NOSTALGIAPLATZ

Arrivai a Montenero che era piena mattinata ormai. Il tragitto per arrivare fu abbastanza tranquillo, dove il grigiore di questi giorni invernali da un colore acceso e etereo alla natura attorno.

Quando percorro la strada che noi chiamiamo “Bifernina” è davvero un peccato guidare, ed essere limitati a vivere questa esperienza. La natura attorno questa strada piena di buche e lavori ci accoglie e protegge ai nostri lati, tra boschi , il letto del fiume Biferno che creano un atmosfera magica. Ogni tanto si scorgono sulle rive piccoli branchi di Cinghiali,oramai padroni incontrastati di questo territorio vergine e aspro.

Ogni volta che passo penso che mi piacerebbe andare a una sessione di canoa o rafting nel fiume, giusto per scoprire una cosa nuova, per una nuova adrenalina. Poi succede che , come spesso capita, rimane un pensiero buttato nel cassetto delle cose da fare e nulla più. Queste nuove chiusure per via della Pandemia hanno chiuso definitivamente ogni sfogo e svago possibile , quindi non resta che il pensiero di voglia di fare mi avvolga.

La Diga del Liscione e la sua strada a forma a forma di serpente mi accompagna allo svincolo ..da lì in poi mi aspetteranno solo paesaggi campestri e persi nel nulla.

Durante questo tragitto nella campagna tra Montecilfone e Montenero tornano a galla tutti i pensieri di questi giorni , le cose fatte, la magia assaporata e il vuoto vissuto.

Mai come questa volta ho sentito fortemente l’oblio dentro me. Quella sensazione di non saper governare ciò che accada, tra creature fameliche e materia che trasforma. Una sensazione di deja vu mi ha attanagliato, mai come questa volta ho sentito la mia essenza in pericolo, a un passo dalla morte, dall’essere preso dalle Anime del Nulla.

Questa sensazione forte di poco controllo mi ha accompagnato fino all’entrata di Montenero. Mi fermai nei pressi del Santuario della Madonna, e scesi per presi una boccata d’aria.

Camminai senza meta per qualche decina di metri ed entrai nel Parco dei Calanchi. Questo parco Naturalistico nella mia memoria di bambino rimarrà sempre come la discarica a cielo aperto che vedevo quando andavamo a giocare a pallone da piccoli, poi fortunatamente bonificata e diventata oggetto di studio, con un progetto purtroppo mai terminato.

Queste “lame” nel terreno sono importanti dal punto di vista naturalistico essendo spaccature di ere geologiche antiche, dove l’erosione del terreno ha avuto un gioco importante sulla loro struttura. Difficile rimanere in piedi insomma . Invece il calanco in questione rimane una delle cose più belle che la natura possa offrire, un gioco magico da rimanere senza fiato.

Mi incamminai lungo il percorso che porta alla “Grotta della Madonna” , una piccola grotta di Tufo situata sul promontorio della Valle dei Calanchi . Se la guardi in lontananza sembra una piccola collinetta con alle sue spalle due montagne che la proteggono. Nella mia adolescenza tutta Metal e libri di Lovecraft la chiamavo ” la piccola R’yeh“.

Arrivato nei pressi del tragitto finale , nel patio centrale con le due staccionate ai lati dei burroni, e sentii le gambe pesanti ,stanche. Caddi a Terra, senza forza alcuna. Riuscii a strisciare verso la staccionata di sinistra, quella che da la vista verso le mura esterne del Cimitero.

Feci un sospiro lunghissimo. Violento.

Guardai verso il fondo del burrone e una serie di immagini mi accolsero. Immagini della mente. Di ricordi, spiegazioni in questo posto, abbracci. Di un tempo ormai lontano. Quei sorrisi che si rispecchiarono si trasformarono in profonda malinconia , di un tempo impresso nella memoria e ora coltello e allo stesso tempo ferita.

Chiusi gli occhi e iniziai a piangere. Fu una liberazione fortissima ,quegli attimi sembravano infiniti , violenti , biechi. Sentivo il mio stomaco ribollire come se fosse lava incandescente.

Quando riaprii gli occhi quelle immagini sparirono . Suggestionante e terapeutico diventò quel momento , purificatore e allo stesso tempo violento.

Mi rialzai e cercai di pulirmi il viso. Quando toccai il viso sentii qualcosa di viscoso e ferma addosso : la mia mano era nera. Con il dito toccai di nuovo il viso e sentii il solco provocato. Mi guardai allo schermo del telefono e notai l’incredibile : due solchi neri che dai miei occhi scendevano fino alla mia bocca. Avevo “vomitato ” dai bulbi oculari la mia stessa melma.

Rimasi qualche istante a guardare nel vuoto ,cercando consolazione e serenità in me stesso, ma in quel momento il mio pendaglio cominciò a illuminarsi . Vi era una spiegazione a tutto questo.

Il cielo si aprì di colpo, con una luce accecante mai vista. Le staccionate presero fuoco per quanta era forte la sua intensità.

Da un momento all’altro si richiuse e iniziò una tempesta di pioggia. Il legno incendiato ai miei lati non sentì tregua, come se l’acqua non spegnesse quella voracità.

Mi sentii trascinato a camminare verso la Grotta, con il vento che cercava di frenarmi , ma non riuscì nel suo intento.

COn difficoltà cominciai a salire gli scalini nei pressi della grotta, il cielo si coprì in un nero plumbeo senza via di uscita, meno che sulla porta d’ ingresso della stessa.

Sentii tuonare davanti a me e mi ritrovai di fronte una luce accecante.

Cercai di coprirmi gli occhi ,ma era più forte di me. Li sentii sanguinare.

Quando li riaprii per un attimo capii il perchè : un uovo grande come una pietra copriva l’uscio, avvolto da un serpente che lo coccolava ,avvolgeva, custodiva.

Mi inginocchiai ,inerme davanti a lui , e una sussurro mi entrò nella mia testa.

“Sei arrivato alle sorgente. Entra e scopri la tua fonte di conoscenza.Lascia i tuoi pesi dietro di me .”

Con il cuore pregno di dolore e nostalgia ,capii che era ora di agire.

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