ALL IS VIOLENT, ALL IS BRIGHT

La notte sembrava non finire mai ma non avvertivo stanchezza. Continuavo a danzare senza un perché, in preda a quella isteria, con delle creature che oramai sentivo vicine, mie. Chi avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato, un giorno, a condividere il quotidiano con qualcosa che credevo non esistesse. Nella mia vita, il sovrannaturale ha sempre avuto il suo fascino ma mai avrei pensato che diventasse realtà. La maggior parte delle persone sarebbe scappata a gambe levate o avrebbe chiamato un esorcista. Io, invece, dopo un inizio faticoso da digerire, sembravo oramai abituato a vivere con i miei nuovi ‘amici’.

Eravamo ubriachi di Idromele, le creature sembravano godere di questa situazione di non controllo e anch’io sembravo non disdegnarla.

Mi appoggiai ad un albero e mi sentii accarezzare. Per la sbronza che avevo, avrei detto di averlo immaginato fino a che sentii abbracciarmi calorosamente. Mi girai e vidi che l’Albero aveva forma metà umana metà legnosa. Il suo viso era sorridente e genuino. Prima di lasciare la presa, mi sussurrò qualcosa nell’orecchio: “Cerca la tua sorgente. Cerca Māra.”

Rimasi un pò a pensare, poi, arrivarono le creature e mi riportarono a bere . Credo sia l’ultimo ricordo lucido di quella giornata, tanto che, al mio risveglio, mi ritrovai nel mio letto, con una profondo mal di testa e la bocca impastata, come se avessi il cemento a presa rapida. Il mio aspetto non era dei migliori e il caldo esagerato di questi giorni di Agosto accentuava questo mio senso di sofferenza. Non feci in tempo ad alzarmi che dovetti correre di corsa in bagno a vomitare. Una, due, tre volte di seguito. Come ogni altra volta, dai 18 ad oggi, dissi a me stesso che non avrei più bevuto, ma sapevo già che sarebbe stata l’ennesima illusione personale fatta parola. Cercai di darmi un tono e mi vestii velocemente per andare a lavoro. Non ero in ritardo ma nello stato di scombussolamento in cui versavo era meglio anticipare le cose. Cosa avrei raccontato ai miei colleghi quando mi avrebbero chiesto della mia riconoscibilissima faccia post-sbronza? Di certo, non che avevo trascorso la mia giornata di riposo senza gli occhi, trasportato da un vortice d’aria e poi ubriaco fradicio con delle creature sovrannaturali ahahah.

Alla fine, tutti questi pensieri vennero cancellati dal ritmo lavorativo pieno, con il mio essere che arrancava. Tutto questo continuo correre, senza avere quasi neanche il tempo per pisciare, mi metteva alle strette.

Andai in pausa pranzo, cercai di mangiare il più leggero possibile e andai in bagno. Mi sciacquai la faccia e, mentre alzavo la testa verso lo specchio, notai un post-it attaccato. C’era scritto: “Sei sicuro che sia questo che vuoi per la tua vita? Cerca la tua Sorgente.” E i miei occhi riflessi sul vetro tornarono ad essere neri.

Era la seconda volta, in poco tempo, che quelle parole facevano capolino ed ero intenzionato a comprendere cosa stesse succedendo.

Continuai il mio lavoro quotidiano finché arrivò un collega con un pacco consegnato per me. Aprii la confezione e trovai una collana con una pietra nera, sotto di essa, un bigliettino: “Ore 22.30, Zeppelin.”

Un appuntamento al buio… oppure, sapevo già chi sarei andato a trovare?

Per i miei colleghi, questa scena in cui leggevo un bigliettino era sinonimo di qualche incontro che sarebbe finito in alcool &perversione, mentre io cercavo di tergiversare con un pò di pseudo imbarazzo addosso.

Finii di lavorare alle 20.30 e mi preparai per l’appuntamento. Uscii in anticipo come mio solito e mi recai in questo locale, conosco i proprietari oramai da una vita, grazie alla passione reciproca per il Metal e per i concerti. Approfittai dell’anticipo di mezz’ora per fermarmi a parlare con Roberto che, nonostante sia sopra i 40 da tempo, conserva questa immagine da metalhead mista a vichingo, con il pizzetto folto oramai bicolore tra il castano e i grigio e la pancia rotonda figlia di tante Forst.

“Ehi ragazzo! Da quanto tempo! Che ci fai qua?”, mi salutò con la sua solita tonalità gioviale. Cominciammo a parlare del più e del meno, delle nuove uscite di dischi e dell’attività live che svolgeva assieme ad altri vecchi conoscenti della scena Metal Molisana, i Blacksters con scorci Sanniti Sakahiter. Nel frattempo arrivò anche Danilo, l’altro proprietario del bar, a salutarmi. Dopo i convenevoli, si avvicinò e mi disse all’orecchio: “C’ è una ragazza nella sala che ti sta aspettando.” Li salutai, presi la mia birra e scesi in sala.

Non mi aspettavo altro che lei, Ereshkigal, nel suo aspetto ‘umano’ e riconoscibile. Portava una bombetta nera che copriva in parte la sua folta chioma rossa, tubino scuro e Dr.Martens ai piedi.

“Puntuale come sempre !” mi disse, avvicinandosi per salutarmi.

“Comportiamoci come il resto degli umani!” disse, con il suo tono sempre molto formale, quasi regale.

“Allora, per una volta scendiamo allo stesso livello, ci stai? Per questa sera niente diktat , solo discorsi in libertà “y a vivir“, come fanno veramente gli ‘umani’, ok?”

Sorrise e, da questo momento, la tensione si allentò.

Ordinammo da mangiare, e le consigliai l’hamburger con scaglie di tartufo e pecorino di grotta, uno dei miei preferiti fatti in questo locale. Mi sembrava davvero di non avere di fronte a me una divinità-mostro esistente dall’alba dei tempi nell’Universo, ma una persona dotata di profondo senso critico e saggezza. Cominciammo a parlare di questa terra, il Molise, tra un bicchiere di vino rosso e un altro versato, e nacque una profonda digressione:

“Sai, ho scoperto questa Terra tantissimo tempo fa, quando seguivo la popolazione locale durante il VerSacrum, nei pressi del monte Mutria. Rimasi colpita dalla sua energia spirituale e magica e quei rituali animali li sentivo miei, figli della nostra tradizione tramandata attraverso il sangue. Qui trovai la mia casa, travestita da umana. Mi feci notare per le mie doti ‘magiche’ e di guaritrice e restai con loro. Assistei alle guerre con i Romani e dalla corruzione che si insinuò nella popolazione nonostante intimassi loro ciò che stava per accadere. Da lì, i trattati di “pace” e la desannitizzazione. Mi trasferii come eremita sul Monte Matese e vissi lì, in solitudine. Diventò il mio faro nel mondo, il mio aspetto si tramutò nella mia forma divinatoria che voleva tentare di indirizzare l’Universo ma, alla fine, ne sono solo guardiano e messaggero .”

Ero così assorto in questo racconto che non riuscivo ad avere reazioni. Avrei ascoltato questo discorso tutta la notte.

“Che vuol dire che sei solo ‘messaggero’ ?”

“Che tutti serviamo qualcuno. Lilith, che ha ‘salvato’ la tua vita terrena, è la nostra Stella del Sud. Il nostro Smeraldo protettore, la Saggezza e il nostro Spirito Guerriero. Io, lei e Māra siamo, come dite voi umani, quasi sorelle, legate a questa dimensione per proteggerla e servirla, per mantenere l’ordine naturale delle cose.”

“Difendere da cosa?” risposi.

“Dal Nulla. “

“Cos ‘è il Nulla ?”

“Il Nulla è attorno a te, è anche dentro di te. Nelle parole, opere, pensieri. E’ qualcosa che ha distrutto l’opera che Noi antichi avevamo costruito nel tempo, con la magia, i rituali, i nostri Templi. Tutto sparito. Per rimanere ‘in piedi’, abbiamo dovuto stringere patti con loro, creando quello che vedi, il Bosco delle Futilità e altri luoghi in questa regione che ci ospita e che cerchiamo di servire. Ora, il nostro ‘esercito’ sta lentamente cadendo, trasformato in alberi. Il prezzo da pagare per le creature che si fanno ammaliare da questo canto di sirene è rimanere per l’eternità fermi, immobili, senza poter avere un senso di vita, condannati all’immobilismo eterno. Questo perché il Nulla ha deciso di rompere il patto e fare di noi sacrificio per il suo popolo. Noi siamo il ‘Male’ e, come ogni azione di propaganda, esso ha bisogno di un ‘nemico immaginario’ da combattere.”

“E io cosa posso fare?”

“Tu, discepolo, devi proteggere la nostra fonte vitale, il Lapis Lazulo Viola. Esso è situato dove ebbe inizio la Nostra Storia, sulle pendici del Monte Mutria. Per far questo, hai bisogno di partire e trovare la tua Sorgente. “

“Ma non posso lasciare tutto questo! Cos’è la Sorgente?”

“Tutto questo non ti appartiene, è solo frutto del tuo bisogno primario di sopravvivere. Sei tu che dai importanza a tutto questo ma, ora, hai bisogno di trovare quello che c’è in te come Bene Maximo. Solo questo rimetterà in equilibrio tutto.”

Tirò fuori una mappa con alcuni luoghi segnati come tappe. Avevo la faccia persa e perplessa di chi non stava capendo nulla di tutto ciò. Pagai e uscimmo.

Mi abbracciò e mi sussurrò: “Ora sai cosa fare. Cerca la Sorgente, cerca Māra che ti darà ristoro e aiuterà . Io sarò con te. Confido in te.”

Poi, sparì nel nulla, mentre dallo Zeppelin partirono i God is an Astronaut.

Era proprio come quella canzone nell’aria, tutto Violento e tutto Luminoso.

SPECTRE AT THE FEAST

Il Vuoto. 

Vivere pensando di non poter vedere mi stava logorando. Questa parte di “addestramento ” non mi stava appassionando, più passava il tempo e più mi saliva l’ansia. 

“Smettila di frignare discepolo! Non è questo il momento di avere paura. Sei al sicuro e tutto questo, come sai, è necessario. Hai tanto da imparare, soprattutto per trovare la calma in questi momenti. Eppure, nella vita lavorativa sei principalmente un problem solver, nei momenti più difficili trovi la calma per prendere la decisione più giusta e ora non riesci a stare senza gli occhi per un pò di tempo! Basta lamentarti e segui ciò che ti dico, altrimenti sarò costretta a farti rimanere così!”

“Come posso rimanere calmo se non riesco a vedere?” risposi. 

“È quella la Bellezza! Ti sei mai chiesto come Giulio riusciva a capire cosa lo circondasse? Grazie all’utilizzo degli altri sensi. Grazie alla mente, puoi riuscire ad orientarti senza aver bisogno della vista. Ora calmati e seguimi.”

“Ci provo, anche se mi sembra impossibile farlo”

“Non sarà una cosa di un giorno. In questi giorni, avrai la fortuna di farlo senza i tuoi organi, ma nella vita reale dovrai essere capace di farlo senza aprirli.”

“E come si fa?”

“Usando la memoria fotografica e buon senso di orientamento. Ora prova a camminare da solo, senza appoggiarti. Asmodeus ti aiuterà per un breve tratto, poi dovrai essere in grado di farlo da solo. Non importa se cadrai, questo è essenziale: fallire per rialzarsi. 

Prima di iniziare: cosa ti ricordi di questo posto?”

Cercai di concentrarmi e trovare una risposta veloce a questa domanda, poi risposi: 

“Ricordo un viale alberato, su entrambi i lati. Un sentiero che sembra la navata di una cattedrale per quanto lungo, un altare in fondo dove sei tu. Dietro l’altare, un piano rialzato come un grande albero. Non ricordo nient’altro.”

“Notevole discepolo! Hai una memoria fotografica rara! Ora, visti i tuoi ricordi, puoi cercare di camminare e arrivare fin qui? Concentrati sul percorso che hai appena raccontato, Asmodeus ti accompagnerà per un tratto, poi non lo sentirai più. Sarà allora che il tuo percorso avrà un senso.”

Asmodeus, con il suo fare gentile, mi mise una mano sul fianco e cominciammo a camminare lentamente. Ogni due passi, mi ripeteva nell’orecchio: 

“Pensa ai tuoi occhi, a quanto sono importanti… ricorda cosa c’è qui e arriverai dove vuoi.” 

Sentii il suo braccio sfilarsi e provai a camminare da solo. Era tutto nero intorno a me, non sapevo dove appoggiarmi e cosa fare ma, seguendo solo le mie immagini fotografiche, continuai finché caddi. Al momento di rialzarmi, Ereshkigal esclamò: 

“Cerca dentro te il modo di rimetterti in piedi, sai quello che c’è intorno a te!” 

Ma, nel momento in cui provai a farlo, notai che qualcosa era cambiato.

Aprii le braccia e sentii qualcosa di solido su cui si appoggiavano: legno. 

Non c’era più solo un sentiero ma sembrava che gli alberi si fossero spostati. 

Mi sentii rassicurato e sorrisi.

 In quel momento la voce della Guardiana si fece cupa: “So che stai pensando di aver trovato, grazie agli alberi, un modo più semplice di uscirne ma, loro, non sono in questo posto per darti una scorciatoia, anzi. Continua e lo vedrai.”

Continuai ad appoggiarmi finché i loro rami diventarono mobili, stringendomi al tronco, bloccandomi braccia e gambe. Dallo stesso albero che mi stava imprigionando, un sussurro: 

“Diventerai uno di noi. Tutti quelli che scappano dalle proprie responsabilità diventano alberi. Prova ad uscire.”

Cominciai ad urlare, cercando, invano, di divincolarmi. La sola forza non bastava.

“Non usare la forza, ma quello che ti ho insegnato alle Cascate. Usa il tuo sentiero interiore per andare oltre l’albero. Prova a concentrarti e a violare quel vincolo, altrimenti rimarrai bloccato. Gli alberi sentono la tua ansia e, più aumenta, più più stringono. Abbiamo tutto il tempo per farlo e sei a buon punto. Ricorda: vai oltre i tuoi sensi!”

Cercai di trovare in me un punto sereno dal quale uscirne, ma non riuscivo a vedere al di là del pericolo che stavo vivendo. La paura diventò sempre più forte e sentii, di fronte a me, il fiato sul collo delle creature del bosco che si stavano nutrendo di quell’evento. Karelis, il più affamato, esclamò: ” E’ davvero un piacere mangiare la tua carne mentre hai paura di guardarti dentro!”

 E mi afferrò, con la bocca, il ventre. 

In quel momento mi abbandonai totalmente e la mia mente si rifugiò in un pensiero dolce, quasi per caso. Una passeggiata sulla spiaggia, abbracciati, con il rumore delle onde che si infrangevano. 

Mi rilassò. 

Nonostante vedessi solo uno spazio nero, riuscivo a sentire le vibrazioni di chi avevo intorno e, con una mano, accarezzai Karelis sulla testa. In quel momento esatto, smise di mordermi e mi disse:

 “Hai capito dove sono e hai trovato il tuo punto focale interiore.” lasciando la presa del tutto.

 Lo stesso fece l’albero, accarezzandomi il volto con il ramo.

“Nella difficoltà di non vedere, hai trovato il modo per farlo senza gli occhi. Grazie ad un pensiero positivo sei riuscito ad avere un processo decisionale veloce.”

Ero fortemente contrariato: “Mi stavate ammazzando!”

Ereshkigal tuonò: 

“Ti stavi ammazzando da solo! La paura nutre le creature, ciò che loro e gli alberi ti hanno fatto, vive delle vibrazioni basse. Dare un cambio al percorso è ciò che succede quando trovi un imprevisto. Ora vieni da me.” 

In quel momento sentii la pioggia scendere a tamburo battente, ma avevo capito come fare. 

O meglio, pensavo di aver capito.

Cominciai a camminare ma caddi ancora. E ancora. Non avendo più la forza di rialzarmi cominciai, a strisciare finché non arrivai a sentire il tocco di una forma umana. Una gamba.

Sentii una forza enorme che mi alzò di peso e mi fece levitare, stavo fluttuando nell’aria e non capivo come. In quel momento, vidi un forte flash di luci, toccai i miei occhi e li sentii finalmente al loro posto.

Li aprii e… ero avvolto dalla nebbia, fluttuavo in essa. 

All’improvviso, questa forza mi abbandonò e caddi ai piedi di Ereshkigal.

Tutto intorno a me cominciò a ridere a crepapelle, con il mio corpo immerso nel fango.

“Scusa per l’atterraggio, la Nebbia non ha modi gentili per andare via. Ora segui le creature che ti faranno cambiare e ristorare un poco, ne hai bisogno.”

Seguii Karelis e gli altri due mostri in una casa di legno. Aveva la classica sembianza delle casette di montagna con il muschio sul tetto. Mi lavai e mi diedero un cambio. 

Intanto, continuavo a guardarmi allo specchio e rivedevo i miei occhi al loro posto. 

Li toccai. 

Ebbi un improvviso flashback e, per un attimo,  cambiò ciò che vedevo.

Mi fermai un istante, poi mi sistemai e andai via.

Karelis mi aspettava fuori dalla porta e mi riaccompagnò. 

“Dopo una giornata così impegnativa è il momento di mangiare tutti insieme. Sei stato bravo, e lo sarai sempre di più.”

Mentre parlava,lo guardai ancora in faccia e gli dissi: 

“Io ti ho visto, in un’altra forma.” 

Lui sogghignò, e rispose: 

“Se ci vedi nella realtà che siamo è perchè hai appreso l’insegnamento di oggi. Anche io ho visto te nella tua vera forma…” 

Mi lasciò basito, perplesso.

Arrivammo al momento conviviale.

Tavola imbandita e tutti in preda alla condivisione e alla voglia di festeggiare.

Mi sembrò un Dèja Vu.

Dopo il brindisi, arrivarono le portate. 

Mi fu spiegato che, in mio onore, era stato sacrificato un capretto, cotto alla brace, come da antica tradizione. 

Mangiammo, tutto mi sembrava naturale, nonostante avessi ancora in testa quelle immagini della prova.

Ereshkigal prese la parola: 

“Oggi hai potuto sperimentare sulla tua pelle cosa significa vivere senza la vista. Uno spazio dell’oblio in cui è fondamentale rimanere, cercare di guardare con gli occhi che sono dentro di noi. Hai avuto difficoltà ma, come tutte le prime volte, dovrai abituarti a guardare al di là dei tuoi sensi e fidarti di quello che vedi nel tuo interno. Ora, però, siamo curiosi di chiederti cosa hai visto in quei momenti in cui hai trovato il tuo focus.” 

Mi alzai e presi a raccontare: 

“Vi ho visti nelle vostre forme umane. Eravate umani pronti a mangiarmi. Solo l’albero è rimasto nella sua forma classica. Tu, Karelis, eri una donna pronta ad addentarmi e tu, Asmodeus, un uomo con la barba che godeva nel vedermi soffrire. Ho visto questo, e, subito dopo il ritorno della vista, non eravate più così.” 

Erehskigal si alzò e rispose: 

“L’obiettivo di questa prova non solo era di orientarti ma, soprattutto, era quello di vedere al di là delle apparenze. Tu ci hai visto per quello che dentro di noi siamo perchè dietro la corazza di ‘mostro’ siamo umani come te. Ci hai visto nelle nostre debolezze e perversioni. Come abbiamo visto te.”

“E cosa avete visto?”

“Un demone nel corpo di uomo.”

Come noi.

In quel momento, prese uno specchio e mi mostrò i miei occhi color nero pece formarsi. 

“Non aver paura, è la tua realtà.”

In quel momento, una delle creature portò a tavola un calice pieno di sangue.

“Bevi questo nettare animale, è in tuo onore. La tua natura non può essere cambiata. Non esorcizzarla, valorizzala assieme a noi!”

Bevvi.

In quel momento sentii una musica tribale venire da lontano. Si aprirono le danze e mi unii a loro a festeggiare, senza limiti.

QUEEN OF THE SABBATH

Il vortice attorno a me si fece sempre più cupo. Ero in uno stato di  incoscienza e sentivo parti del mio corpo aprirsi come in ruscelli di sangue.                     

Dopo questo attacco, crollai in un vortice nero. Sentivo i miei occhi chiusi e tutto il resto come perso nel vuoto. 

Difficile raccontarlo a parole, ma sembrava che stessi morendo. Fui salvato da qualcosa ma, in quei momenti, non vi erano risposte, solo il vuoto più plumbeo. 

Nel mio inconsciente non riuscivo ad identificare dove fossi. Cominciai a sentire una voce lontanissima e, in fondo, una luce fioca. 

“Spirito guida, svegliati da questo torpore! Vieni verso la Luce, sii Forza per la tua Fiamma, vieni a me! O grande Madre Oscura, regina dell’Umanità, vieni a noi e danza per la fiamma del nostro guardiano caduto!”

Un mantra continuo aleggiava nel buio.

Si formò uno specchio davanti a me. 

Sembrava di vivere un’altra vita. Di colpo mi alzai e mi fissai nudo in questo specchio, maciullato e divorato in diverse parti e tutto intorno cominciò a prendere vita. 

Si formò una spiaggia lucente, il mare placido e lo specchio che a poco a poco le onde portarono a largo con il loro imperversare. Sullo sfondo dell’orizzonte, una patina rossa intorno al sole. 

Una voce che ripeteva: “Nuota e vieni dalla tua Madre Oscura !” Mentre mi accingevo a muovere le prime bracciate, si accese una visione nel cielo: il mio corpo sdraiato e Ereshkigal di fianco a me in tono rituale. Dietro di lei, una signora con un altare che compiva un sacrificio di sangue. Il sangue colava dentro un calice enorme e la Guardiana, con le mani sulle mie ferite. 

“Nuota! Vieni verso di Noi, nuota verso la tua Oscurità!” ripeteva questa voce mentre continuavo affannosamente a nuotare, senza trovare arrivo. 

Si presentò davanti ai miei occhi un lembo di terra. Sembrava un’oasi del deserto. Ci arrivai, era un’isola, che mi ricordava tantissimo l’Isola di San Nicola, alle Tremiti, un paradiso naturale, pieno di natura selvaggia. Appena misi piede sull’Isola, la voce cominciò a parlare: “Cerca la tua Luce nell’Oscurità! Cerca il tuo simbolo del passato, quello per cui hai creduto nel cambiamento. Quello che ti ha tenuto in vita quando ne hai avuto bisogno.” 

Sorpreso da questi giochi continui, cominciai ad esplorare le coste frastagliate dell’isola. Mentre mi muovevo, mi rendevo sempre più conto di non sentire dolore, né sangue che usciva dal mio corpo. 

Arrivai davanti a un burrone con una scala impervia: vidi pezzi di roccia sospesi, come se fossero stazioni di gironi infernali, come se si trattasse di un film di azione, mi fece scendere repentinamente verso il primo costone. 

Mi girai e trovai un oggetto familiare: un trenino giocattolo. Fu il primo regalo che mio padre mi fece quando ero piccolo. Lo toccai e cominciò a muoversi da solo, fino ad accompagnarmi alla scala per scendere di nuovo. La percorsi affannosamente e continuai a scendere verso il precipizio. Rimase l’ultimo costone da raggiungere, quello più impervio. 

Cominciai a notare gli scogli e l’acqua sotto di me. Questa parte di roccia era a metà strada prima di arrivarci.

Scesi e sulla punta trovai altri oggetti: dei vestiti pieni di fango, un disco dei Judas Priest “Live Meltdown” e una foto: io ed i miei amici con le mani strette in aria in un concerto. 

Allora riaffiorarono i ricordi. Quel Gods oF Metal in cui arrivò il nubifragio e andammo a dormire pieni di fango fino alla cintola. 

Quella stretta di mano, mentre suonava “Diamonds and Rust “ dei Judas Priest e quella promessa  nel momento in cui stavamo vivendo qualcosa di unico insieme. 

Questo costone prima del precipizio era diventato come una metafora di tutto quello che successe dopo. 

Mi inginocchiai, la faccia sulla terra. 

Piansi.

In quel momento, sentii spaccarsi la roccia attorno a me, e caddi nel vuoto.

L’impatto non mi portò a cadere in acqua ma solo in un’altra scenografia.

Caddi sul terreno, alzai lo sguardo e sembrava di essere in una grotta.

 Vidi Ereshkigal e l’immagine del mio corpo morente sullo sfondo.

Mi avvicinai e sentii una voce esclamare: “Eccoti! Hai fatto un lungo viaggio, ma sei riuscito a venire a me!”

Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.

 “Sei solo lo spirito che aleggia dentro il tuo contenitore che, come vedi, sta soffrendo in una lotta tra il mondo labile e l’altra dimensione.

 Quello che hai fatto fin ad ora non è altro che la ricerca del tuo Essere per guarire. 

Ti stiamo curando per tornare nella tua dimensione terrena. Ma questo dipende da te. Come Regina Oscura dei due Mondi, ti ho voluto far capire che senza lotta il tuo essere sarebbe morto, con me nella Dimensione Oscura. Oggi hai visto quello che ti salvò in quel momento e cosa ti legò al tuo mondo reale, ciò che nel corso del tempo hai dimenticato.

 Il tuo Bambino Interiore e il tuo Spirito Ribelle sono rimasti soffocati da una ricerca spasmodica della Futilità e l’apparenza. E così, hai visto crollare qualsiasi cosa. 

Come Ereshskigal ti ha insegnato, avrai tanto da imparare per cercare la Via Maestra.”

“Mi sta dicendo che è stata tutta una finzione?” 

“No. L’attacco è stato frutto di quello che doveva succedere. Chi lo ha fatto, ti ha riconosciuto come capro espiatorio delle sue colpe. Fortuna ha voluto che hai sempre tanti occhi che ti seguono, anche se non ci vedi!”

“Tornerò a vivere?” In quel momento, alzò la sua mano sinistra dalla quale uscì un serpente. Baciò la sua testa e lo passò a Ereshkigal che, a sua volta, lo posò sul ventre del mio corpo vivente.

“Ora torna alla realtà terrena con la nuova consapevolezza di essere Spirito tenace pronto a seguire lo spirito Oscuro. Torna da questo cerchio del Sabba alla tua vitalità ancestrale!”

Il Serpente morse la mia pancia, creando un buco su di essa.

“Ora torna dentro di te, Anima Guerriera. Danza per me!”

Sentii il mio essere lievitare, mi avvicinai a lei e dissi: 

“Grazie di avermi fatto vedere la Via, e di farmi tornare in vita. Chi sei ,e perché hai fatto tutto questo?”

“Io sono Lilith, la Regina Oscura, colei che governa i due mondi perchè così è sopra e così è sotto. Capirai ogni gesto a tempo debito. Ora va!”

Il mio spirito entrò nel mio contenitore e sentii un fragore profondo inconsciente. Mi risvegliai nel mio letto. Tyrion mi leccava il viso. Nessun segno di ferita attorno a me.

E un mal di testa da sbornia epocale.

SILENCE TEACHES YOU HOW TO SING

Di colpo caddi in un sonno profondo. Non ricordai nulla di quella notte macabra. Fu una di quelle notti in cui dormii tantissimo, come non succedeva da tempo.

Quando aprii gli occhi, avevo addosso la sensazione di aver vissuto qualcosa di abominevole, sanguinolento, un sapore di sangue in bocca da far schifo.

Corsi a vomitare in bagno, e restai a farlo per diverso tempo. Tutto quello che avevo vissuto, stava ritornando alla mente in maniera veloce e non potevo far altro che rigettare quello che c’era dentro di me.

Alzai lo sguardo verso lo specchio e mi vidi insanguinato, ovunque. Sul viso, sulle braccia, sulle mani. Mentre mi specchiavo, una scritta sullo specchio insanguinata si creava: MURDERER.

Abbassai lo sguardo e mi guardai: il sangue era sparito. Guardai di nuovo verso lo specchio e non c’era nulla. Una risata serafica accompagnò l’ultimo sguardo.

Uscii dalla casa per andare a vedere il Bosco in che condizioni fosse. Sembrava che nulla fosse successo. Nessun odore di zolfo, nessuna traccia di sangue. Continuai a perlustrare e trovai Francesca dall’altra parte del sentiero ferma, come se mi stesse aspettando. Credo che notò la mia agitazione da lontano.

“Buongiorno!cosa succede? Hai una faccia… vieni dentro che preparo la colazione!”

La seguii nella grande casa e mi posizionai vicino al camino. Tremavo come una foglia. Si avvicinò e mi posò la mano sulla spalla, dicendo: “Lo so, quello che hai visto stanotte è forte. Ma non credo che tu non abbia già vissuto cose così dannatamente “strane”. Hai visto i miei genitori su un altare sacrificale, con una Dea guardiano, attuare un sacrificio per farti entrare nel rito di iniziazione per poi scoprire, il mattino dopo, che tutto è stato ripulito, come se nulla fosse accaduto. E’ decisamente strano. Soprattutto sapere, adesso, che non tutto ciò che hai vissuto stanotte è vero fino in fondo”.

Inarcai il sopracciglio destro e chiesi con fervore cosa stesse dicendo.

“Vedi – continuò – il sacrificio in sé è stato perpetuato, ma nessuno dei tre è morto realmente. Siamo entrati nel loro sogno come abbiamo fatto con te in precedenza e lì abbiamo preso una parte della loro essenza. Facendo del male, questo sì. Si troveranno ferite ovunque, che non potranno mai spiegare, perché non ricorderanno come se le sono procurate, e, soprattutto, non potranno raccontare di essere finiti in un bosco. E ora, credo, smetteranno i loro loschi affari. E senza la loro Grazia. Cammineranno come spiriti nulli nello spazio terreno”.

“Quindi non sono morti? Cosa avete voluto indicarmi con questa scena?”

“Quello che è successo stanotte ti ha iniziato come Guardiano dell’Oblio. Da adesso in poi, in qualunque posto ti troverai, ti verrà indicato un processo da fare per ripulire la tua Essenza. Non tornerai perfetto perchè nessuno lo è né lo sarà mai ma sarai in grado di sviluppare arti sconosciute alla maggior parte delle persone. Magari anche soffrendo come è successo a me, a tutti noi, ma tutto questo ti servirà tanto”.

Le sue parole rimbombavano come la musica a tutto spiano in un rave. Ora era tutto chiaro: quello che avevo vissuto era il modo per indicarmi cosa avrebbe potuto accadermi in caso avessi sfruttato tutto questo secondo altri fini. In più, tutto questo mi stava portando a un percorso di crescita in cui forze oscure mi avrebbero donato i loro insegnamenti. Se, da una parte, continuava a essere surreale, dall’altra ammetto che questa cosa iniziava a stimolarmi. Ma, soprattutto, cominciavo a chiedermi: quali saranno questi insegnamenti così importanti?

“Da quanto lo hai scoperto, tu?” chiesi

“Lo so da sempre, da quando eravamo bambini. Una notte, trovai i miei genitori nel Bosco a bere sangue di animale, inginocchiati. Mi spaventai e non chiesi nulla per anni… Divenuta maggiorenne, fu proprio mia madre a raccontarmi tutto. Mi disse anche che le avevano raccontato di una bimba che li aveva visti. Da lì, iniziai questo percorso intenso, che non potevo raccontare a nessuno se non alle persone con cui avevo un legame forte. Alcune sono sparite poco dopo dalla mia vita e hanno continuato nella propria, altre sono sparite del tutto… e non chiedermi perché. Quello che posso dirti ora è che, questo processo, ha cambiato le nostre vite: ci ha permesso di vedere ciò che di malsano e apparente stava attanagliando il nostro quotidiano per renderlo più genuino. Si impara ad amarsi davvero senza aver bisogno di effetti speciali, né dogmi, né catene. E anche la vita di chi ti gira attorno ne beneficia.”

“Quindi è una via motivazionale?”

“Non posso dirti più di tanto perché lo scoprirai. Ma, sicuramente, imparerai ad avere un rapporto con te stesso quasi ancestrale, basato su quel che hai. E che sicuramente oggi, non conosci. I doni che ti verranno dati, amplificheranno la tua consapevolezza, permettendoti di trovare un percorso interiore nel quale “scavare”, aiutandoti a vivere meglio e, soprattutto, a trovare persone che sono nella tua stessa situazione. Ora va verso il fiume, c’è qualcuno che ti aspetta.”

Mi abbracciò forte e mi incamminai verso il fiume.

Trovai sulla riva, di spalle, una giovane fanciulla che dipingeva su una tela. La sua chioma rossa fluente era coperta da una bombetta di colore nero. Si girò e la riconobbi. Ereshkigal.

“Ora conosci la mia forma umana. Ti aspettavo. Ho seguito da lontano le tue domande a Francesca. Stanotte sei diventato ufficialmente uno di noi. Questo vuol dire che potrai trasportarti nella notte ovunque noi ti diremo di andare. Nel Bosco delle Futilità, su una montagna, in una grotta, sott’acqua… tutto questo lo capirai durante il tuo percorso. Quello che ti ho detto ieri sera, è tutto vero: ad ogni luna calante, alle 3:33 perderai qualcosa di te stesso e dovrai essere capace di “recuperarlo” attraverso l’uso della tua mente. Dovrai essere attento e capace di farlo. Non si impara in un giorno. Ma sono certa che sarai in grado di farlo. Per riuscirci, dovrai iniziare a trovare il silenzio dentro di te. Qual’è l’ultima volta che lo hai sentito veramente?”

A questa domanda, non riuscii a dare una risposta. Mi guardavo attorno continuamente, come se fossi in cerca di un suggerimento. Mi bloccò e girò la sua tela: c’era una bottiglia in fondo al mare e, al suo interno, c’era una lucina, come una lucciola attorniata da una coltre nera, come immersa nella nebbia.

“Quella che stai vedendo, è la tua Essenza: una luce fioca in una bottiglia gettata dal mare, circondata da una nebbia scura. E’ come il tuo Spirito: messo all’angolo dalle tue insicurezze, la voglia di ambire a qualsiasi cosa, di possedere quello che non hai. Tutto questo ha fatto diventare te stesso un pugile suonato all’angolo. Le Anime ti stanno mangiando, non riesci a guardare nemmeno che c’è in Te. E ti assicuro, c’è tanto. Quello che dovrai fare adesso è semplice: trovare il tuo silenzio. Ora farai questo per me: immergiti nel fiume, chiudi gli occhi, estraniati da questo mondo, entra in contatto con la Natura e trova un pensiero fisso nella mente. Una volta fatto, ripeterai: <<Io sono il mio silenzio, il mio silenzio imperfetto, la mia essenza. Il silenzio mi insegna a far cantare la mia Anima>>.”

La guardai un pò stranito, ma poi, decisi di fare un tentativo. Mi immersi nel letto del fiume, chiusi gli occhi e provai a cercare il mio silenzio. Ma continuavo a non trovarlo. La mente ronzava troppo, piena di pensieri futili. Notai che appena provavo a fare dei pensieri deleteri, nonostante l’acqua fosse bassissima, piano piano scendevo all’interno del suo fango. Questo mi preoccupava sempre di più, e la guardai Ereshkigal in cerca di risposte.

“Ogni volta che la tua attenzione non sarà focalizzata, continuerai a sprofondare, fino a che non troverai un equilibrio. Cerca in te, impegnati a trovare qualcosa che ti porti al silenzio! Cerca nel tuo piccolo Io!”

Continuai a chiudere gli occhi e, piano piano, cominciai a cercare un pensiero soffice al quale aggrapparmi, che fosse più forte della paura. Scendevo sempre di più, arrivai ad essere coperto di fango fino al collo, cominciai a non respirare più. La mente entrò in un mix di paura e continua ricerca. Aprii gli occhi e vidi il mio corpo innalzato da quella situazione e portato a riva.

“Non devi preoccuparti se non stai riuscendo, sono situazioni difficili da attuare la prima volta -disse- ma ti insegnano a trovare la calma e la decisione in momenti in cui la pressione ti colpisce ovunque: a lavoro, nella quotidianità ,in famiglia e tu devi essere in grado di saper gestire tutto trovando un appiglio, il silenzio dentro. Si cresce trovandosi con la merda fino al collo, e questo è il primo insegnamento che applicherai: trovare il tuo silenzio. Ora riprova seduto sulla riva!”

Richiusi gli occhi e adesso sembrava di essere nella mia dimensione più naturale: passata la paura, mi persi alla ricerca. Trovai un punto lontano da me e mi abbandonai a quel vuoto. Cominciai a ripetere il mantra, Ereshkigal con me. Si creò un cerchio di fuoco attorno a noi, tutte le Anime del bosco uscirono e ripetevano con noi.

Di colpo, aprii gli occhi e trovai la tela finita di fianco a me: la luce fioca era sempre attorniata dalla nebbia. Ma emanava fuoco.

Sulla cornice un bigliettino: “Sei pronto per tornare a casa”.

EATEN

Il messaggio lasciatomi da Ereshkigal e dalle Creature della Futilità mi convinse a entrare finalmente in questo percorso strano e al tempo stesso stimolante. Non per le minacce ricevute: tutte queste visite fantastiche, tutte queste entità che sono entrate nella mia vita come un fulmine a cielo sereno stavano lentamente aprendo una consapevolezza nuova. Anni di ascolti di dischi maleodoranti di zolfo, sporchi, con quei testi così filosofici ma allo stesso tempo nichilisti, avevano creato in me una sorta di dimensione onirica platonica, dove rifiugiarmi nei momenti più cupi. La mia Attitudine nell’Oscurità era tutta qui: lavorare su me stesso chiudendomi in un bunker fantastico ma pieno di tanto realismo. Questo modo di fare mi ha aiutato tantissimo in questi giorni di vuoto e di blocco totale di questa Quarantena, come se quei dischi che ne parlavano trent’anni fa fossero diventati realtà. Non ho sentito il bisogno di piagnistei inutili per attivare la mia attenzione, anzi, questa realtà ha posto in me notevoli stimoli a realizzare le cose più disparate. Tutto ciò che era accaduto, però, era veramente troppo. Ho avuto la conferma che parte di quello che avevo sempre letto o immaginato esiste veramente. Anche se non li vediamo ci camminano accanto come sentinelle guardinghe. Ci mandano segnali, anche bruschi, che il più delle volte non riusciamo a captare troppo presi dalle nostre vite, troppo presi a tentare di impressionare, ad usare gli “effetti speciali”. Perdiamo di vista la nostra Essenza per cercare, alle volte, relazioni forzate, nelle quali si cerca di essere qualunque cosa.

Ma realmente siamo tutto questo?

Questi pensieri attanagliavano la mia mente mentre cominciavo a preparare i bagagli per questo viaggio tanto inatteso. Dvevo capire dove Ereshkigal mi stava portando ma, soprattutto, si stava generando in me una battaglia interiore senza pari. Sapete quel ronzio ossessivo tra il cuore e lo stomaco che si manifesta quando non siete sicuri di qualcosa e cominciate ad aver paura?

E questa mattinata di Maggio, con la Quarantena ancora via e questi pensieri premevano ancora di più in me la necessità di andare a fondo alla questione.

Già, proprio quello.

La sera prima sentii Francesca, una delle figlie minori della proprietaria della Country House per prenotare il mio soggiorno. Sinceramente, non ricordava chi fossi, finché non gli raccontai di quello stage universatario dei primi anni 2000. Da lì cominciammo a parlare del più del meno, dei genitori (a me tanto cari) scomparsi e ci aggiornammo per risentirci durante il tragitto. Era piacevole tornare a guidare lungo le strade della mia regione, tanto bistrattata quanto selvaggia. La diga del Liscione, la serpentina iconica della strada sospesa sul lago, il verde incontaminato, il profumo dell’erba mattutina… quanto mi erano mancati!

Questi mesi lontano da tutto avevano ovattato ogni pensiero sensitivo verso la Natura.

Sentire l’odore dell’aria e dei primi caldi di fine Primavera stava risvegliando in me una sorta di apparente serenità. Più ci si addentra nel mio caro Molise, più si ha la sensazione di vivere una delle massime più importanti di Francesco Jovine, uno dei maggiori pensatori regionali:

“Il Molise è per me un sogno. E’ un mito tramandato dai padri e rimasto nel mio sangue e nella mia fantasia.”

Quelle sensazioni di vivere una terra dimenticata quanto incontaminata, di un territorio drammaticamente quasi spoglio da quel progresso ossessivo e ostentato praticato ovunque, sa di qualcosa di unico e riconoscibile, al di là dell’aspetto fortemente campanilistico. Quando attraversi la strada che porta all’Alto Molise, con quelle colline e paesaggi aspri, sembra di vivere una Fiaba di Andersen, di quelle che il piacere di quello che vivi è senza tempo, esclusivo, ma che nasconde sempre un amaro finale. Quello che ho sempre creduto è che ogni cosa ha il suo prezzo da pagare, e, questo viaggio, per me, stava diventando un mix tra domande esistenziali e piacevole goduria di tutto questo ben di Dio.

Gli ultimi chilometri prima di arrivare sono quasi tutti tornanti di montagna con una parte finale in sterrato, prima di entrare nel bosco. Dopo aver iniziato a salire, notai sul bordo della strada luci intermittenti che sembravano avvisarmi. Una volta passate, assumevano le forme di esseri ghignanti, con occhi di fuoco. Il pensiero non fu spaventoso, forse per la prima volta dall’inizio di questa storia… solo che erano profondamente diverse da tutto ciò che avevo incontrato fino ad ora!Continuai per la mia strada, le luci intorno a me, pian piano scomparvero e tutto mi sembrava il segnale che ero sulla strada giusta. Entrai nel bosco e lentamente scesi verso quella casa, e tutto sembrava intensamente placido e tranquillo. Come quasi vent’anni fa.

Francesca mi accolse dolcemente e, tutto questo tempo sembrava non essere passato per lei, era semplicemente uguale per lei. Mentre parlavamo mi fece vedere la stanza, la stessa di quando restavo lì in estate.

La prima battuta che mi uscì dalla bocca verso di lei fu molto eloquente: “Scommetto che dietro la finestra passano gli stessi cinghiali del 2001! ” esclama, ridendo fragorosamente. Lei, comprendendo quello che volevo dire rise, ma non rispose.

Dopo essermi sistemato scesi nella casa più grande per prendere un caffè in sua compagnia. Questo stabile è formato da due case in due porzioni di terreno differenti. La prima è la casa dei proprietari, all’interno del bosco. Rustica, in pietra, resistente, con due piani abitativi e lo studio del miele del signor Nicola, padre e proprietario della country house. La seconda, invece, è la “casa maggiore”, quella delle stanze riservate agli ospiti, del salone da pranzo enorme con il suo camino grandissimo intarsiato in legno e il soppalco dello studio, dove c’è il centro prenotazioni. Al suo interno, la cucina professionale semplice, tipica dei posti di montagna. Io soggiornavo nella parte superiore, quella della famiglia e mi riempì di orgoglio avere ancora questo onore, dopo tutto questo tempo.

Francesca sembrava radiosa e felice di questa visita, e, mentre preparava il caffè, mi raccontò un particolare: “Quando hai chiamato non riuscivo a capire chi fossi, poi, piano piano, ho focalizzato… alla fine sei stato l’unico stagista che abbiamo avuto ahaha. Quando pensavo dove sistemarti mi sono ricordato le parole di mamma Ester: un giorno saresti tornato e avresti avuto il tuo posto di sempre. La stanza viene da questo. Cosa ci fai di nuovo qui, in questa landa desolata ?”. Il discorso mi inorgogliva ancora di più, soprattutto questa parte di ricordo della signora Ester, tanto cara, come una seconda mamma. “Cerco un pò di silenzio e di quiete. Questo periodo di quarantena ha portato in me tante soluzioni nuove ma allo stesso tempo tante domande a cui trovare una risposta. Questo mi sembra il posto giusto per cercarle.”. Il suo viso diventò sorridente e disse: “Può darsi che quello che cerchi sia già in fondo al tuo cuore, questo silenzio può rigenerarti per ricominciare al massimo tutto il resto!”. Nel frattempo, arrivò suo figlio Daniele, oramai sposato e con figli. La sua immagine di funghetto di vent’anni era sparita totalment, nascosta in una barba seriosa e dall’aspetto saggio. “Nonno Nicola e nonna Ester sarebbero stati felici di vederti qui. O, forse, lo sono anche adesso.”

Cominciammo a ricordare gli aspetti più buffi e piacevoli di quelle estati, di quello che accadde dopo, finché Francesca cominciò a parlare della loro morte. “Sai che papà aveva una forte passione per la pesca. In quell’inverno andava al fiume ogni domenica e vi restava tutta la giornata. Anche quando nevicava. Un giorno, decise di andare anche se il tempo era brutto. La tormenta aumentò la sua intensità e non lo vedemmo tornare. Andammo a cercarlo nel fiume e non lo trovammo. Perlustrammo il bosco e niente ci dava adito della sua presenza. Smise di nevicare ma nulla. Per tre giorni proseguimmo senza sosta. Nulla. Finché una mattina, il nostro gatto iniziò stranamente a camminare davanti a noi come se volesse guidarci. Ci portò al fiume e lo trovammo lì, stramazzato al suolo, con la bocca aperta e senza occhi. Fu un’immagine terribile per noi. La mamma impazzì. Tre mesi dopo la trovammo senza vita nel bosco. Non aveva più senso per lei vivere.”. A questo raccontò rabbrividii e cominciai a riflettere su diversi aspetti dei giorni passati. La morte del signor Nicola, la sua scomparsa, il modo… mi inorridì e allo stesso tempo mi fece fare mente locale. Dopo un breve periodo di discorsi rassicuranti ci salutammo per riposare, dandoci appuntamento alla sera per la cena nel salone.

Tornai nella mia stanza, mi addormentai di sasso e una luce infuocata nel sogno mi sussurrò:

“Vai al fiume, troverai la tua luce”.

Mi svegliai di colpo. Mi guardai attorno per capire se ci fosse qualcuno e vidi che ero solo. Dopo tutti questi avvenimenti sembrava normale guardarsi alle spalle. Mi addentrai nel bosco e mi feci guidare dalla sua essenza meravigliosa. Ogni passo sembrava scandito e piacevole. Cercai di viverlo in ogni sua parte e più lo facevo più affioravano ricordi. Passati e presenti. Arrivai al fiume, mi abbassai sulla sua riva e ammirai la sua acqua limpida e cristallina. I pesci intorno sguazzavano leggiadri e felici. D’improvviso, scorsi una luce ambrata sul fondo che lampeggiava. Mi avvicinai sempre di più e vidi una canna da pesca adagiata sul suo letto. Mi allungai per prenderla, non riuscendoci cercai di addentrarmi nel fiume e, una volta entrato, vidi che quel fascio si stava trasformando in tante piccole luci, come tanti occhi infiammati. A questa vista, abbandonai ogni voglia di recuperare la canna da pesca, mi voltai e iniziai a correre. Caddi poco dopo, mi guardai indietro e il fiume sembrava placido al passaggio. Davanti a me un albero marchiato da una lettera: F. Tutto mi sembrò tornare familiare, ricominciai a correre e tornai nella mia stanza. Se, da una parte, l’aspetto sovrannaturale iniziava a prendere il sopravvento, dall’altra non volevo fermarmi qui e scappare. Se ero stato mandato qui, un motivo c’era, anzi forse, gran parte delle risposte che Ereshkigal voleva indicarmi iniziavano da qui. La canna da pesca, il fascio di luce nell’acqua, gli occhi infuocati… erano tutti segnali di qualcosa? Mi ricollegava alla morte del signor Nicola? Mentre mi domandavo mentalmente questo, mi ripulii e mi risistemai nel letto. Sentii come una carezza sul viso, ma non c’era nessuno. Mi rilassai un pò e mi preparai per la cena. Vi erano presenti tutti: Francesca, suo marito, i loro figli e un’amica di famiglia, Giada, con il suo compagno, Roberto.

Il profumo che veniva dalla cucina era inebriante, sapeva di prodotti della terra e di carne alla brace. Le pappardelle alle verdure e funghi arrivarono in tavola accompagnate dal tartufo da grattugiare sopra. Essendo una buona forchetta, non lesino di questi sapori afrodisiaci, approfittando di tale godurioso prodotto. I discorsi si intrecciavano tra ricordi e racconti del posto finché Giada mi chiese di come trovavo lì e quali sentimenti muovevano dentro di me questi posti. Il vino cominciava a farsi sentire quindi i discorsi diventavano molto enfatici: “Per tanto tempo ho riposto questo luogo nel cassetto dei ricordi. E’ stata la mia prima esperienza fuori casa, con persone che mi hanno formato e trattato come uno di famiglia. Ho appreso tanto da loro e da questo posto. Poi si sa, la vita ti fa fare giri strani e ti fa dimenticare di quello che è avvenuto. C’è sempre qualcosa che ti fa tornare e sono qui, ora. E sarà difficile staccarsi di nuovo”. “Questa è sempre stata la tua casa, e sarà sempre parte di te. Ciò che ti fa tornare qui è ciò che forse hai sempre cercato. Lo è stato anche per me.” disse Giada sorridendo. Dopo la brace e i suoi contorni, arrivò la specialità di Francesca: una torta con marmellata di fichi e crema. La stessa che la signora Ester ci preparava. La serata finì con l’Idromele versato come digestivo. Un dettaglio adorabile che, allo stesso tempo, mi fece ripensare a quello dell’ “altro” bosco. Andai a dormire felice e con uno strano sentore di euforia. Crollai poco dopo.

Nel sonno, sognai: fiaccole accese nel bosco che si accendevano ai bordi del sentiero come fosse una passerella.

Mi svegliai e sentii un odore acre fuori. Fumo. Mi affacciai alla finestra e vidi le fiaccole sistemate e rumori tribali in lontananza. Mi vestii e uscii dalla casa. Attraversai quella passerella di fiaccole e gli alberi cominciarono ad animarsi: ogni albero che superavo incendiava i suoi rami superiori. Qualcosa stava succedendo. Alcuni di loro, al mio passaggio, posarono i propri rami in segno di inchino,e, la mia faccia sorpresa, si accese di curiosità. Mi addentrai sempre di più nel bosco e notai un grosso fuoco al centro. Era il luogo dove di solito mangiavamo d’estate, in totale libertà. Ora era pieno di fiaccole e, più mi avvicinavo, più quello che vedevo diventava sempre più incredibile: decine di persone nude che danzavano intorno a un grosso falò insieme agli animali che facevano lo stesso, alberi infuocati e un altare.

Notai Giada e Francesca con un calice in mano che mi tesero. “Unisciti a noi, questa cerimonia è in tuo onore”.

Senza dire una parola ma sconvolto nell’animo, li seguii. Anche stavolta, vi erano tutti: i figli di Francesca, il compagno di Giada, persone sconosciute con una maschera di animale, tre strane figure con mantello dietro l’altare .

La prima la riconobbi quasi subito dal suo tono di voce. Ereshkigal.

Si girò e si mostro in una forma umana splendida, con capelli rossi coperti dalla corona di cervo e con i sette scorpioni che si muovevano su tutto il corpo. “Pep, hai seguito i miei consigli e ora sei qui. Durante il tragitto abbiamo voluto mandarti un segnale e, diligentemente, hai proseguito. Poi abbiamo voluto farti vedere qualcosa nel fiume ma era troppo presto per uscire allo scoperto. Ora hai tutto per capire appieno il tuo scopo qui. Prima però, voglio presentarti due persone”. Entrambe si girarono, mostrando il loro vero volto. “Siamo felici di ritrovarti ancora qui, sapevamo che un giorno ti saresti ricongiunto a noi” dissero, con tono evocativo e felice . Erano il signor Nicola e la signora Ester. Come li lasciai vent’anni fa. Il mantello nero che li rivestiva aveva un cappuccio aperto, come quello dei maestri alchimisti. Rimasi colpito da questa visione, piansi di gioia e chiesi: “Tutti questi segnali mi hanno portato a voi. In questo momento non so se sto parlando con degli spiriti che si stanno divertendo o con voi, ma sono felice di rivedervi.” “Comprendiamo che può sembrarti strano vederci così dopo che hai saputo della nostra morte, ma siamo noi in carne e ossa. Tutto quello che vedi qui non è frutto della tua immaginazione ma il nostro spirito è rimasto sempre vivo qui. Questo è il giardino delle nostre Anime, della tua Anima. Ereshkigal è sempre stata con noi, anche quando c’eri tu. Ha insegnato a noi l’arte della Magia e del risveglio interiore, ci ha aiutato a vivere meglio con i nostri “mostri”, quelli che vivono anche dentro di te e che già sai come possono comportarsi.”. Attento a quello che stava avvenendo, chiesi: “Cos’è questa cerimonia?” “E’la tua cerimoniona di iniziazione nella quale entri a far parte della Congrega del Bosco delle Futilità.” “Il Bosco delle Futilità?” “Sì. Non te lo ricordi? Il nostro bosco non è altro che la rappresentazione dell’altra dimensione. Ciò che è sopra è sotto. “As Above so Below .”. In quel momento, la trasposizione del sottosopra era netta alla vista: riuscivo a vedere il passaggio nell’altra dimensione, come se ci fosse una scala a collegarli. “Ma ora, bando alle ciance -rispose- il tuo giuramento nel sangue ti ha dato il marchio di quello che stavi per iniziare. Stanotte avrai tutti gli strumenti per cercare di salvare la tua Anima dalla tua futilità. Gli spiriti che vivono dentro te sono creature silenti e mangiano la tua Grazia piano piano. Qui imparerai come conviverci e tornare a vedere al di là della Nebbia.” In quel momento scese quello strato che mancava ai miei occhi da un pò: quella nebbia impentrabile.” “La vedi? -disse il signor Nicola- alla vista sembra invalicabile, fastidiosa, temibile. Ma alla fine può diventare la tua migliore amica. Prova a camminarci dentro.” Accettai e vidi che, una volta iniziato a oltrepassarla, il suo Spirito interno si incendiò e mi respinse. “Questo succede perchè hai dimenticato come vedere attraverso gli altri sensi. Comportandoti superficialmente, pensando come un essere apparente. La Nebbia sarà la tua barriera finché non tornerai a comprendere come vedere!” “Come posso fare ?” chiesi. “Ora devi solo ascoltare e farti guidare. Forse quel che vedrai non ti piacerà, ma sarà tutto uno specchio di quello che ti toccherà se disobbedirai ai nostri ordini. E’ un cammino duro dove il dolore ti entrerà dentro ma ti aiuterà tornare splendente e a camminare in equilibrio nella tua oscurità.”

In quel momento, dal fondo del bosco, arrivarono diverse creature con delle fiaccole. Riconobbi Karelis e alcuni che mi avevano fatto visita nel ventre la volta passata.

Con loro trasportavano, a spalla, tre persone. Gente che conoscevo, che aveva fatto del positivismo e della spiritualità a tutto spiano uno stile di… business. Furono condotti ognuno al proprio albero e legati.

“Cos’è questa storia?”dissi

“Queste persone hanno avuto, in passato, segnali per redimersi, sono entrati in contatto con il Bosco delle Futilità e le sue Anime, hanno seguito il loro percorso, appreso gli insegnamenti del circolo oscuro del Bosco ma, ad un certo punto, al posto di cercare di salvare loro stessi hanno creato un sistema su cui lucrare, mancando di rispetto al nostro Consiglio, pensando di poter fare tutto alle nostre spalle. Loro saranno il tuo piatto sacrificale per l’iniziazione!” “No,non voglio che facciate loro del male! Possono avere una seconda opportunità!” urlai di fronte a loro. La risposta della Signora Ester fu inequivocabile: “Hanno avuto miriadi di opportunità per uscire da questa storia ma hanno preferito proseguire per la loro strada ignorandoci, facendo finta che saremmo rimasti lì a guardare. Una cosa è severamente vietata in questo luogo: tramandare le nostre Arti per un fine ancora più futile, quello della Materialità. Loro hanno trasgredito, disinteressati del fatto che quello che stavano facendo non curava nessuno, solo la loro ingordigia!”

“Cosa hanno commesso?”

“Hanno venduto le nostre Arti per generare denaro, vendendo servizi ad altri che non hanno mai compiuto, spacciandosi chi per essere un essere “spirituale” capace di entrare in contatto con entità per curare gli altri, altri, invece, hanno svolto il passaggio di “guida positiva” solo per fini lucrativi. Queste sono Arti magiche che hanno un valore supremo e devono rimanere tali nell’Essere che le accoglie, senza aver bisogno di creare un circuito di divulgazione. Invece, loro hanno voluto diventare dei ciarlatani, pensando non solo di raggirare noi, ma soprattutto chi li ascoltava. Questo non si può più transigere. Tu stavi per diventare tutto questo e dentro di te bramavi per questo. Ora stai a guardare, tutto questo sarà linfa per te!”

Ereshkigal fece segno alle anime presenti di avvicinarsi a loro: ogni gruppo sceglieva la propria carneficina. Si avvicinarono e cominciarono a mordicchiare il ventre e il collo dei ciarlatani e posarono un calice ai loro piedi. Le grida delle vittime si mischiava al rumore delle Anime che mangiavano la loro carne. Arrivarono nel luogo della loro Grazia ed estirparono quel sacro nettare. Giada e Francesca raccolsero i calici pieni di sangue e le loro essenze, le portarono sull’Altare, le unirono al loro sangue e all’Idromele. Lo bevvero e mi invitarono a fare lo stesso. “Il prezzo del loro sacrificio sarà l’inizio della tua sfida contro la Nebbia. La sfida dei tuoi sensi nella Natura!”

Non ebbi la forza di fermarmi dinanzi a tale orrore, proseguii spedito ad accogliere il nettare promesso. Lo bevvi e Ereshkigal pronunziò tale anatema:

“Ogni notte, tornerai qui insieme a noi e inizierai ad apprendere le tecniche degli Alberi. Vedrai senza la vista, sentirai senza l’udito, imparerai a parlare senza la lingua, godrai senza quello che ti serve. Questa notte ti sei unito a noi, agli Spiriti della valle dell’Oblio, e, come noi, osserverai le nostre Leggi. Ora gioisci e festeggia tutta la notte!”

Tra corpi mutilati, spiriti famelici e persone festanti, un ambiente degno del peggior horror mai scritto.

Solo che, sullo schermo, c’ero io.

DO THE EVOLUTION

Il ritorno dal Bosco fu abbastanza traumatico: cercai di capire se ancora una volta stavo sognando, ma i segni sul corpo erano abbastanza evidenti. I graffi sulle braccia, sul collo, erano vivi e sapevano di recente collocazione. Non di meno, quel sapore familiare di idromele mi riconduceva a quella cena recente, dove tutto era strano e decisamente fuori luogo. Fortunatamente, riuscivo di nuovo a toccare e guardare il mio viso, come se nulla fosse successo.

Cercai di dormire ma fu impossibile: le parole di Ereshkigal erano diventate come “Jesu Tod” di Burzum nella mia mente : ossessive, angoscianti , in loop.

Essere lì per uno scopo di cura, per ritrovare la Grazia perduta… cercavo di trovare un senso alle sue parole ma non ne venivo a capo. Cercai di chiudere gli occhi, stravolto, ed entrai in un sonno profondo, di quelli così rilassanti in cui nemmeno si sogna.

Di colpo la situazione cambiò: nel cuore della notte la TV si accese da sola, a volume altissimo! Mi svegliai di soprassalto e la spensi. Mi riaddormentai fino alla sveglia, che, in quel contesto, era diventata inesorabile, segnante. Come una condanna. Il risveglio sembrò tranquillo, feci una doccia e preparai i miei pancakes da lockdown, quelli un pò fit e un pò golosi, fatti con banana e farina di avena, con diverse guarnizioni: una con lo yogurt, una con il miele e una con la Nutella, per dare uno sprint dolce alla giornata. Il tutto accompagnato da un vinile senza tempo: “Somewhere in Time ” degli Iron Maiden, per dare un senso di carica e possenza al momento. Il Metal mi ha sempre aiutato a catalizzare i momenti di panico in cui non sapevo dove e cosa fare, dandomi uno scopo, un percorso, una carezza. E’ una di quelle cose che dentro me ci è sempre stata, anche quando cercavo di non ascoltarlo. E soprattutto, è sempre riuscito a calmare quella parte di me che vorrebbe solo esplodere, e che, quando lo fa, salta in aria ogni quieto vivere. La puntina entrò a solcare “Loneliness of the Long Distance Runner” e la sua lunga intro arpeggiante si insinuò nell’aria, la testa e il piede sinistro cominciarono a muoversi come sempre quando ascolto questo pezzo e, d’un tratto, si sentì “scratchare” il giradischi, come se ci fosse Dj Gruff a muoverla e, dopo lo scratch partì un riff familiare per qualche secondo. Qualcosa nel mio addome, in quel momento, cominciò a muoversi. La puntina tornò sul pezzo dei Maiden per poi ripetere lo stesso riff di prima. Questo gioco maldestro si ripeté per diversi secondi, la pancia che continuava a muoversi come se ci fosse qualcosa dentro. Cominciai a sudare quando il pezzo dei Maiden sparì lasciando solo quel riff strano e duro nell’aria… non riuscivo a capire, finchè mi non mi fu chiaro quale fosse la voce che usciva da quel pezzo non richiesto: Eddie Vedder.

La canzone si diffuse nell’aria e il movimento nel mio addome aumentò. Mi alzai , mi tolsi la maglia e guardai verso lo specchio.

Diverse figure si muovevano in essa a ritmo a di musica, avanti e indietro. Riuscivo a scorgere solo i loro occhi scuri che si riflettevano quando rimbalzavano sulla superficie della pelle.

Il dolore si face sempre più lancinante, al punto di dovermi sdraiare a terra. Le ferite della notte si riempirono di lentamente di sangue creando dei piccoli corsi lungo i miei arti.

Sentii una deflagrazione lungo il mio ventre, qualcosa stava per uscire: Tyrion era diventato spettatore di tutto questo, ma non sembrava aver paura, guardava con gli occhioni dilatati di quando ha voglia di mangiare, quasi interessato a quello che stava accadendo.

Una luce potentissima illuminò la stanza.

Chiusi gli occhi e, di colpo, la musica si spense. Tutto, apparentemente, sembrò tornare alla normalità, tranne me, che non accettavo tutto questo. Toccai l’addome e sentii qualcosa che non andava. Guardai nello specchio e rimasi allibito: segni di zampe incise, come se qualcuno (o qualcosa) avesse camminato su di esso. O cercato di uscire. Cercai di disinfettarmi le ferite e di cicatrizzare la lacerazione sull’addome ma, se sulle prime sembrava funzionare, il secondo rimase vivo e pulsante.

Troppe cose stavano diventando assurde ed inspiegabili. Mi piegai esausto e, rannicchiato sul pavimento, mi addormentai.

Mi risvegliai nel pomeriggio, le incisioni sembravano sparite. Lo smart working incombeva e non potevo permettermi altre distrazioni. Il senso di alienazione di questo periodo di quarantena era amplificato all’ennesimo di questi segni inequivocabili che si stavano manifestando.

Ereshkigal mi raccontò che era stata lei la fautrice dei segnali inviati nei diversi frangenti della mia vita ma, tutto questo, non sapevo decifrarlo, non ne ero capace.

E soprattutto : cosa c’entrano i Pearl Jam in tutto questo?!

Cominciai il lavoro con l’animo da un’altra parte, completamente avulso dallo stesso. La riunione online ebbe inizio, mi toccò intervenire e, mentre parlavo, ci furono delle interferenze: lo schermo iniziò ad ondulare, i colori che piano piano coprirono la schermata. Tutto diventò come un’onda, non riuscivo a vedere nient’altro fino a che lo schermo diventò completamente nero.

La TV si accese di colpo e partirono delle immagini.

Un video familiare. Con quel riff che prima aveva creato sconquassi.

Do the Evolution.

E’ sempre stato uno dei miei pezzi preferiti dei Pearl Jam ma, stavolta, lo stavo odiando come la cosa più infima che ci fosse al mondo.

“Eh, Do the Evolution, uno dei migliori spaccati della realtà.”

Sentii questa voce rimbombare nell’appartamento ma eravamo solo io e Tyrion. Mi giravo in continuazione per capire da dove provenisse e, una volta tornato in sala, vidi Tyrion accovacciato davanti alla televisione.

“Mi hai già dimenticato?”, disse, sogghignando di gusto.

Era il gatto che parlava, con quella voce che stava tormentando le mie giornate. Ma non rimasi sorpreso, almeno stavolta. Stavo cercando di dare un senso a tutto questo. “Come vedi, io posso manifestarmi in qualunque forma: persone, animali, cose… posso entrare e portare messaggi. Mi sembrava giusto ricordarti che non siamo andati via, abbiamo stretto un patto, ricordi? Il tuo lavoro può aspettare, entrare nella prospettiva della tua realtà, no.”

“Oramai sto capendo che non ho più una vita tranquilla. Solo che non sto riuscendo a comprendere i tuoi segnali. Prima ho vissuto una scena spaventosa. Cos’erano quei segni? Cosa stai cercando di dirmi?”

” Da ora in poi tante cose accadranno e non saranno solo parole o immagini dal Bosco delle Futilità. Sono lo Specchio di quello che sei. Quelle anime che si muovevano non sono altro che gli esseri con cui sei stato nel Bosco, le tue Futilità. Ti avevo detto che loro succhiano la tua Grazia e si muovono invisibili lasciandoti un senso di assuefazione piacevole. Ma, in realtà, consumano il tuo Essere riducendoti a mero spettatore. Loro, prima, ti hanno fatto comprendere che hanno voglia di uscire, che non gli basta più la tua essenza. Vogliono mangiare la tua carne e non in senso metaforico. Ma, vedi, tutto questo può divenirti “amico” se riesci ad accettare questa situazione, entrando nel meccanismo di recupero della tua Anima. Quando ho inciso il tuo polso per prendere il tuo sangue e quando, successivamente, hai bevuto dal calice, ti ho trasmesso ogni cosa del Bosco delle Futilità: anime, nebbia… anche gli esseri che non hai ancora conosciuto e che, a breve, entreranno nella tua Vita. Tu, adesso, vivi con loro. Non voglio farti del male ma, se non accetterai, il tuo destino sarà inevitabile.”

Il racconto distolse l’attenzione dalla parte più cruda della faccenda: “E qual’è il mio destino?” chiesi.

Salì sul divano e si sedette accanto a me dicendo:

“Non è di destino che stiamo parlando ma di Destinazione. Sono due concetti differenti. Quello che sei diventato è un’anima di plastica che ha voluto provare qualsiasi forma di persuasione. Hai abbandonato il tuo Essere in favore di una vita di apparenze che ti hanno distolto dalla tua destinazione. Hai usato la parte più nobile,quella della Conoscenza, per i fini più loschi, cercando di arrivare per vie traverse ai tuoi obiettivi. Una vita di ascensori avrà valore solo quando ricomincerai a fare le scale. Hai usato la parte più bella di te per diventare qualcosa che non sei lentamente ma inesorabilmente, solo per compiacere. Sei diventato l’esempio lampante di questo videoclip“.

Mentre parlava, le lacrime solcavano il mio viso senza remore. La mia parte consapevole fu colpita e affondata.

In quel momento salì su di me e mosse le zampe sulla mia pancia, come per massaggiarla.

“Vederti piangere è un sollievo perché è la parte consapevole di te che sta parlando. Urlando. Purificando. Perché la tua Anima è stata in grado di vivere al di là della nebbia, senza farsi intaccare dalle persone, dalle usanze, dalle mode. Non cercava di compiacere ma viveva nel profondo rispetto per sé, per le altre persone e le altre forme della Natura. E piangere è una cosa bella, risolutrice! Lo vedi questo video? Quando uscì il pezzo, più di venti anni, fu snobbato (come sempre) dal mondo della musica perché parlava di qualcosa di crudo che si stava realizzando. Quando mi impossessai di Kevin Altieri cercai di riproporre all’estremo le parole di Eddie: le visioni delle Crociate, del Medioevo , dell’Inquisizione ,del Ku Klux Klan. Sono tutte cose collegate all’ingordigia dell’essere umano che muove il suo Essere al di fuori delle sue potenzialità per conquistare tutto. Non si accorge di vivere con le catene. Prima di un essere sovrannaturale, poi dei libri, poi delle sue invenzioni. La voglia di conoscenza ha portato alla crescita delle tecnologie e non tutto è andato come doveva essere. La nascita di Internet, della tua tecnologia e dello stare “vicini nello stare lontani” da una parte ha portato il benessere e la crescita del business, delle comunicazioni, dall’altra, una catena molto più grande di tutte le altre: il vivere collegati alla macchina. Quando uscì questo video, la band fu accusata di vedere la cosa in maniera troppo pessimistica, di urtare i sentimenti delle persone. Ma tutto ciò che loro avevano creato e cantato, era reale. Gli uomini che diventavano un tutt’uno col Pc era il preludio di quello che siete ora: delle scimmie urlatrici che parlano di libertà attaccate a uno schermo. Lo vedi come tutto torna? Il mondo non è cambiato, non ha cercato di trovare risposte ma ha smesso di farsi domande. Per evitare di “urtare”, di creare consapevolezza. Vi ha reso schiavi. Siete tornati a quattro zampe e non ve ne siete accorti. Anche tu lo sei: accetti qualsiasi cosa per compiacere gli altri, per far capire che puoi stare al passo con gli altri, vivi in funzione del teatro virtuale che pratichi ogni giorno, mentre la tua Anima grida aiuto. Astarte e Djinn hanno trovato in te un piacevole pasto quotidiano da mangiare, ma ora sta a te decidere se diventare pietanza reale o ritrovare la tua Essenza ancestrale!”

Quella spiegazione riempì di tante domande la mia testa e non sapevo come controbattere. Le lacrime continuavano ad uscire fuori e chiesi ad Ereshkigal:

“Cosa posso fare per cercare la mia Essenza? Voglio capire come uscirne fuori!”

Ereshkigal rispose :

“Lasciati andare e guidare. Apri la mente e sposta gli orizzonti. Segui le tracce che ti lascerò. Io sarò con te sempre, ci rivedrai in ogni forma. Ora cerca il tuo luogo ancestrale, il Giardino della tua Anima”.

Con la zampa mi chiuse gli occhi e mi addormentai.

Al risveglio trovai un istantanea scolorita sul petto: una casa nel bosco.

Sapevo da dove iniziare.

EXERCISES IN FUTILITY

Il Bosco si stava preparando per il grande banchetto di Benvenuto e sembrava che fossi felice di quello che stava succedendo.

Vivere una storia così, degna di un libro di terrore, a quel punto non mi dispiaceva, anzi, creava in me una strana curiosità. Le domande erano tante ed ero pronto ad andare fino in fondo a questa faccenda.

Certo, sedersi a banchettare con dei mostri con il mio volto deve essere proprio una cosa particolare… pensai.

Dopo il discorso, Ereshkigal scomparve lungo la radura e le creature con lei. Il cielo si schiarì e le stelle uscirono fuori in tutta la loro Bellezza infinita. Potevo vederle tutte, in un’ atmosfera naturale magica.

Mentre le guardavo sentii un rumore di passi che si avvicinava sempre più.

L’alone delle creature tornava verso la radura del bosco in maniera massiccia, portando tutte insieme, come formiche, qualcosa di pesante. Era un tronco, spogliato dei suoi rami. Da un cespuglio nei pressi del tronco fecero uscire un tavolo in pietra scura, di un colore che avevo già visto prima . Non capivo il perché di questa cosa, ma guardavo curioso i preparativi. Una volta posato a terra, si sentì una voce dal profondo rimbombare la foresta declinando una frase :

Sol Austan !”

In quell’ istante, le punte dei rami degli alberi si accesero, come se fossero candele. Il cielo, che stava per essere assorbito dalle Tenebre, trovò la sua Luce.

L’immagine del fuoco sui rami mi sorprese, facendomi rimanere strabiliato da questo gioco di luci. Non era solo questa magia a colpirmi, ma un particolare di esso: gli alberi non venivano consumati dal fuoco, ma le fiammelle rimanevano costanti a bruciare.

Nel frattempo si sentiva un odore familiare venire dal fondo della pianura: Arrosto. Quel profumo irresistibile di carne arrostita mi fece venire un gran appetito, tuttavia seguivo con tranquillità apparente questo momento stranissimo.

Alcune creature si misero in due file parallele come se fosse una parata, ognuno con una torcia in mano.

Mi misi di fronte a loro per guardarli. In lontananza notai un alone scuro che lentamente scendeva verso di noi. Riconobbi il suo mantello e, mentre passeggiava, il suo volto.

Arrivava anche lei, con la sua torcia, in maniera lenta e sinuosa.

Fui invitato ad a prendere posto all’estremo del tavolo, a sedermi. Lei fece lo stesso dall’altra parte. Alcune creature si sedettero intorno, sembrava una cena tra amici . L’ultima schiera arrivò con le pietanze: da una parte vi era carne arrostita, dall’altra, brocche con una bevanda giallognola. Ereshkigal aprì il banchetto ed era assurdo tutto quello che stava succedendo: decine di miei volti attorno a me che mangiavano con ingordigia, e io ero lì e ricevevo gli sguardi di una Dea dall’altra parte della tavola.

“Non ti ricorda nulla questo momento ?” disse.

La guardai esitante, come se stessi aspettando un suggerimento .

“Davvero non c’è nulla che ti fa tornare in mente qualcosa? Voglio darti una mano… era un Agosto di tanti anni fa, dove per la prima volta affrontavi qualcosa veramente da solo, lontano da casa. In una casa di campagna, dentro un bosco. Quella sera di metà Agosto i proprietari, come ogni anno, organizzavano una cena con gli amici più stretti. Agghindavano gli alberi con luci artificiali, come se fosse festa. Eri così spensierato ed eccitato di viverti questa esperienza! Ti divertivi alla cena ,ti sentivi parte di quella nuova famiglia che ti aveva accolto a lavorare. Non ti dice nulla?” Rimasi a bocca aperta… Il ricordo della prima estate post universitaria tornò nella mia testa e, seda una parte cominciavo a trovare una punta di senso in tutto questo, dall’altra cominciavo a sentire un profondo brivido freddo sulla schiena . “Ora ricordo, ma non c’erano le fiamme. Ma tu come fai a sapere tutto questo?” dissi, ridendo nervosamente.

” Io? Io ero lì. Ricordi quel gatto che chiamavi Briciola, che veniva spesso a strusciarsi addosso a te, che dormiva con te? Io ero lui. Eravamo tutti lì, ma non potevi saperlo ahahahah. Ma non è tutto… ora guarda bene tutto questo e saprai risponderti su dove sei”. Sconcertato! Ricordavo bene quel gatto e quanto mi dispiacque non rivederlo, tanto mi ero affezionato a lui. In un attimo, tutto tornò a galla e quel posto nascosto nel fondo dei ricordi diventò qualcosa di reale.”Vedi -continuò- quando ti dissi che l’avevi vissuto, non era di certo in un sogno perchè, questo Bosco, non è altro che quel posto. In un’altra dimensione. “

“Cosa vuoi dire?”

“Che sei sperduto nel Cosmo ma così vicino alla tua realtà. E’ solo dopo averti insegnato a vedere che capirai il perchè .”

Tutta questa vaghezza nulla cominciava a infastidirmi così, chiesi con insistenza: “Ma cos’è tutto questo? Perchè proprio me? Basta con questi giochi!” sbattendo i pugni sul tavolo.

“Questa angoscia di dover capire tutto e subito ti accompagna da sempre sai? La realtà è che non vuoi imparare a vedere. Per questo sei qui, perchè hai smesso di vedere quello che sei. Hai smesso di ascoltare il battito dei segnali che il tuo contenitore ti suggerisce. Sei diventato il rozzo suono della latta che cade sul pavimento! Per questo sei qui, per dare un risposta a tutto quello che sei diventato!” Queste parole entrarono in me come un coltello e di colpo, mi zittii. “Io lo sento il tuo disagio, e lo comprendo -disse- di certo tutto questo è qualcosa che non puoi spiegare quando tornerai nella tua realtà. Ti prenderebbero per matto! Ma vedi… sei stato portato qui per uno scopo. Noi abbiamo viaggiato accanto alla tua Anima da sempre, nei modi più disparati possibili, abbiamo notato i tuoi incidenti di percorso, i tuoi compromessi continui, il tuo accettare. I tuoi fallimenti. E tutto questo ti ha portato qui. Dove tutto diventa materia e linfa. L’Oblio che diventa Cura. E tutto quello che vedi seduto accanto a sono parti di TE.”

“Perchè sono parti di me? Cosa rappresentano?” risposi

“Non sono nient’altro che le tue anime futili, che diventano materia. Ogni figura che vedi con il tuo volto ti accompagna ogni giorno della tua vita. Sono le tue Futilità, i tuoi pesi, le tue apparenze, plasmate in carne e ossa.Ogni momento della tua vita loro vivono invisibili, succhiano la Grazia dalla tua Anima, e diventano parte di essa.” Rabbrividii, mentre le creature mi guardavano fameliche e schernenti ,ridendo di gusto .

Cercai di alzarmi dalla tavola ma non potevo. I miei piedi erano ancorati al terreno, un ramo dal sottosuolo li stringeva. Ero bloccato. Con queste creature che diventavano sempre più oscure avvicinarsi verso di me. Le sentivo addosso, fino a che sparirono, di colpo, come in un gioco magico.

Ereshkigal tirò fuori la sua risata gutturale, dicendo :

“Vedi, questo è tutto quello che le Futilità fanno a te ogni volta che decidi di esercitarle. Mangiano il tuo spazio vitale, vivono per te, mentre la tua essenza viene relegata a spettatore, nel fondo del tuo abisso. Voi umani siete un esempio vivente di tutto questo. Passate la vita a farvi indottrinare, convinti di essere menti superiori, dotati di un estro particolare. Praticamente dei supereroi eletti ahahahahahahahahahah. Crescete con l’illusione di un entità che vi protegge ,che vi guarda dall’alto. Non cercate la sua esistenza perchè, tanto, “lo dice un libro”. Proseguite il Vostro cerchio vitale cercando di non vedere quello che succede, continuando a farvi indottrinare, dal vestire all’Essere. Passate da un libro che raramente avete letto nella sua essenza a mezzi che continuano a portarvi su una strada: l’uniformità. Vi dicono come camminare, come vestire, come riprodurvi… e voi proseguite senza sosta. Condividete istantanee virtuali col mondo mostrandovi sorridenti e felici. E sai cosa vedo il più delle volte? Una maschera. Uno scheletro triste. E voi vi chiamate animali razionali superiori? Io vedo solo un branco di pecore pronte al suicidio. E anche tu sei pronto a questo. Sei il riassunto sbiadito di quello che ho descritto. Con la tua Anima in fondo, che soffre. E la tua ha valore. In fondo, tu sapevi leggere la tua essenza, ma l’hai dimenticato! Sei qui per questo. Ora cammina con me, e sarai capace di guardare aldilà della nebbia.”

Si avvicinò e mi portò vicino al tronco che, con il tocco della sua mano, si accese e disse: “Non devi avere più paura di tutto questo, sigilliamo la nostra unione.” Con le unghie graffiò il mio polso, facendo cadere il sangue in un calice. Vi unì il Suo e un filo di nebbia scese al suo interno. Lo avvicinò.

Bevetti senza pensare.

Mi guardò e mi spinse all’interno verso il Tronco Infuocato .

Mi svegliai nel mio letto, insanguinato e, in bocca, un sapore conosciuto: Idromele.

The great truth is there isn’t one 
And it only gets worse since that conclusion 
The irony of being an extension to nothing 
And the force of inertia is now a vital factor 

And there is despair underneath each and every action 
Each and every attempt to pierce the armour of numbness 
Burning bridges becomes a habit to support 
And the front line expands like there’s no tomorrow 

A FOREST

Non so perchè mi ritrovo in tutto questo.

Ricordo di essere andato a dormire presto ieri sera, verso le 23.00, dopo il saluto della buonanotte di ogni sera a chi voglio bene .

E invece mi ritrovo nel letto con il corpo pieno di fango e segni di graffi sul petto, senza sangue.

La respirazione si fece dirompente e i battiti di colpo sono saliti come un blastbeat in “Altars of Madness”.

Mi manca l’aria.

Non so cosa possa essere accaduto questa notte, o forse quello che ricordo è solo frutto della mia immaginazione.

O forse no.

Cerco di calmarmi facendo mente locale e nella mente affiorano immagini sfocate.

Una volta sceso nell’iperuranio sono crollato in un sonno vorticoso ,di quelli che non rimembri quanto non era così.

E nell’affanno dello stesso la mia mente iniziò a sognare …

Davanti a me un sentiero sterrato attorniato da campi di grano appena sbocciato, di quelli che a Marzo ti avvicini per sentirne l’odore di fresco , e in lontananza il sentiero si perdeva lungo cespugli e roveti .

Camminavo lentamente , con una tunica in mano di color nero e una torcia.Completamente scalzo.

Quello che mi colpiva da lontano era il cambio di tonalità di colori che il cielo donava alla mia vista : da un azzurro acceso piano piano si trasformò in cremisi ,contornato da lineature forti .

Arrivai al roveto e continuai il mio cammino ,fino a oltrapassare degli Alberi enormi.

L’Atmosfera d’un tratto cambiò .

Mi resi conto di essere entrato in un Bosco dalla quantità di alberi che mi accerchiavano , e dall’odore forte di resina che emanavano.

Sapete come sono i boschi , hanno quell’ambiente piacevole in cui te stesso è in perfetto contatto con la sua natura .Da piccolo adoravo andarci ,era il passatempo preferito delle mie estati passate in campagna .E anche di tanti guai.

Il cielo diventò grigio tendente al nero e cominciò a piovere.

Cercai di tornare indietro ma il suo incedere diventò sempre più possente.

Allora mi fermai sotto uno di essi per ripararmi ,brandendo la faccia con il cappuccio della tunica. Rimasi così tanto tempo.

Smise di piovere.

Alzai lo sguardo e notai la nebbia formarsi come un drappo, attorno a me .

Mano a mano coprì totalmente lo sviluppo del bosco.Il verde attorno si ricoprì del grigiore denso tipico del suo formarsi .

Così forte che sembrava avesse perimetrato tutto il percorso .

Rimasi colpito da tutto questo e un brivido mi corse lungo la schiena.

Decisi di andare via ,non potevo sopportare tutto questo ; e mentre mi incamminai notai da lontano una cosa singolare :il sentiero era bloccato .

All’inizio non capii cos’era l’ostacolo , e incominciai a correre . Mentre mi avvicinavo mi ricordai di quegli enormi alberi che attraversai e che significavano l’inizio del Bosco .

Non erano più lì svettanti.

Li ritrovai piegati verso il centro , uniti come in un abbraccio .Con la coltre di nebbia che serrava tale incrocio.

Più mi avvicinavo più questa stretta si chiuse, con la nebbia che lentamente serrava ogni via di uscita.

Non esisteva più un sentiero ,non vedevo più i campi di grano ,non esisteva più il celeste nei miei occhi.

C’era solo una coltre scura davanti a me.

In preda al panico scivolai sul fango denso .

Solo dopo un pò alzai lo sguardo e quello che vidi colpì i miei occhi : una scritta.

FUTILITY.

Marchiata a fuoco all’incrocio degli alberi. Come un cartello.

Sentii la resa dentro me. Volevo solo che finisse tutto questo e il bisogno di tornare alla realtà.

Ma questo fu solo l’inizio.

Mi girai e vidi uno spettacolo senza fine :decine ,migliaia di luci , di ogni colore davanti a me .

Che mi fissavano, in silenzio .

Sentii una voce sovrannaturale che mi portò verso di loro . Più mi avvicinavo più mi rendevo che non erano luci.

Erano occhi ,nascoste tra gli alberi.

Non comandavo più i miei arti.

Di colpo si fermarono paralizzati.

Scendendo nel fondo come nelle sabbie mobili .

Mi sentii soffocare ,come una marionetta in mano ad un burattinaio sconosciuto ,cadendo sempre più inghiottito dal fango.

Oramai ero coperto fino alla bocca, cominciando a inghiottire melma e il mio cuore lentamente cominciava a collassare

Finché non udii una voce lontana,come da una altra dimensione , che rimbombò come un tuoio lungo quel sentiero infinito:

-“Non avere paura!Stai solo vedendo quello che stai diventando , e quello per cui cadrai. Vieni con me e ti mostrerò ciò che ti spetta”.

La discesa nel fango si fermò, la mia faccia scomparve dal mio corpo e in lontananza si udìì una nenia conosciuta…

Come closer and see

See into the dark

Just follow your eyes

  I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
And start to run
Into the trees
Into the trees”

Mi sentii trasportato da un ‘altra parte.

Alienato .

Aprii gli occhi e mi ritrovai nella mia stanza.

Coperto di fango ,graffi e con quella voce che mi rimbombava nel cervello.

Era reale ciò che avevo vissuto ?

E mi chiusi in un pianto infinito.

Benvenuto!

Benvenuto in questo nuovo spazio, dove le parole trovano nuova linfa e sollievo.

Ora chiudi gli occhi e svuota la mente : immagina di camminare lungo un sentiero e di ritrovarti di colpo all’interno di un Bosco.

Il cielo diventa plumbeo , la nebbia comincia a scendere fitta ,nascondendo dal percorso ogni soluzione di uscita .

Mentre il cielo comincerà a scurirsi sempre più comincerai a intravedere creature che spiano da dietro gli alberi.

Loro non sono sconosciute per te : presto capirai che sono parte del tuo quotidiano,di quelle abitudini che ti hanno reso “intoccabile”, ma incapace di vedere.

Non a caso sei finito nel Bosco delle Futilità.

“Come Alberi Nella Nebbia ” vuole essere uno spazio onirico : un luogo dove abbiamo la capacità di guardare oltre “la nebbia” senza aver bisogno della vista;

Dove la “nebbia” è tutto che ci circonda: quegli automatismi naturali e artificiali che inseriamo nel nostro mondo per cercare di vivere nel mondo più “funzionale “possibile .

Sta a noi saper interpretare quando è il momento di “conviverci ” o “smussarle ” per proseguire nel nostro percorso. O crearne un altro.

Una situazione metaforica che potremmo paragonare al periodo che stiamo vivendo :un ‘epoca dove siamo costretti a ibernare tutto, occupazione ,famiglia ,aspetti, avendo a disposizione solo noi stessi.E con essi magari trovare un nuovo inizio o un percorso alternativo.

Ogni uscita settimanale sarà strutturata con un Tema scelto ad Hoc ,dove cercherò di analizzare contesti,situazioni,con l’obiettivo di creare Domande e soluzioni efficaci per cercare di attuarle al meglio.

Si darà spazio a diverse tematiche ” come ad esempio l’Apparenza, il Tempo, l’Accettazione ,l’introspezione personale , la motivazione …”creature nobili” che in tempi così vuoti come questo stanno perdendo il proprio senso originario, a favore di una “cultura” buona per tutte le misure.

Creature che camminando nel Bosco si presenteranno a noi, prenderanno forma e dialogheranno per farci comprendere dove ci stanno portando e cosa ci riserva il percorso aldilà della “nebbia”.

Questo spazio vuole creare a te che Leggi riflessioni e enigmi , senza veli,filtri o pregiudizi.

E dove puoi metterti a nudo , e dove le mie riflessioni possono diventare frutto di scambio di opinioni e anche di nuove domande.

ATTITUDINE NELL’OSCURITA’

In questo Blog l’Oscurità verrà trattata in chiave metaforica : uno spazio dove tutti i nostri comportamenti e usi apparenti vengono sviscerati e posti in una nuova forma. Piccoli segnali di luce utili per creare un nuovo percorso, consapevole, chiaro e PROPRIO.

Ma cosa più importante :qui l’Oscurità viene snocciolata come fase fondamentale del nostro quotidiano :non da scacciare ,emarginare, ma da conviverci e valorizzare.

Creando luce in essa.

Per poter danzare in essa.

E tu ,sei pronto/a a scoprire il Bosco delle Futilità?