mi hanno plasmato, e in essi mi sono disperato.Ma quella disperazione mi ha cullato per trovare una via. E tutto questo percorso sembrava proprio una parte della stessa. Poi ovvio, rimarranno sempre tante questioni difficili da capire, ma controllarle sarebbe come impazzire.

Quindi ci incamminammo verso le nostre. Nicola fu l’addetto alla musica .”A Blaze in the Northen Sky” dei Norvegesi Darkthone .

“E che gli vuoi di a questi qua?” disse Nicola col sorrisino stampato in bocca.

“Niente-risposi-li devi solo ascoltà- non a caso questo album è stato definito “Patrimonio Nazionale” dalla Biblioteca Nazionale di Oslo. Solo da ammirare.

“Anni avanti in Norvegia” rispose Nick, mentre nell’aria suonava “In the Shadow of the Horns”.

Nell’estasi dell’ascolto sembrava rivivere tutto quello che avevamo vissuto al Mutria in questi giorni .

Arrivammo a San Giuliano. Ci abbracciammo fortemente, e il mio lato sensibile prese il sopravvento. Lacrime cominciarono a scendere.

“Grazie Pè, mi hai salvato la vita. Ma che so ste lacrime?uno di questi giorni ci becchiamo per una birra, a modo nostro”

“Grazie a te. La vita ce la siamo salvata entrambi. Organizziamoci per la”birra, che come al solito saranno settordici!”

Ridemmo a crepapelle, e mi incamminai verso casa.

Quando aprii la porta trovai il Caos. Tyrion si aggrappò ai pantaloni emettendo strani miagolii. Gli accarezzai la testa e lo presi in braccio. Sul tavolo trovai un biglietto “Abbiamo pensato noi al gatto.Perdonaci per il casino-Asmo”.

Buste di patatine ovunque, scatolette di umido per gatti e crocchette sparse per tutto il soggiorno ,divano completamente sporco di sugo.

“Scus lu cazz!”- esclamai”.

Intanto guardai il telefono e notai le 200 chiamate e messaggi provenienti dal lavoro ,con tono abbastanza preoccupato. Chiamai e rassicurai tutti, ma non me ne fregava nulla di questo .Questi giorni senza contatti e senza uso del telefono sono serviti tantissimo. Dovrei farli più spesso, pensai.

Inizia a sistemare il letamaio che era diventata casa e mi sedetti sul divano .

Un pò di pace, pensai.

Gli occhi diventarono stanchi e si chiusero in un nano secondo .

Dormii di colpo senza sognare, ma con dei ronzii in testa irriconoscibili e fastidiosi, come una stazione radio alla ricerca del suo canale.

Le voci diventano sempre più forti e si accalcarono nella mente.

In fondo a questo marasma una voce esclamò: “Torna alla sorgente, alle tue origini. C’è bisogno di te “.

Mi alzai di colpo, quasi telecomandato .

Mi sciacquai la faccia e guardai i miei occhi, completamente scuri. Di nuovo. Con il pendaglio illuminato.

Mi preparai in fretta, sistemai il gatto nel trasportino e partii.

Durante il viaggio pensavo a tutto questo, a quello che mi tormentava, e al fragore della Montagna ,che mi cercava.

Un nuovo viaggio stava per ricominciare,nella sorgente del mio animo.

STARLESS AEON

Ereshkigal e le sue Creature arrivano sulle pendici poco dopo di noi. Si avvicinò con fare sornione e ci diede una carezza sulle spalle sorridendo, ma non disse una parola. Diede ordini e Kalefas di sistemare le ultime cose per il rituale. Fummo ristorati con formaggio di pecora , salumi e Idromele, e tutta questa accoglienza sembrava creare in noi una calma apparente.

“Che dici Nicò, ci sacrificano agli Dei? Ci coccolano, ci fanno magnà,come di solito si fa con le vittime sacrificali”

“Beh ci può stare. Ma sempre dopo di te,non vorrei perdermi la scena hahahaha. Ma poi quali Dei? so loro degli Dei.”

“Quanto cazzo sei sadico, la colpa è dei dischi che hai ascoltato negli ultimi 20anni. Hai dimenticato che siamo noi tutti una Stella e gli Dei di Noi stessi”, sghignazzando rumorosamente.

Le conversazioni tra di noi continuarono in questo verso , tra ironia, goliardia e cazzate che solo noi sappiamo raccontarci. Un linguaggio in codice che nascondeva timori, ma anche un clima di apparente serenità ritrovato.

Non ci eravamo nemmeno resi conto che tutti si erano spostati nella valle davanti la grotta. Ci affacciammo verso l’uscio e,in un attimo, la vallata diventò era già pronta per l’evento.

Fu sistemato l’altare e poco avanti fu sistemata una Morgia incavata ,della lunghezza delle dimensioni umane .

“Qua sgorgherà sangue, e non sarà quello di piccioni. ” disse Nicola.

Annuii.

Nel frattempo ci furono portate due tuniche e un pendaglio da indossare. La tunica era nera, con un grosso cappuccio che copriva totalmente la fronte. Il pendaglio era di bronzo, con un Ouroboro di cornice e una stella a 11 punte al suo interno. Il ciclo della Vita che difende gli Undici sigilli Cosmici.

Fuori era quasi tutto pronto e ci accingemmo ad assistere . Mara ,posando il Lapis Lazulo sull’altare evocando una formula magica. In quel momento diversi fasci di luce si alzarono in cielo in diverse posizioni. Da quel momento i corvi rimasti nella vallata rimasero bloccati, come se avvertissero pericolo.

L’unico che provò di attaccarti fu rimbalzato dalla stessa luce e fatto a pezzi. Tutta l’area era protetto e vi era una grande energia magica attorno a noi.

Ereshkigal si pose alle spalle di  Māra, in totale silenzio.

Mara prese la parole.

“Io, Māra, signora della Tentazione e del Risveglio , guardiana del Lapis Lazulo Rosa , in questa cerimonia evoco te, Lilith,Madre Arcana dell’Umanità, guardiana della Conoscenza e dei Sigilli Cosmici, ad essere presente con Noi in questa festa di redenzione per le anime.”

Sollevo il pugnale verso l’alto, poi lo ripose a terra incidendo il polso destro, versando il suo sangue nel calice. Alzandolo al cielo gridò

“Ishet Zenunim Taninsam Ama Lilith, Liftoach Kliffot!”

Tutta la folla attorno a noi ripetè la formula per Undici volte.

Dopo aver evocato la formula la terra tremò per diversi secondi. Da una spaccatura del terreno uscì una figura sotto forma di vento forte, che si adagiò appena dietro l’altare. Si aprì e usci Lilith, nel suo aspetto primordiale,coperta solo da un drappo rosso intorno al collo, con un Serpente sulle sue Spalle.

Abbracciò Māra e prese la parola.

“Oggi siamo qui per rendere onore a queste figure umane che hanno lottato per la loro Conoscenza ,e salvezza della Nostra , e di tutta le persone di questa terra. Hanno preso a cuore la missione di custodire la potenza del Lapis Lazulo Rosa,combattendo contro se stessi e contro le forze oppressori che vogliono usare il Nostro potere contro l’Umanità.Quell’Umanità che nei libri è stata messa contro di Noi ora siamo Noi stessi, custodi della terra e del suo ciclo quotidiano, a custodirla e darne linfa .Non da guardoni su una nuvoletta, ma dando segnali e cercando l’essenza di chi riesce a carpirla.La Conoscenza è stato sempre un fattore molto combattuto in questo mondo, in cui siamo stati emarginati perché abbiamo sempre cercato di far vedere all’essere umano di conoscere sempre tutte le facce della medaglia.

A Voi, Pep e il suo valido aiutante Nicola, è stato dato questo compito importante per mettervi alla prova se veramente eravate pronti. Per essere totalmente come noi.Non solo validi gregari, ma Guardiani. Avete lottato contro voi stessi e contro le Ombre,in questa che sarà una battaglia infinita, che non finirà mai. Perché le ombre che vedete fanno parte di ognuno di noi, sono quelle anime che hanno smesso di Conoscere e vivere secondo sacrificio e dedizione a se stessi, rimanendo ancorati al pensiero Altrui. Voi siete esempio di lotta, sacrificio e anche di dolcezza e dedizione verso la Natura ,che avete apprezzato e cullato. Oggi diventerete quello che siete già nel Vostro interno, Guardiani di questa Terra, e continuerete a lottare e diffondere Conoscenza questa gente. Da ogni Morgia, da ogni Montagna o Eremo di questo Territorio.”

Da qui si alzò un lungo applauso da parte dei presenti .

Ci fu indicato di metterci in prima fila e ci fu data una torcia infuocata da tenere con noi.

In quel momento sia Māra che Ereshkigal si unirono sull’altare con Lilith, e iniziarono il cerimoniale.

Māra, con il pugnale sulla sua mano destra,iniziò:

“Ora, grazie al Potere conferitomi , chiamo Mamerte, signora Ancestrale di questa Terra, a unirsi a noi in questo banchetto.” Dalle pendici sotto di Noi arrivò una Donna vestita di Bianco, con una corona di fiori sul suo ventre, e una carcassa di corvo sulla sua Testa.

Dietro di se, alcune persone che portavano incatenato per il collo un Corvo Nero.

Aveva questa postura eretta, come un essere umano. Lo posizionarono sulla Morgia, legandolo.

Il corvo si dimenava e emetteva strani versi dispregiatori , tra cui :

“Usurpatori, l’Umanità è nostra, sarà per sempre il nostro banchetto giornaliero!Luride menti semplici, sarete sempre manipolate da qualcuno, e diventerete come noi!”

Lilith chiuse le punte del suo indice e medio insieme alzandolo in aria e in quel momento sulla bocca del Malfattore arrivò ago e filo. Sfregandoli insieme il filo entrava sul suo becco, serrandolo.

Mamerte prese la parole.

“Io signora di questa Terra sono felice di far parte di questo rituale , in cui questi due validi guerrieri sono protagonisti. Li ho sempre spiati da lontano cercando Di infondere in loro Conoscenza e resilienza nei momenti bui. La loro amicizia ha fatto il resto. E rendendogli grazie a loro doniamo la possibilità di essere Guardiani di questa terra. Questo rituale concluderà la loro iniziazione . A loro verranno dati gli strumenti per proteggere questo luogo intatto dalla sua Creazione.

Per far questo sacrifichiamo a noi stessi e al Drago Tanin’iver questo esemplare maschio di Corvo, che ha rinnegato dentro se gli insegnamenti di Malphas,per donare loro uno spirito guida e di metamorfosi.

I Corvi sono sempre le voce degli Dei e i protettori saggi dei Qliphoth, regalando lealtà e novella. Sono il passaggio dall’Ignoranza voluta alla Conoscenza, perpetuata grazie a tutto questo. Questo esemplare ha dimenticato tutto ciò creando attorno a se figure atte a distruggere culturalmente l’umanità. Ha imposto il non rispetto e di vivere cacciando l’intelligenza umana, rendendola schiava, delle sue “Ombre”. Per seguire un percorso comune per tutti, che sia valido per tutti. Ma come un può un essere umano seguire uniformemente un percorso comune ,fatto da qualcun altro? Annullando la propria Conoscenza.Manipolando. E uccidendo/emarginando chi non lo sa pensa uguale a loro. L’essere umano muore così,emarginando e ponendo basi di “tossicità” a tutto.

Questo è il loro lavoro.

Oggi, questo Corvo sarà il sacrificio della sua essenza Primordiale, donando Saggezza ,lealtà e metaformosi ai nuovi guardiani!”

Tutte e quattro insieme si posero nei quattro lati davanti al suo busto e con il pugnale in cielo evocarono:

“Tohu Tehom Theli Than Leviatan Tanin’iver Taninsam!“, ripetendolo Undici Volte.

Undici furono le pugnalate di ognuna rivolse verso il Malcapitato. Dal suo corpo usci’ sangue misto a fiele. Si affrettarono a raccogliere tramite dei calici di legno e tornarono sull’altare .

Ci invitarono a fare la stessa operazione sul Corvo. Lo colpimmo e ripetemmo la stessa formula ,per 11 volte. Il corpo del Malfattore era ormai stravolto e barbaramente martirizzato.

Arrivammo davanti l’altare , ci fu data una pergamena . Aprimmo: al suo interno vi era una formula da ripetere mentre si beveva il calice.

Ad ogni boccale unirono Idromele e Mara,toccando il Lapis Lazulo, fece emanare una forte luce, che colpì i calici e illuminò il suo contenuto.

“Tanin‟iver, Liftoach Nia!” ripetuta 11 volte, tutti insieme .

Cominciai .

” Tanin‟iver, io, ti invoco! Elevati dentro di me e lascia che il desiderio sia quello di diventare un tutt’uno e senza limiti con l’incredibile ascesa! Sorgi dentro di me, o drago amorfo, e lascia che l’essenza cosmica invada la mia forma umana!

Ora, completamente sveglio nella vita, lascia che i tuoi occhi siano il portale di apertura dell’infinito Eone dell’Oscurità! Porta con te chi ha Portato in questo Mondo distruzione e ignoranza, offendendo ogni sentiero delle porte del Sephiroth e Qhliphoth! Che ritrovi luce in fondo a quell’oblio senza Stelle!”

Bevemmo i calici ripetemmo la stessa formula e bruciamo la pergamena con la torcia.

In quel momento udimmo un rumore sordo da Sotto di Noi. Si aprì il terreno e usci la testa di un Drago Nero con gli occhi bianchi ciechi. Era Tanin’iver. Aprì le sue fauci e deglutì il corpo del Corvo, e si dissolse tornando indietro. La terra tornò allo stato di prima, come se non fosse successo nulla.

I Nostri pendagli si illuminarono fortemente, diventando come infuocate. Lasciarono come un marchio sulla Nostra pelle.

“Ora-disse Lilith-con questa ritualità siete a tutti gli effetti dei Guardiani del Molenses. Abbiamo custodito in voi i doni di saggezza e conoscenza . Per un periodo dell’Anno diventerete Eremiti e guardiani di queste Pendici, e delle Morge, e il resto nelle vostre vite come Viandanti ,distillando saggezza e Conoscenza. So che ne sarete in grado e non ci disubbidirete. Tanin’Iver è vostro amico e vostro oppressore, in caso contrario.!”

Per concludere , Mara ci regalò ad entrambi una scheggia di Lapis Lazulo ,posizionandola nel nucleo della stella a 11 punte .” Sarà la Vostra stella guida nei momenti di difficoltà”.

Annuimmo e commossi accettammo. Ci abbracciamo fortemente ,per attimi infiniti .

“E ora che si diano inizio i festeggiamenti!”

Fu imbandita la tavola con tutte le pietanze classiche di questo territorio : salumi, formaggi,ventricina e tanta carne arrosto”. Vino e Idromele ad accompagnare.Una musica soave e ritmata ci accompagnò.

“E dopo l’investitura ch vu fa, non vuoi rendere rendere grazie al miglior momento di queste cose, ossia il mangiare?Iamm mè!” Disse Nicola, e tra gli altri ci perdemmo nei festeggiamenti.

Ereshkigal mi prese in disparte ,mi abbraccio e mi invitò assieme alle altre .

Fu l’inizio di una notte di cui ancora oggi non ricordo a pieno cosa succede.

Ero finalmente uno di loro .

THE PALM, THE EYE AND LAPIS-LAZULI

La salita da quel momento divenne difficoltosa e piena di insidie. Nicola, nonostante tornasse alla sua vita umana in carne e ossa cominciò ad avere le sue prime difficoltà nel camminare.

Lo stato vegetativo e il successivo rito lo consumarono energeticamente, ma non demordeva nel proseguire la nostra scalinata. “Dammi tempo, ho solo bisogno di rodare la mia camminata. Intanto passami quel “catocchio” di ventricina delle tue parti, che mi darà energia! Altro che integratori”.

Questo suo spirito giovale ,nonostante fosse totalmente consumato, da una parte mi dava ancora più voglia di arrivare da Mara insieme ,dall’altra mi metteva in guardia di doverlo difendere, in caso di attacchi degli Spiriti del Nulla.

Ma si sa, noi Molisani siamo così, resilienti fino al midollo, davanti ad ogni difficoltà, quindi la lenta traversata , tra un boccone e un altro ,divenne un piacevole rituale.

Uscendo dalla boscaglia fitta del pianoro ci ritrovammo a “Serra di Macchia Strinata”: qui il sentiero esce allo scoperto e la vista si apre a una splendida visione: la depressione del Lago Matese, con tutte le altre cime incontro.

Dopo aver camminato così tanto all’interno dei boschi ritrovarsi un pò di piacevole colore e cambio fisico ci rinfrancò. Anche Nicola sembrava riprendersi dinanzi a tutto questo. O forse la Ventricina aveva fatto il suo effetto. Del resto noi molisani siamo fatti di Ventricina.

Da qui in poi il terreno divenne sempre più aspro e brullo: il verde si trasformò in un sistema grigio di rocce sedimentarie , con tracce di vita vegetale lichenica nei suoi meandri. Ci stavamo sempre avvicinando alla vetta, che finalmente vedevamo di fronte a noi. Continuammo a camminare con sempre più spirito finché vedemmo la carcassa di un orso stesa a terra. Una coppia di corvi neri pronta ai suoi lati pronta ad azzannare la sua carne rimasta.

Cominciarono a mangiare e lasciare le sue interiora attorno , finché una fascio di luce viola li attraversò. L’impatto fu così forte che sentimmo lo spezzarsi delle loro ossa, una ad una . Un rumore sordo, come un pallone sulla traversa, continuo. Mentre le ossa flettevano e si spezzavano, la loro carne veniva fatta a pezzi. Il loro sangue si riversò in tutta la zona circostante come un fiume in piena. L’impatto arrivò anche a noi ricoprendoci totalmente .

Nicola si girò e seraficamente disse :” Sangue di corvo…sembra il sapore di un tacchino,buono!” E da li partì una risata infinita.

“Seguiamo la Luce!” esclamai verso di lui “vediamo dove ci porta”

“Tanto Giusè, se ci va bene abbiamo trovato quello che cercavamo, se ci va che può succedere di più?” in un mix tra cinismo e ironia , che ci contraddistingue da sempre .

Ci incamminammo per seguire quel fascio di luce. Era così distante da noi ma sentivo dentro di me che stavamo arrivando al punto cruciale del nostro Viaggio.Questa luce era così forte che creava una schermo al nostro passaggio. I Corvi e le altre creature che volavano in cielo rimanevano a distanza, volteggiando ed agitandosi nell’aria ossessivamente .

Proseguimmo a passo sempre più spedito, tenendo conto che il tempo stava passando e a breve non ci sarebbe stato più spazio per il Sole. Quindi dovevamo trovare una soluzione su dove accamparci per la notte. Ma la voglia di vedere dove quel raggio ci portava era più forte di fermarci, quindi proseguimmo lungo questo sentiero scosceso, tra rocce e desolazione.

Una voce lontana ci inondò come fosse brezza leggera : “Venite a me! Seguite la Luce!” Ci guardammo in faccia con fare convinto, stavamo arrivando.

Dietro di noi nel frattempo i rumori diventarono sempre più incessanti, come se qualcosa si stesse ricomponendo.

Nicola si girò e vide l’orso che qualche minuto prima era steso sul terreno e maculato piano piano ricomporsi , davanti ai suoi occhi.

“Questo posto si sta rivelando sempre più incomprensibile da capire”, disse

L’Orso , una volta in piedi , alzò la sua per salutarci, e sembrava seguirci.Nel frattempo, vedemmo finalmente la vetta del Monte Mutria, e il fascio di Luce che terminava all’interno di una fessura nella Montagna. Era una grotta.

Arrivammo nella radura in cima alla vetta e notammo una figura dinanzi la grotta.

Sinuosa ,senza veli , piena , adornata di una carcassa di cervo sulla testa, e nelle mani la sorgente di quella luce. Potente, estasiante.

“Ben arrivati! Il Viaggio vi ha condotti qui, alla ricerca di saggezza e protezione. Immagino sia stato estenuante e difficoltoso, ma ogni percorso nel se deve incontrare un “nemico” da combattere. Senza difficoltà non vi è consapevolezza. Io sono , Māra, la guardiana del Lapis Lazulo Rosa, e vi stavamo aspettando. Entrate , siate i benvenuti, questa è la Vostra dimora!”

Per quello che da fuori poteva sembrare un grotta minuscola dentro nascondeva una grandezza impensabile! Diverse grotte in una , ognuno con il suo spazio, che a pensarci potrebbe ospitare una piccola comunità tranquillamente.

“Siete stupiti eh?questa è la mia dimora da Eoni, da quando ,grazie a Kerres e Mamerte, ci prendemmo cura della gente e di questo splendido territorio. Abbiamo sempre custodito la leggiadria e lo spirito guerriero e resiliente di queste montagne portandolo a voi.”

Nicola ascoltava estasiata il suo discorso,e il suo animo da archeologo venne subito a galla : “Māra,Māra…ma tu non sei una divinità originaria di queste terre…cosa ci fai qui?”

“Bella domanda, mio caro archeologo…la più grande risposta plausibile che posso darti è che Noi, non apparteniamo a un unico posto. Vaghiamo, flottiamo nello spazio e nella materia cercando una nuova dimensione. Quello che siamo al di sotto della superficie cerchiamo di trovarlo “sopra”. Dopo la mia lotta contro il “Risveglio” ho vagato tanto ,trovando un luogo dove poter valorizzare le mie Arti. Ho trovato il Mutria ,e da lì è stato il mio rifugio da Eremita per custodire il Lapis Lazulo Rosa, e poter far beneficiare dei suoi effetti a questo posto , a Voi. Ma non sempre funziona.”

Nicola,soddisfatto, annuì e continuava ad ascoltarla ,come se fosse rapito da quella voce .

Io invece ,ero più interessato a ciò che significava quella gemma , e come poteva aiutarci nella nostra missione ,quindi, con fare investigativo, chiesi :

“Abbiamo visto questa luce uccidere i grandi Corvi dilaniandoli in un attimo , e poi successivamente far rinascere la vittima morente dell’Orso stesa sul terreno , e ancora ora non riusciamo a capire come…”

“..la soluzione a quest’enigma è semplice :

il Lapis Lazulo Rosa è dono di protezione e saggezza.

L’Occhio che sorveglia e difende dall’alto, il Palmo che spezza l’influsso neutrale e dispregiativo del Nulla.

E’ piacere e saggezza allo stesso tempo;

Terrore, Morte e dubbio per gli stolti

Vita e saggezza per gli eletti

Ogni giorno di Luna Calante di pioggia o di neve tale energia viene portata a voi, e solo le anime predisposte sanno prendere tale dono

Ora, pensando a tutto questo , saprai trovare la risposta più congrua al tuo dubbio”.

In quel momento nel momento , l’Orso in questione entra nella Grotta.

Il suo corpo era intatto…o meglio…scoprimmo avvicinandoci che il suo viso aveva connotati umani!

“Non avete mai sentito parlare dell’Orso di Jelsi, del Cervo di Castelnuovo o del Diavolo di Tufara? Pensavate che erano solo leggende lontane, ma il loro spirito è sempre vissuto qui! Loro sono i Vostri spiriti guida , e insieme a noi nell’Hurz farete parte del grande Rituale Lex Sacrata”.

“Lex Sacrata? ” chiese estasiato Nicola guardandomi come un bimbo in un negozio di giocattoli”.

“Ora è tutto pronto , ma prima unitevi con noi e rilassatevi, il tempo delle domande è terminato”.

E mentre ci accingevamo al gran rito urla sotterranee dirompenti continuavamo ad aleggiare su di noi. Ma forse, per la prima volta in questo Viaggio, ci sentimmo al sicuro.

GRA

*Espressione in Norvegese Bokmal che sta ad indicare il colore “Grigio”

In quei secondi il silenzio, nella mia testa, si scatenò una sorta di tortura. 

Mi resi conto di essere solo in quel momento e i miei tentativi di invocare qualcuno erano vani e inconcludenti: ero in ginocchio con il mio compagno di missione fuori gioco piantato come un albero sul terreno che non riusciva più a parlare.

Del suo corpo umano erano rimasti solo parte del viso e gli occhi: la sua bocca era ricoperta di una resina collosa che gli impediva di aprirla. Le lacrime scendevano lentamente su quello che rimaneva del suo viso. 

Crollai in uno stato di disperazione furente, sapevo che non c’era tempo da perdere ma non sapevo come andare avanti. 

Battei con i pugni sul terreno incessantemente, fino a farmi sanguinare le mani, finchè non diedi l’ultimo colpo secco: mi sdraiai a terra sfinito finchè non sentii un rimbombo. 

Profondo, secco.

Mi colpì. 

Provai a dare un altro colpo sulla terra, il colpo rispose. 

Allora provai a dare altri colpi ritmati e, dal sottosuolo, sentii lo stesso ritmo in risposta. Non riproposi più il tam tam, rimasi in silenzio per qualche tempo: dopo poco, sentii quel battito continuare insistemente sotto di me. Continuo, pulsante, aumentava di intensità ogni secondo che passava. Sembrava il rumore fragoroso di un esercito che avanzava. La terrà cominciò a tremare sempre di più e a sgretolarsi. Gradualmente, una testolina blu senza materia fece capolino.

Uscì e mi guardò salutando:

“Ehi Pep!” 

disse con un sorriso stampato in faccia: Karelis. Come non ricordarsi di quel ghigno?  Una via di mezzo tra il sorridente e la voglia di ucciderti.

“Che cazzo hai da ridere, stronzo?”

“Sorrido perché abbiamo sentito il tuo dolore e siamo corsi il prima possibile ad aiutarti.”

“Ah grazie stronzi di merda, alla buon’ora! Qua ci è crollato il mondo addosso e tu arrivi come se fossi in villeggiatura!”

 “Stai calmo, questa missione era tua; nostra responsabilità era intervenire in caso di bisogno ed eccoci qua”. 

Una luce verde uscì dal sottosuolo, squarciò l’aria toccando terra dolcemente. 

Rimasi impietrito a guardare, anche se, dentro di me, sapevo già chi fosse.

“Ed eccolo qui il nostro Guardiano” esclamò Ereshkigal.

“Ti ho invocata!” 

“Ti ho sentito, ma non sono un Djinn che ad un tuo schioccare di dita si palesa ed arriva. Ora eccoci qui. Mi spiace molto per il tuo amico.”

Una rabbia infinita scorreva dentro di me.

Avrei voluto capire tanto di questa cosa ma non era il momento di stare ancora a sindacare. Bisognava salvare Nicola e recuperare Māra e il Lapis Lazulo Viola.

La Dea si avvicinò al suo tronco e spirò parole di libertà: 

“È messo maluccio. La sua condanna sta prendendo sempre più forma nel suo corpo” affermò scuotendo la testa.

“Puoi fare qualcosa?”

“Posso provare qualcosa, sì. Ma dipenderà anche dalla sua forza d’animo. Si sta abbandonando al Nulla. Per questo, ho bisogno del tuo aiuto: devo preparare una pozione e ho bisogno di alcune erbe presenti nella foresta. Karelis e Cagnazzo verranno con te ad aiutarti. Ci stai?”

Sospirai intensamente. Non ero tranquillo ma accettai ugualmente di buon grado.

“Bene. Mi servono: Linfa di faggio, Dente di Leone, Petali di Euphrasia Liburnica, 13 Aghi di Abies Alba, 33 fiori di Ophrys Lutea , 6 bacche di mora e resina di Lobellus Acer.”

 Diversamente avrei aggiunto, con la mia solita irriverenza “E una fetta di culo no?”, ma non era il momento opportuno. C’era una vita da salvare e non c’era altro tempo da perdere.

“E con i corvi come la mettiamo?”

“Non preoccuparti per loro, ci penserò io ma non abbiamo tanto tempo! Sbrigatevi!”

Mi avviai assieme ai due scagnozzi verso la radura della Foresta. Per farlo, era obbligatorio passare lungo la schiera di nuovi alberi creatasi e il ricordo di quei corpi mutilati fu forte e vivo più che mai. Infatti, continuavo a vederli davanti a me mentre li oltrepassavo. Karelis, vedendomi in difficoltà, mi portò con sé.

Durante il passaggio fu un continuo vociare.

“Sarai condannato anche tu a questa esistenza! Mutilato e poi fatto albero, come il tuo amico!”

 Bisbigli continui del genere. Cagnazzo, stancatosi di questo vociare, aprì le braccia facendo crescere fiori sulle loro bocche. Sospirai intensamente.

Ereshkigal ci stava aspettando.

Portammo l’occorrente e nel frattempo avevano già acceso un fuoco, di fianco, un calice di argento.

 Ereshkigal le sistemò tutte nel calice, prese un pelo della barba di Nicola rimasta, un pugno di terra, ed esclamò:

 “Tu, che dalla terra sei nato, da questo corpo di legno uscirai. Siano rinvigoriti la tua carne, il tuo spirito, la tua forza!

Ipsos-kI-lo-s Dubrevny Carnifex!”

Prese con la mano del fuoco e lo pose nel calice, unendolo con il suo sangue, regalo dell’incisione del suo palmo destro.

La soluzione si incendiò e prese la consistenza di una colla grumosa.

Ereshkigal mi invitò a posare sul tronco questa soluzione. Presi il calice e la feci colare su di lui.

“Ora attendiamo” disse speranzosa.

Lentamente, tutto intorno si formò un cerchio di fuoco e il tronco, i rami, le  radici divennero un calderone incendiario.

Il legno bruciava lentamente, fino a diventare cenere.

Le sue mani stavano lasciando le sembianze di rami e il legno allentò la presa sul suo corpo. Nicola riuscì ad aprire la bocca, ormai con la resina bruciata, emanò un grido fortissimo. In quel momento, il suo corpo di albero esplose dinanzi ai nostri occhi e tutto finì.

Nicola crollò a terra stremato, guardandosi incredulo.

“Le mie mani, la mia faccia. Ora riesco a respirare”.

Una volta in piedi lo abbracciai forte.

Ereshkigal, senza proferire parola, toccò le nostre fronti con un dito. 

Sentii come se qualcosa di disumano entrasse in me.

“Ora saprete come difendervi. Ma non vi dirò ciò che vi ho dato, lo scoprirete da soli al momento opportuno.”

Ci guardammo in faccia, stremati e sconcertati. 

Ci voltammo e ricominciammo il nostro percorso lungo la cima del Mitra.


NEBBIE

Il volteggiare oscuro dei corvi ci accompagnò per molto tempo lungo la salita, con il suo frastuono e il suo rumoroso volteggiare. A tratti si poteva ricondurli ai riff tipici del Black Metal, quelli che in tremolo vengono ripetuti all’unisono, come se ci fossero stati Abbath o Ihsahn in cielo a suonare. Siamo abituati a fare queste digressioni, qualsiasi cosa che abbia un suono lo riconduciamo a un riff. In qualunque posto. Sembra così strano raccontarlo a volte, ma ricordo le nostre conversazioni quando si incrociano con gli altri amici: impossibili da decifrare. Tutti ci guardano con la faccia basita, ma a noi è sempre fregato poco. E’ sempre stato il nostro modo di comunicare che ci ha plasmato e ci ha portato ad avere un rapporto franco e divertente allo stesso tempo. In quel momento di ricordi, la salita che ci conduceva verso Bocca della Selva sembrava così gioiosa e rilassante, quasi come se fossimo lì in villeggiatura. 

L’ingresso era tortuoso e arido, avvolto da pietre e terra arida, senza alcuno spiraglio per i colori accesi. 

“Queste montagne sembrano inospitali, ma custodiscono in loro il valore della nostra Terra”  disse Nicola mentre si attraversava il pianoro prima di entrare nel rifugio.

 “Sembriamo aspri e inospitali da fuori, chiusi nel nostro guscio, insensibili e disinteressati al mondo esterno, ma, alla fine, chi entra dentro di noi vede tutto questo” indicando con la mano quello che avrei visto tra poco .

Una magnifica visione.

Un masso di dimensioni enormi dinanzi a noi, con dietro una foresta di faggi sconfinata, attorniata da rocce imponenti. I miei occhi stavano urlando. I miei occhi stavano piangendo di gioia per quella vista. 

Non avevo mai visto così tanta rigogliosa Natura.

 Allargai le braccia, chiusi gli occhi, mi abbandonai a questo spettacolo infinito: mi sentivo proprio bene. Tutto fluiva in me: l’aria, il suono della foresta… tutti i pensieri erano allineati in quell’ambiente. Inspirai profondamente trattenendo una parte di respiro per qualche secondo e poi tirai lo tirai fuori: sapeva di libertà quella espirazione. Mi sentivo a casa, nella dimensione che non avevo mai capito. 

“Siamo a Sella del Perrone ” -disse Nicola, interrompendo il mio momento meditativo- 

“Lì sulla destra c’è il Rifugio Casella. Fermiamoci qui per una sosta “. 

Il Rifugio in questione è un antica casa rustica in pietra con un portone in metallo. Ci appoggiammo lungo la parte in pietra della struttura, rifocillandoci con le poche scorte alimentari prese prima di partire. Quando vide la frutta secca e i dolci che tirai fuori dallo zaino, Nicola fece un cenno di disapprovazione, scuotendo la testa in maniera decisa. 

“Ma che ci dobbiamo fa con ste cose? Pensavo avessi portato un pò di roba buona delle tue parti! Guarda qua, chest’ è roba bon!”

Tirò fuori un involucro di carta stagnola che emanava un odore inconfondibile nonostante fosse lì dal mattino: frittata!

 Lo apri e scoprì un bel pezzo di “pan und” pieno di frittata ai peperoni. I miei occhi strabuzzarono per la goduria. 

“U vi Pe, questa è la merenda del molisano!” “Puoi dirlo forte!”- risposi -“ma manca qualcosa… Mi girai verso la zaino e tirai fuori una busta sottovuoto. La sua faccia fu tutto un programma: “Oh, non potevo pensare che fossi venuto senza scorte di ventricina! Toh, ma pure io non ho finito! ” Un pezzo di caciocavallo uscì dal suo borsone. Questa scalata per trovare Māra stava diventando un pic nic, di quelli succulenti e piacevoli. 

Gustavamo il tutto con lentezza, assaporando ogni momento di questa scampagnata improvvisata anche se, in realtà, sembrava che non mangiassimo da un’eternità!

 Il nostro momento stava proseguendo tra una “scavata” di ventricina e una risata finché udimmo un rumore tozzo nelle vicinanze. 

All’inizio, non gli diedi importanza ma, più i secondi passavano, più diventava imponente, tetro. Nicola si alzò per andare a vedere.

“Vie-vie-vie. Che cazzo è sta roba??!” Lo raggiunsi lentamente e il rumore divenne sempre più greve, devastante.

Tutto era pronto per “godermi lo spettacolo”: uno stormo di corvi neri che coprivano il sentiero boschivo, tutti nella stessa direzione, che beccavano avidamente. Il rumore del becco, per quanto ripetuto all’unisono, faceva tremare la terra sottostante: continuo, ipnotico, senza pietà. 

Un gruppo di uccelli si alzò in cielo con qualcosa tra le grinfie, gracchiando grassamente. Scesero di quota venendoci addosso in picchiata, li schivammo buttandoci in una buca tra i cespugli mentre loro si rialzarono in cielo allontandosi con i loro versi agghiaccianti. Nella loro discesa folle, lasciaronocadere ciò che portavano in volo. Decisi di andare a dare un occhiata. 

La “sorpresa” fu raccapricciante: non si trattava di un animale ma di una testa umana, mutilata, di cui era difficile comprendere i tratti umani per via del continuo becchìo subìto. Mi inginocchiai e iniziai a vomitare senza sosta. Nicola si stava avvicinando e vide anche lui quello spettacolo pietoso. In quello stesso istante, lo stormo si alzò in cielo scomparendo all’orizzonte. 

Quel rombo devastante riecheggiò per molto tempo nella valle e nelle nostre orecchie. 

Quello che dal rifugio riuscivamo a scorgere era una mattanza infinita: decine di corpi mutilati e un lago di sangue che scendeva dalla radura. La paura ci attanagliò al vedere quella massa di carne irriconoscibile fatta brandelli: teste, arti maciullati, genitali mutilati e puntellati, budella divelte. Uno spettacolo degno di un artwork dei Cannibal Corpse ci era davanti e non c’era nulla di cui ridere sopra.

 Il rumore tornò a sentirsi sempre più vicino: lo stormo stava per tornare. I corvi sì fermarono sul cumulo di arti mutilati che avevano lasciato rimanendo sospesi in volo. 

Ci avvicinammo verso il cespuglio. Sentimmo un sibilo lunghissimo venire da solo: in quel momento ogni corvo fece uscire un liquido nerastro, lo stesso che avevano lasciato mentre li guardavo sulla strada per San GIuliano. In un attimo, i resti furono coperti da questa coltre nera, e un altro sibilo contemporaneo squarciò l’aria.

Un fulmine. Di colpo il cielo si riempì di nuvole diventando nero. 

Cominciò a piovere pesantemente. I corvi si posarono lungo i rami degli alberi, quasi stessero assistendo a uno spettacolo. 

Cosa stava succedendo? 

D’unun tratto, la Nebbia coprì ogni angolo della Valle. Non vi era più un solo angolo di luce. Ma qualcosa tra i resti stava avvenendo: un rumore profondo nel terreno ci scosse facendoci cadere mentre, dalla radura, si scorgevano delle forme in composizione: ad una ad una, si stavano tirando su, i corpi si stavano ricomponendo. 

Erano tutti con le braccia aperte, con le gambe conficcate nel terreno, quasi stessero aspettando qualcosa. In quel preciso istante, vedemmo l’immaginabile: le mani protese diventarono rami di alberi, per poi coprire tutto il corpo. Quell’ammasso di carne diventò alberi e, nella Nebbia, si potevano udire le loro grida di dolore rotonde, profonde. 

D’un tratto, tutto diventò silenzioso, avvolto dalla foschia, preludio un suono fosco, sordo. Un sibilo inumano veniva dall’alto. La terra tremava e si squarciò mano a mano.

La parte di sentiero percorsa dietro di noi stava per sgretolarsi completamente. E Nicola, che fino a quel momento era rimasto attonito, quasi fuori dalla scena, non riusciva più a muoversi.

I suoi piedi erano piantati al suolo come gli altri alberi. I corvi, godutisi lo spettacolo, sparirono di nuovo mentre io, preso dalla disperazione, cercai una soluzione impensabile.

“Guardiana dell’Oblìo, vieni a Me! Io ti invoco! Aiutami a salvarci da questa situazione!”

Gridai questo mantra più volte ma non ci fu risposta.

Rimasi a terra, di fianco al mio amico sanguinante e quasi completamente divenuto albero, mentre le nebbie ci avvolgevano.

FEAR IS THE KEY

Il percorso dal Pub a casa fu un caleidoscopio di pensieri. Aver scoperto lo scopo di tutto questo, finalmente, chiuse definitivamente i dubbi su tante situazioni emerse in questa incredibile storia e forse è stato un bene scoprirlo gradualmente. 

In questa esperienza, forse per la prima volta, ho avuto il piacere di esplorare i processi dall’inizio alla fine, senza dover ricorrere a scorciatoie ed essere scelto per cercare di evitare una “fine” mi rendeva orgoglioso e bramoso da una parte ma, dall’altra, portava a galla le paure di sempre.

Sarò in grado di sistemare questa storia? Avrò la forza di reggere tutto questo peso?

Erano queste le domande che mi rimbombavano nella testa, accompagnate da quella leggera pressione sul petto che si presenta sempre quando non sono sicuro di quello che devo fare e che cercavo di eliminare con il massaggio con il medio e l’anulare che pratico sempre in questi casi, sdraiato sul letto. Dopo un pò, mi calmai e riuscii a prendere sonno.

Il mattino seguente mi svegliai stordito. Dormii malissimo, con quel cerchio alla testa dato dai pensieri. Cercai di pianificare al meglio le cose. Chiamai a lavoro dandomi malato e, in questo periodo di Pandemia, valeva la legge del capo: “Se senti anche un leggero raffreddore, stai a casa!”. Preparai la borsa con le cose necessarie. Misi vestiti comodi, una camicia termica, degli scarponi da trekking e cercai la mia torcia. La cercai come un matto ma non era nel posto giusto. 

Sentii miagolare dal bagno: trovai Tyrion con una lanterna accesa in bocca, la stessa che trovai tempo fa piena di fango. 

Appena la presi, vi trovai un biglietto: “Questa ti servirà per entrare nelle Nebbie. Ereshkigal”. Sorrisi e la sistemai alacremente. Terminata la borsa, iniziai a studiare il percorso che mi avrebbe accompagnato in questo viaggio; non dovevo percorrere tantissimi chilometri, ma la parte della salita da Guardiaregia alle pendici del Mutria era la parte più dura, soprattutto per un trekker principiante come me.  

Dovevo tirare fuori il meglio per arrivare in cima, dove era segnato il rifugio di Māra. 

Sistemai tutto in macchina e mi avviai. Per arrivare nel punto esatto, dovevo andare direttamente a Sepino ma, visto il tempo favorevole, feci una deviazione per San Giuliano del Sannio, un comune situato a pochissimi chilometri dal centro Sannita. 

Lì avrei incontrato per un caffè Nicola, un mio caro amico archeologo, per chiedergli informazioni sulla montagna. 

Mentre percorrevo la strada, notai dei corvi appollaiati sui Guard Rail, starnazzanti; in Molise non è raro trovarli sui bordi delle strade, soprattutto nei mesi freddi, di primo mattino. La cosa davvero strana, fu vederne un paio picchiettare col becco i blocchi di pietra antichi utilizzati in precedenza come cartelli stradali. 

Accostai e mi fermai per osservarli meglio. 

Il loro ticchettare sincronizzato sembrava quasi scolpire la pietra lasciando un liquido voluminoso. Si accorsero del loro curioso osservatore e, improvvisamente, sì fermarono lanciando al cielo un latrato gutturale dai loro becchi. 

Sentii un brivido gelido lungo la schiena ma riimasi sospeso a guardarli per un pò, immobilizzato dalla curiosità per quell’evento del tutto insolito finchè vidi che gli altri corvi cominciavano ad avvicinarsi.

 Preso dell’istinto, tornai in auto e scappai velocemente da quel posto mentre avevo l’impressione che lo stormo mi deridesse. 

Arrivai a San Giuliano cercando di calmare quel leggero spavento. Parcheggiai e trovai Nicola all’inizio della discesa che porta alla Piazza Principale.

“Ogni volta che ti vedo stai sempre più scoppiato!” disse salutandomi.

“Non potrai mai immaginare cosa ho visto arrivando!”

” Ahahah, Giusè, prendi fiato e me lo dici al bar, che ho bisogno di un altro caffè.”

Arrivammo al bar, salutai alcuni amici autisti che erano lì davanti e ci sedemmo al tavolo. La signora ci portò i caffè e un cornetto alla Crema ordinato da Nicola.

“Questo è per te che hai bisogno di dolcezza stamattina!” disse, ridendo con la sua solita ironia.

“E’ che mentre stavo arrivando ho visto dei corvi sul Guard Rail. Nulla di strano all’inizio, anche dalle mie parti se ne vedono spesso… ma non che picchiettino le pietre lasciandvi un liquido scuro. Quando si sono accorti che li stavo osservando, hanno richiamato gli altri con un grido fortissimo, quasi come quelli che piacciono a noi metallari. Sono arrivati tutti insieme e sono scappato correndo. Tutto qua.”

Lui cominciò a ridere, per poi spegnere  lentamente la risata in un ghigno serafico:

 “E’ da un pò di tempo che succedono cose strane nella zona. Scompaiono persone di colpo, ci sono stati ritrovamenti di alcune persone senza vita, sventrate nelle valli, senza occhi, con questi segni di picchiettamento continuo sui loro corpi. E, cosa ancora più strana, è trovare nello stesso posto, alberi che prima non c’erano.”

 E qui cambiò completamente la sua espressione. La mia, invece, si corrucciò sempre di più, ma mi sembrava di aver trovato una risposta. Non sapevo come Nicola avrebbe potuto reagire.

“Sono qui anche per questo. So che di te posso fidarmi e che potrai aiutarmi a trovare un senso a tutto questo. Ma devi ascoltarmi. Stanno succedendo cose perchè un nuovo ordine sta cercando di schiacciare l’ordine  naturale delle cose. Ti sembrerà strano tutto questo ma esistono veramente forze antiche che hanno vissuto nel corso della Storia a contatto con la nostra società, cercando di trovare gli adepti adatti a custodire i Cinque Tesori della Forza, nascosti secondo lo schema del pentacolo rovesciato. Loro vivono a contatto con noi in un sistema bi-dimensionale, dove il nostro terreno è uguale al mondo che è sotto di noi. Non è né Paradiso né Inferno ma un mondo al contrario, con le nostre stesse realtà, ma vissuto da creature orripilanti create da noi nel nostro quotidiano. Sono le nostre Futilità: vivono in un bosco, nel limbo tra questo e l’altro mondo. Ora la nostra esistenza è messa a dura prova dal Nulla, che vuole rubare l’energia della Terra e trasformare tutto in cenere e… Alberi.”

“Seguimi”

Così interruppe il mio discorso chiedendomi di accompagnarlo. 

Pagammo e mi portò allo scavo archeologico di una Villa Romana ritrovata in paese qualche anno prima e che, grazie all’Università, negli ultimi anni erano riusciti ad avere risultati importanti dal punto di vista dei reperti ritrovati.

“La Villa de Neratii

E proprio mentre ci trovavamo all’interno di un vecchia costruzione di pietre, cominciò a raccontarmi una storia:

“Quello che tu racconti è tutto vero. Incontrai delle persone straniere, le vedevo muoversi per il paese da qualche anno a questa parte, in periodo di scavo. Vennero a chiedere informazioni una mattina dicendo che erano studenti di Archeologia di Milano. La nostra professoressa, nonché direttrice degli Scavi, si accostò a parlare con loro quando le chiesero se fosse stata trovata una pietra preziosa negli scavi e dove si trovasse il Monte Mutria. Ad una risposta negativa, questi diedero in escandescenze asserendo con forza che lei sapesse. Mi avvicinai per separarli e li strattonai. Si allontanarono e notai come, nonostante ci fosse un sole cocente, non c’era ombra dietro di loro. Questa cosa mi fece riflettere tantissimo sul momento ma poi, preso dal lavoro, pensai ad altro. Quella sera, come era solito fare, rimasi per ultimo a sistemare gli attrezzi dicendo agli altri di trovarci al bar per una birra un’oretta più tardi. Fu lì che venni attaccato dagli individui della mattina, uniti ad un Essere pelato che aveva un occhio di rettile sul lato sinistro. Mi disse che sapevo dove fosse la pietra e che per la mia insolenza sarei stato punito. Dalle sue unghia sporgenti uscì un liquido nero che si posò sulle mie scarpe, nella zona delle dita. Successivamente, si insinuò dentro di me e sentii un forte dolore.”

Si tolse le scarpe e vidi le sue dita dei piedi: trasformate in pezzi di legno, quasi come radici di un albero!

Rimasi scioccato. “Mi disse -continuò- che ogni giorno pari i miei piedi si sarebbero trasformati in radici e, col passare del tempo, questa maledizione si sarebbe estesa su tutto il corpo. Ogni luna piena sarebbe cresciuta.” 

“Bastardi! Devono pagare per questo!”

“Devono pagarla, ho sete di vendetta per tutto questo! Anche se so che rimarrò come gli altri, devo riuscire a fermarli. Ho bisogno del tuo aiuto Pep.”

“E io del tuo! Abbiamo bisogno di trovare Māra alle Pendici del Mutria. Lei ci aiuterà e insieme proteggeremo il Lapis Lazulo Viola”

“Māra? Lapis Lazulo viola? Pensavo fossero leggende…”

“Ora, per quello che hai vissuto, puoi capire che non sono così… e il tuo bagaglio di conoscenza può servirci per salvare questo angolo di Terra dal Nulla!”

Fu così che ci preparammo per incamminarci lungo le pendici del Mutria, prendendo dal magazzino dello scavo alcune attrezzature: corde, moschetti, elmetti da minatore. Sapere di poter puntare su Nicola mi rese più sicuro sull’obiettivo di questa avventura ma, allo stesso tempo, era forte in me il desiderio di proteggerlo dalla maledizione che aveva subìto. Il nostro viaggio all’interno del Mutria stava per iniziare: arrivammo alle pendici del Massiccio, dove finiva la strada e cominciammo a prepararci per la scalata. In quel momento, uno stormo di uccelli neri ci volò intorno, a bassa quota, per poi tornare a salire. 

Li schivammo ed emisero un suono fortissimo dai loro becchi. Notai che non lasciavano ombre dietro di loro e ricordai le parole di Nicola.

Ci guardammo e cominciammo a salire, senza paura.

ALL IS VIOLENT, ALL IS BRIGHT

La notte sembrava non finire mai ma non avvertivo stanchezza. Continuavo a danzare senza un perché, in preda a quella isteria, con delle creature che oramai sentivo vicine, mie. Chi avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato, un giorno, a condividere il quotidiano con qualcosa che credevo non esistesse. Nella mia vita, il sovrannaturale ha sempre avuto il suo fascino ma mai avrei pensato che diventasse realtà. La maggior parte delle persone sarebbe scappata a gambe levate o avrebbe chiamato un esorcista. Io, invece, dopo un inizio faticoso da digerire, sembravo oramai abituato a vivere con i miei nuovi ‘amici’.

Eravamo ubriachi di Idromele, le creature sembravano godere di questa situazione di non controllo e anch’io sembravo non disdegnarla.

Mi appoggiai ad un albero e mi sentii accarezzare. Per la sbronza che avevo, avrei detto di averlo immaginato fino a che sentii abbracciarmi calorosamente. Mi girai e vidi che l’Albero aveva forma metà umana metà legnosa. Il suo viso era sorridente e genuino. Prima di lasciare la presa, mi sussurrò qualcosa nell’orecchio: “Cerca la tua sorgente. Cerca Māra.”

Rimasi un pò a pensare, poi, arrivarono le creature e mi riportarono a bere . Credo sia l’ultimo ricordo lucido di quella giornata, tanto che, al mio risveglio, mi ritrovai nel mio letto, con una profondo mal di testa e la bocca impastata, come se avessi il cemento a presa rapida. Il mio aspetto non era dei migliori e il caldo esagerato di questi giorni di Agosto accentuava questo mio senso di sofferenza. Non feci in tempo ad alzarmi che dovetti correre di corsa in bagno a vomitare. Una, due, tre volte di seguito. Come ogni altra volta, dai 18 ad oggi, dissi a me stesso che non avrei più bevuto, ma sapevo già che sarebbe stata l’ennesima illusione personale fatta parola. Cercai di darmi un tono e mi vestii velocemente per andare a lavoro. Non ero in ritardo ma nello stato di scombussolamento in cui versavo era meglio anticipare le cose. Cosa avrei raccontato ai miei colleghi quando mi avrebbero chiesto della mia riconoscibilissima faccia post-sbronza? Di certo, non che avevo trascorso la mia giornata di riposo senza gli occhi, trasportato da un vortice d’aria e poi ubriaco fradicio con delle creature sovrannaturali ahahah.

Alla fine, tutti questi pensieri vennero cancellati dal ritmo lavorativo pieno, con il mio essere che arrancava. Tutto questo continuo correre, senza avere quasi neanche il tempo per pisciare, mi metteva alle strette.

Andai in pausa pranzo, cercai di mangiare il più leggero possibile e andai in bagno. Mi sciacquai la faccia e, mentre alzavo la testa verso lo specchio, notai un post-it attaccato. C’era scritto: “Sei sicuro che sia questo che vuoi per la tua vita? Cerca la tua Sorgente.” E i miei occhi riflessi sul vetro tornarono ad essere neri.

Era la seconda volta, in poco tempo, che quelle parole facevano capolino ed ero intenzionato a comprendere cosa stesse succedendo.

Continuai il mio lavoro quotidiano finché arrivò un collega con un pacco consegnato per me. Aprii la confezione e trovai una collana con una pietra nera, sotto di essa, un bigliettino: “Ore 22.30, Zeppelin.”

Un appuntamento al buio… oppure, sapevo già chi sarei andato a trovare?

Per i miei colleghi, questa scena in cui leggevo un bigliettino era sinonimo di qualche incontro che sarebbe finito in alcool &perversione, mentre io cercavo di tergiversare con un pò di pseudo imbarazzo addosso.

Finii di lavorare alle 20.30 e mi preparai per l’appuntamento. Uscii in anticipo come mio solito e mi recai in questo locale, conosco i proprietari oramai da una vita, grazie alla passione reciproca per il Metal e per i concerti. Approfittai dell’anticipo di mezz’ora per fermarmi a parlare con Roberto che, nonostante sia sopra i 40 da tempo, conserva questa immagine da metalhead mista a vichingo, con il pizzetto folto oramai bicolore tra il castano e i grigio e la pancia rotonda figlia di tante Forst.

“Ehi ragazzo! Da quanto tempo! Che ci fai qua?”, mi salutò con la sua solita tonalità gioviale. Cominciammo a parlare del più e del meno, delle nuove uscite di dischi e dell’attività live che svolgeva assieme ad altri vecchi conoscenti della scena Metal Molisana, i Blacksters con scorci Sanniti Sakahiter. Nel frattempo arrivò anche Danilo, l’altro proprietario del bar, a salutarmi. Dopo i convenevoli, si avvicinò e mi disse all’orecchio: “C’ è una ragazza nella sala che ti sta aspettando.” Li salutai, presi la mia birra e scesi in sala.

Non mi aspettavo altro che lei, Ereshkigal, nel suo aspetto ‘umano’ e riconoscibile. Portava una bombetta nera che copriva in parte la sua folta chioma rossa, tubino scuro e Dr.Martens ai piedi.

“Puntuale come sempre !” mi disse, avvicinandosi per salutarmi.

“Comportiamoci come il resto degli umani!” disse, con il suo tono sempre molto formale, quasi regale.

“Allora, per una volta scendiamo allo stesso livello, ci stai? Per questa sera niente diktat , solo discorsi in libertà “y a vivir“, come fanno veramente gli ‘umani’, ok?”

Sorrise e, da questo momento, la tensione si allentò.

Ordinammo da mangiare, e le consigliai “Molisn’t”, l’hamburger con scaglie di tartufo e pecorino di grotta, uno dei miei preferiti fatti in questo locale. Mi sembrava davvero di non avere di fronte a me una divinità-mostro esistente dall’alba dei tempi nell’Universo, ma una persona dotata di profondo senso critico e saggezza. Cominciammo a parlare di questa terra, il Molise, tra un bicchiere di vino rosso e un altro versato, e nacque una profonda digressione:

“Sai, ho scoperto questa Terra tantissimo tempo fa, quando seguivo la popolazione locale durante il VerSacrum, nei pressi del monte Mutria. Rimasi colpita dalla sua energia spirituale e magica e quei rituali animali li sentivo miei, figli della nostra tradizione tramandata attraverso il sangue. Qui trovai la mia casa, travestita da umana. Mi feci notare per le mie doti ‘magiche’ e di guaritrice e restai con loro. Assistei alle guerre con i Romani e dalla corruzione che si insinuò nella popolazione nonostante intimassi loro ciò che stava per accadere. Da lì, i trattati di “pace” e la desannitizzazione. Mi trasferii come eremita sul Monte Matese e vissi lì, in solitudine. Diventò il mio faro nel mondo, il mio aspetto si tramutò nella mia forma divinatoria che voleva tentare di indirizzare l’Universo ma, alla fine, ne sono solo guardiano e messaggero .”

Ero così assorto in questo racconto che non riuscivo ad avere reazioni. Avrei ascoltato questo discorso tutta la notte.

“Che vuol dire che sei solo ‘messaggero’ ?”

“Che tutti serviamo qualcuno. Lilith, che ha ‘salvato’ la tua vita terrena, è la nostra Stella del Sud. Il nostro Smeraldo protettore, la Saggezza e il nostro Spirito Guerriero. Io, lei e Māra siamo, come dite voi umani, quasi sorelle, legate a questa dimensione per proteggerla e servirla, per mantenere l’ordine naturale delle cose.”

“Difendere da cosa?” risposi.

“Dal Nulla. “

“Cos ‘è il Nulla ?”

“Il Nulla è attorno a te, è anche dentro di te. Nelle parole, opere, pensieri. E’ qualcosa che ha distrutto l’opera che Noi antichi avevamo costruito nel tempo, con la magia, i rituali, i nostri Templi. Tutto sparito. Per rimanere ‘in piedi’, abbiamo dovuto stringere patti con loro, creando quello che vedi, il Bosco delle Futilità e altri luoghi in questa regione che ci ospita e che cerchiamo di servire. Ora, il nostro ‘esercito’ sta lentamente cadendo, trasformato in alberi. Il prezzo da pagare per le creature che si fanno ammaliare da questo canto di sirene è rimanere per l’eternità fermi, immobili, senza poter avere un senso di vita, condannati all’immobilismo eterno. Questo perché il Nulla ha deciso di rompere il patto e fare di noi sacrificio per il suo popolo. Noi siamo il ‘Male’ e, come ogni azione di propaganda, esso ha bisogno di un ‘nemico immaginario’ da combattere.”

“E io cosa posso fare?”

“Tu, discepolo, devi proteggere la nostra fonte vitale, il Lapis Lazulo Viola. Esso è situato dove ebbe inizio la Nostra Storia, sulle pendici del Monte Mutria. Per far questo, hai bisogno di partire e trovare la tua Sorgente. “

“Ma non posso lasciare tutto questo! Cos’è la Sorgente?”

“Tutto questo non ti appartiene, è solo frutto del tuo bisogno primario di sopravvivere. Sei tu che dai importanza a tutto questo ma, ora, hai bisogno di trovare quello che c’è in te come Bene Maximo. Solo questo rimetterà in equilibrio tutto.”

Tirò fuori una mappa con alcuni luoghi segnati come tappe. Avevo la faccia persa e perplessa di chi non stava capendo nulla di tutto ciò. Pagai e uscimmo.

Mi abbracciò e mi sussurrò: “Ora sai cosa fare. Cerca la Sorgente, cerca Māra che ti darà ristoro e aiuterà . Io sarò con te. Confido in te.”

Poi, sparì nel nulla, mentre dallo Zeppelin partirono i God is an Astronaut.

Era proprio come quella canzone nell’aria, tutto Violento e tutto Luminoso.

SPECTRE AT THE FEAST

Il Vuoto. 

Vivere pensando di non poter vedere mi stava logorando. Questa parte di “addestramento ” non mi stava appassionando, più passava il tempo e più mi saliva l’ansia. 

“Smettila di frignare discepolo! Non è questo il momento di avere paura. Sei al sicuro e tutto questo, come sai, è necessario. Hai tanto da imparare, soprattutto per trovare la calma in questi momenti. Eppure, nella vita lavorativa sei principalmente un problem solver, nei momenti più difficili trovi la calma per prendere la decisione più giusta e ora non riesci a stare senza gli occhi per un pò di tempo! Basta lamentarti e segui ciò che ti dico, altrimenti sarò costretta a farti rimanere così!”

“Come posso rimanere calmo se non riesco a vedere?” risposi. 

“È quella la Bellezza! Ti sei mai chiesto come Giulio riusciva a capire cosa lo circondasse? Grazie all’utilizzo degli altri sensi. Grazie alla mente, puoi riuscire ad orientarti senza aver bisogno della vista. Ora calmati e seguimi.”

“Ci provo, anche se mi sembra impossibile farlo”

“Non sarà una cosa di un giorno. In questi giorni, avrai la fortuna di farlo senza i tuoi organi, ma nella vita reale dovrai essere capace di farlo senza aprirli.”

“E come si fa?”

“Usando la memoria fotografica e buon senso di orientamento. Ora prova a camminare da solo, senza appoggiarti. Asmodeus ti aiuterà per un breve tratto, poi dovrai essere in grado di farlo da solo. Non importa se cadrai, questo è essenziale: fallire per rialzarsi. 

Prima di iniziare: cosa ti ricordi di questo posto?”

Cercai di concentrarmi e trovare una risposta veloce a questa domanda, poi risposi: 

“Ricordo un viale alberato, su entrambi i lati. Un sentiero che sembra la navata di una cattedrale per quanto lungo, un altare in fondo dove sei tu. Dietro l’altare, un piano rialzato come un grande albero. Non ricordo nient’altro.”

“Notevole discepolo! Hai una memoria fotografica rara! Ora, visti i tuoi ricordi, puoi cercare di camminare e arrivare fin qui? Concentrati sul percorso che hai appena raccontato, Asmodeus ti accompagnerà per un tratto, poi non lo sentirai più. Sarà allora che il tuo percorso avrà un senso.”

Asmodeus, con il suo fare gentile, mi mise una mano sul fianco e cominciammo a camminare lentamente. Ogni due passi, mi ripeteva nell’orecchio: 

“Pensa ai tuoi occhi, a quanto sono importanti… ricorda cosa c’è qui e arriverai dove vuoi.” 

Sentii il suo braccio sfilarsi e provai a camminare da solo. Era tutto nero intorno a me, non sapevo dove appoggiarmi e cosa fare ma, seguendo solo le mie immagini fotografiche, continuai finché caddi. Al momento di rialzarmi, Ereshkigal esclamò: 

“Cerca dentro te il modo di rimetterti in piedi, sai quello che c’è intorno a te!” 

Ma, nel momento in cui provai a farlo, notai che qualcosa era cambiato.

Aprii le braccia e sentii qualcosa di solido su cui si appoggiavano: legno. 

Non c’era più solo un sentiero ma sembrava che gli alberi si fossero spostati. 

Mi sentii rassicurato e sorrisi.

 In quel momento la voce della Guardiana si fece cupa: “So che stai pensando di aver trovato, grazie agli alberi, un modo più semplice di uscirne ma, loro, non sono in questo posto per darti una scorciatoia, anzi. Continua e lo vedrai.”

Continuai ad appoggiarmi finché i loro rami diventarono mobili, stringendomi al tronco, bloccandomi braccia e gambe. Dallo stesso albero che mi stava imprigionando, un sussurro: 

“Diventerai uno di noi. Tutti quelli che scappano dalle proprie responsabilità diventano alberi. Prova ad uscire.”

Cominciai ad urlare, cercando, invano, di divincolarmi. La sola forza non bastava.

“Non usare la forza, ma quello che ti ho insegnato alle Cascate. Usa il tuo sentiero interiore per andare oltre l’albero. Prova a concentrarti e a violare quel vincolo, altrimenti rimarrai bloccato. Gli alberi sentono la tua ansia e, più aumenta, più più stringono. Abbiamo tutto il tempo per farlo e sei a buon punto. Ricorda: vai oltre i tuoi sensi!”

Cercai di trovare in me un punto sereno dal quale uscirne, ma non riuscivo a vedere al di là del pericolo che stavo vivendo. La paura diventò sempre più forte e sentii, di fronte a me, il fiato sul collo delle creature del bosco che si stavano nutrendo di quell’evento. Karelis, il più affamato, esclamò: ” E’ davvero un piacere mangiare la tua carne mentre hai paura di guardarti dentro!”

 E mi afferrò, con la bocca, il ventre. 

In quel momento mi abbandonai totalmente e la mia mente si rifugiò in un pensiero dolce, quasi per caso. Una passeggiata sulla spiaggia, abbracciati, con il rumore delle onde che si infrangevano. 

Mi rilassò. 

Nonostante vedessi solo uno spazio nero, riuscivo a sentire le vibrazioni di chi avevo intorno e, con una mano, accarezzai Karelis sulla testa. In quel momento esatto, smise di mordermi e mi disse:

 “Hai capito dove sono e hai trovato il tuo punto focale interiore.” lasciando la presa del tutto.

 Lo stesso fece l’albero, accarezzandomi il volto con il ramo.

“Nella difficoltà di non vedere, hai trovato il modo per farlo senza gli occhi. Grazie ad un pensiero positivo sei riuscito ad avere un processo decisionale veloce.”

Ero fortemente contrariato: “Mi stavate ammazzando!”

Ereshkigal tuonò: 

“Ti stavi ammazzando da solo! La paura nutre le creature, ciò che loro e gli alberi ti hanno fatto, vive delle vibrazioni basse. Dare un cambio al percorso è ciò che succede quando trovi un imprevisto. Ora vieni da me.” 

In quel momento sentii la pioggia scendere a tamburo battente, ma avevo capito come fare. 

O meglio, pensavo di aver capito.

Cominciai a camminare ma caddi ancora. E ancora. Non avendo più la forza di rialzarmi cominciai, a strisciare finché non arrivai a sentire il tocco di una forma umana. Una gamba.

Sentii una forza enorme che mi alzò di peso e mi fece levitare, stavo fluttuando nell’aria e non capivo come. In quel momento, vidi un forte flash di luci, toccai i miei occhi e li sentii finalmente al loro posto.

Li aprii e… ero avvolto dalla nebbia, fluttuavo in essa. 

All’improvviso, questa forza mi abbandonò e caddi ai piedi di Ereshkigal.

Tutto intorno a me cominciò a ridere a crepapelle, con il mio corpo immerso nel fango.

“Scusa per l’atterraggio, la Nebbia non ha modi gentili per andare via. Ora segui le creature che ti faranno cambiare e ristorare un poco, ne hai bisogno.”

Seguii Karelis e gli altri due mostri in una casa di legno. Aveva la classica sembianza delle casette di montagna con il muschio sul tetto. Mi lavai e mi diedero un cambio. 

Intanto, continuavo a guardarmi allo specchio e rivedevo i miei occhi al loro posto. 

Li toccai. 

Ebbi un improvviso flashback e, per un attimo,  cambiò ciò che vedevo.

Mi fermai un istante, poi mi sistemai e andai via.

Karelis mi aspettava fuori dalla porta e mi riaccompagnò. 

“Dopo una giornata così impegnativa è il momento di mangiare tutti insieme. Sei stato bravo, e lo sarai sempre di più.”

Mentre parlava,lo guardai ancora in faccia e gli dissi: 

“Io ti ho visto, in un’altra forma.” 

Lui sogghignò, e rispose: 

“Se ci vedi nella realtà che siamo è perchè hai appreso l’insegnamento di oggi. Anche io ho visto te nella tua vera forma…” 

Mi lasciò basito, perplesso.

Arrivammo al momento conviviale.

Tavola imbandita e tutti in preda alla condivisione e alla voglia di festeggiare.

Mi sembrò un Dèja Vu.

Dopo il brindisi, arrivarono le portate. 

Mi fu spiegato che, in mio onore, era stato sacrificato un capretto, cotto alla brace, come da antica tradizione. 

Mangiammo, tutto mi sembrava naturale, nonostante avessi ancora in testa quelle immagini della prova.

Ereshkigal prese la parola: 

“Oggi hai potuto sperimentare sulla tua pelle cosa significa vivere senza la vista. Uno spazio dell’oblio in cui è fondamentale rimanere, cercare di guardare con gli occhi che sono dentro di noi. Hai avuto difficoltà ma, come tutte le prime volte, dovrai abituarti a guardare al di là dei tuoi sensi e fidarti di quello che vedi nel tuo interno. Ora, però, siamo curiosi di chiederti cosa hai visto in quei momenti in cui hai trovato il tuo focus.” 

Mi alzai e presi a raccontare: 

“Vi ho visti nelle vostre forme umane. Eravate umani pronti a mangiarmi. Solo l’albero è rimasto nella sua forma classica. Tu, Karelis, eri una donna pronta ad addentarmi e tu, Asmodeus, un uomo con la barba che godeva nel vedermi soffrire. Ho visto questo, e, subito dopo il ritorno della vista, non eravate più così.” 

Erehskigal si alzò e rispose: 

“L’obiettivo di questa prova non solo era di orientarti ma, soprattutto, era quello di vedere al di là delle apparenze. Tu ci hai visto per quello che dentro di noi siamo perchè dietro la corazza di ‘mostro’ siamo umani come te. Ci hai visto nelle nostre debolezze e perversioni. Come abbiamo visto te.”

“E cosa avete visto?”

“Un demone nel corpo di uomo.”

Come noi.

In quel momento, prese uno specchio e mi mostrò i miei occhi color nero pece formarsi. 

“Non aver paura, è la tua realtà.”

In quel momento, una delle creature portò a tavola un calice pieno di sangue.

“Bevi questo nettare animale, è in tuo onore. La tua natura non può essere cambiata. Non esorcizzarla, valorizzala assieme a noi!”

Bevvi.

In quel momento sentii una musica tribale venire da lontano. Si aprirono le danze e mi unii a loro a festeggiare, senza limiti.

ORA CHE HO PERSO LA VISTA CI VEDO DI PIU’

Tornai da quella esperienza alla vita quotidiana come sempre ,dormendo e sognando. Eh già, tornare alla vita e sembrare come se non fosse successo uno dei miei leitmotiv di questi mesi “particolari”.

Il tutto nella più totale tranquillità, i sogni erano vivi e particolarmente placidi.

Essere seduti al mare e rimanere fisso a guardare l’orizzonte, senza che niente e nessuno riusciva a disturbarmi. Gli occhi attaccati al movimento delle onde e svuotare la mente. Questi sogni sembravano meramente attimi di meditazione infiniti. Un loop che desideravo non finisse mai.

Fino a che un simpatico felino non inizia a leccarti la faccia e tu, una volta aperto gli occhi ti guarda con quel musetto simpatico quasi a dirti ” Cazzo dormi? Ho fame ,altrimenti ti butto casa a terra”, e tu ,da simpatico cameriere , accetti e con amore gli dai tutto quello che vuole.

Ricominciai a lavorare più forte di prima, deciso di non pensare a nulla al momento, e in caso di chiamata avrei risposto “presente “. Le giornate passavano tra le risate in ufficio e i ritorni all’attività fisica. Diciamo che in questi mesi di chiusura la palestra è stata abbondantemente messa da parte. L’immobilismo del lockdown mi ha riportato ad aumentare di peso, e ora lentamente sto tornando a un piacevole ritorno a godermi un pò di sana “fatica”.

La sessione di palestra passò tra le fatiche di “recupero” tra un esercizio e un altro, le richieste di filmare il body builder intento a controllare i movimenti dei propri muscoli e i discorsi divertentissimi del Personal Trainer Raf. Tra New World Order ,discorsi sul cibo casereccio e prodotti “fit ” le sessioni volano via.

Oggi la sala era abbastanza frequentata di nuovi volti, e ogni tanto mi sembrava di essere osservato. Sapete, quella sensazione che qualcuno ti guarda con discrezione cominciava ad assalirmi. Finche non feci caso ad un ragazzo che mi scrutò facendomi l’occhiolino: in quel momento il suo occhio si colorò totalmente di nero, e sul suo bicipite uscì fuori un sigillo.

Avevo di fronte a me qualcosa che potevo vedere solo io.

Subito dopo scomparve.

Non mi sorprese più di tanto, stavo vivendo quasi ogni giorno la visione di presenze.

Finii il mio allenamento e uscii dalla palestra.

Lo ritrovai appoggiato al lampione ,come se stesse aspettando qualcuno. Sulla luce un altro a scrutare.

” Onore a te Prescelto”, disse

lo guardai sorpreso e risposi : “Prescelto? Chi è il prescelto?”

“Tu sei il prescelto. Non si torna dal Regno dei Morti senza essere Prescelti da qualcuno. Se poi quel “qualcuno” è la Regina Lilith non esiste altra “definizione”. Nel Bosco sembravi li per caso, ora so che nulla avviene avviene per caso.”

Il suo discorso mentre illuminava i suoi occhi di “bragia” arricchiva un’altra tassello a questo puzzle che sempre di più diventava ricco di sorprese. E sembrava sempre più non essere l’ultima.

“Eri nel Bosco?”

“Io sono una Creatura del Bosco e vivo dentro te da sempre. Sono cresciuto nella tua anima grazie alla tua capacità di tenere le cose per te : affetti, materialità ,rapporti interpersonali . Il mio Nome è Mammona, ed è mio onore servirti”.

In quel momento mostro la sua faccia e ricordai di averla vista nel bosco.

“Insomma tu sei una creatura alimentata da me stesso?”

“Esatto. Ogni “creatura” che possiedi dentro di te ,di ogni cosa che hai fatto nella tua vita ha una vita propria. Futilità, lussuria, Abuso mentale , ed eccomi ,Avarizia, sono forme reali che ti accompagneranno sempre. Puoi contenerci e non farci sparire, oppure valorizzarle, per vivere con consapevolezza.”

“Avarizia? Non ricordo di essere stato avaro in vita mia!”, risposi

Cominciò a ridere e rispose : “Non è un caso che sei all’inizio del tuo percorso, non sai nemmeno come sei ahahah, ma questo è un altro discorso. Sono qui per dirti che siamo qui per “servirti”, ma ricorda, non provare a scappare da questa realtà, i risvolti potrebbero essere molto dolorosi, per te e per tutto il resto che ti circonda”

Annuii e mi riavviai verso casa, non curante verso le sue parole. Sapevo di aver incontrato cosa? magari un demone come me che serve il Bosco e Ereshkigal? Sentii il bisogno di non aver bisogno di sedicenti amichetti aiutanti ,e in che modo potrebbero farlo? Non posso tornare alla mia vita di prima ,nemmeno se potessi quindi…passo e chiudo.

Dopo aver cenato mi riposai sul divano con la tv accesa, intento a guardare una serie prima di addormentarmi. “Supernatural” ,tanto per rimanere in tema. Sono da sempre un fan dei fratelli Winchester e delle loro peripezie sovrannaturali, anche se le ultime stagioni sembrano riempitivi più che altro.

Si trovarono in un bosco in cerca di un Wendigo, poi tutto di tratto sparirono dallo schermo ,rimanendo un fermo immagine del bosco. Mi avvicinai alla TV per vedere se era un problema di connessione ma nulla : bloccato.

Dalla tv in quel momento uscii una mano che mi prese per le gambe ,cercando di portandomi al suo interno. Mi lasciai andare e entrai in essa.

“Vi sembra il modo di tirarmi dentro? Non mi aspettavo il tappeto rosso ma nemmeno di essere scaraventato dentro una TV “dissi ridendo

“Siamo allegri oggi, Discepolo? Scusaci per i modi , ma Asmodeus non è per cose gentili, soprattutto la sua magia “

“Ereshkigal”

“Discepolo”

“Cosa ci faccio qui stavolta?”

“Questa è la tua casa ,anche se fai finta di non saperlo. Anche i Winchester lo sanno , ahahah”

Il clima era gioviale e cominciammo a camminare lungo il Bosco, e ci lasciamo andare in una chiacchierata distesa

“Ho saputo che hai incontrato Mammona, mi ha raccontato del vostro incontro e della sua proposta di fedeltà.”

“Sì,è stato gentile ,soprattutto a spiegarmi come funziona con “loro”. Non ho capito bene cosa intendeva con “servirmi”. Del resto credo che qui sia per imparare qualcosa, non per diventare qualcosa .”

“E’ lì l’errore. Se sei tornato dal Regno dei Morti è perchè sei per noi qualcosa. Le creature che tu hai creato sono le stesse che ti “servono” . Anche se sono state scelte “sbagliate” ,loro sono con te. Per aiutarti ad essere meglio di quello che hai creato e cambiare disegno nella Tela. Ti ho regalato il dipinto per quello,perchè ogni volta che seguirai il tuo interiore essa cambierà. Ma ricorda: abusare delle tue creature può portarti alla fine , contenerle a creare consapevolezza. Ma tutto questo lo capirai durante l’addestramento. E’ per questo che sei qui.”

“Cosa vuol dire Contenerle?”

“Vuol dire conviverci. Non puoi cancellare ciò che hai vissuto, ma puoi smussare il suo contenuto. Per quanto siano esseri spregevoli aiutano a trovare il significato nelle proprie azioni. Come ogni spirito oscuro ha una forme di luce in sé,e tocca a te capire trovarlo. Ma oggi sei per vedere con altri occhi “.

Tutto mi sembrava chiaro ,e al momento opportuno avrei capito il suo aspetto pratico. Ora c’era altro da imparare, e avevo tanta voglia di capire cosa.

“Gli occhi?”

Sì. Oggi in questo addestramento imparerai a vedere senza occhi. Non ne avrai bisogno. Sarà doloroso ma ti servirà.

“In che senso doloroso?”risposi

“Ricordi Giulio? Il gatto cieco che adoravi tempo fa? Lui nonostante non vedesse sapeva riconoscere le superfici dove viveva, dove appigliarsi per cercare un affetto sincero, dove mangiare. Tu diventerai come Giulio, cercando di capire come si vive vedendo solo un lungo sprofondo oscuro.”

“Perchè tutto questo?”

“Perchè tutto l’essenziale che ti serve di vedere non è negli occhi, ma nella tua Grazia. Voi umani stolti avete perso il privilegio di guardare al di là dei vostri sensi. Un buon discepolo deve saper guardare se stesso e tutto senza gli occhi. Deve saper guardare la parte sommersa dell’Iceberg.”

In quel momento mosse la mano verso di me e vidi una forte luce evocarsi. Sentii come strapparmi gli occhi dalle orbite. Finita la luce tutto diventò divento cupo.

Mi toccai la superficie oculari e non li sentivo più, tranne che un leggero rivolo denso accolse il mio dito . Sangue.

“Cosa mi hai fatto?”

“Ora tutto questo non ti servirà. Li riavrai a tempo debito. Ora seguimi in quel che ti dico e vedrai che ora senza vista vedrai di più. L’universo in tutte le sue forme.”