THE RHYMES OF THE MOUNTAIN

Quella notte fu l’insieme di tutti gli eccessi che la Terra possa donare :il banchetto piano piano si trasformò in una festa in cui i limiti non hanno oltrepassato l’uscio della grotta.

Io ,invitato in disparte da Ereshkigal e Lilith , di certo mi sono fatto pregare ad accogliere i loro piaceri. Il fragore dei corpi sinuoso, il profumo che emanavano era qualcosa di inebriante e fragoroso. Sangue e sudore in simbiosi con i piacere più arcaici. Tutto sembrava non avesse ne fine ne principio, il tempo sembrava essersi fermato.

Poi è calato il buio nella mia testa. Nicola, come di solito fanno gli amici più lucidi nelle feste, mi svegliò con una secchiata d’acqua gelata.

“Ohhh Capo, svegliati e vatti a lavare che fai schifo! che cazzo hai addosso? Madò non voglio nemmeno sapere che ci sta appiccicato ,va, va , pulisciti!”

mi guardai addosso e la spettacolo non era dei migliori .

“Ma ho visto anche a te in quella intercapedine di corpi,non negare !

“Certo-rispose Nicola- ma a una certa me ne sono andato . Ho preferito ubriacarmi con gli altri . Invece tu no, hai voluto continuare. Mi hai pure fatto l’occhiolino!”

Le risate diventarono reciproche , e mi sciacquai nel corso d’acqua vicino la grotta.

Una volta sistemato, Marte e Eres ci aspettarono all’interno per salutarci.

“E’ ora di andare . Vi abbiamo lasciato un banchetto per la colazione . C’è tanto da fare, ed è ora che torniate nella vostra quotidianità. E ricordate, sentirete spesso il richiamo di questa Montagna. Da ora in poi sentirete ogni vibrazione vuota e negativa del mondo umano. Vi accollerete il peso delle anime e cercherete di aiutarle . Di Accoglierle. Continuerete a lottare con il Nulla .Sapete che quanto è dura accogliere e allo stesso tempo lottare? Lo scoprirete passo passo. Ora vi saluto.”

Eres si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio : “Quello che è successo stanotte rimarrà nella tua testa ancora per poche ore. Goditelo ancora finché puoi” ,e se andò accennando un occhiolino.

Avrei voluto tanto dirgli ” e chi se lo scorda!”, ridendo internamente.

Fatto sta che ci rifocillammo con pane, olio e pomodoro , e ci rimettemmo in cammino.

Kalefas ci avvisò che lo scudo rimarrà su tutta la montagna fino a che non saremmo già lontani, e così scendemmo con tranquillità.

C’era una serenità nell’aria invidiabile, i giorni passati sembravano anni a riguardo,ma dentro di vi era una soddisfazione enorme .Esser riuscito a raggiungere il Lapis Lazulo Rosa, ricevere il suo potere in dono, e avere una missione di vita mi rendeva orgoglioso.

Sono finito per caso in questo gioco sovrannaturale , ma alla fine caso non è. Ho portato la mia anima a scavare nei suoi meandri che alla fine ne sono diventato parte. Nei pregi e nei suoi difetti.

Ma in questa oscurità sto trovando la mia Luce primordiale, quella che non ha bisogno di sostegno altrui, e in essa risplendere.Non è una questione di dogma , è proprio lo stato d’animo che iniziava a ristagnare in me. Gli errori mi hanno plasmato, e in essi mi sono disperato.Ma quella disperazione mi ha cullato per trovare una via. E tutto questo percorso sembrava proprio una parte della stessa. Poi ovvio, rimarranno sempre tante questioni difficili da capire, ma controllarle sarebbe come impazzire.

Quindi ci incamminammo verso le nostre. Nicola fu l’addetto alla musica .”A Blaze in the Northen Sky” dei Norvegesi Darkthone .

“E che gli vuoi di a questi qua?” disse Nicola col sorrisino stampato in bocca.

“Niente-risposi-li devi solo ascoltà- non a caso questo album è stato definito “Patrimonio Nazionale” dalla Biblioteca Nazionale di Oslo. Solo da ammirare.

“Anni avanti in Norvegia” rispose Nick, mentre nell’aria suonava “In the Shadow of the Horns”.

Nell’estasi dell’ascolto sembrava rivivere tutto quello che avevamo vissuto al Mutria in questi giorni .

Arrivammo a San Giuliano. Ci abbracciammo fortemente, e il mio lato sensibile prese il sopravvento. Lacrime cominciarono a scendere.

“Grazie Pè, mi hai salvato la vita. Ma che so ste lacrime?uno di questi giorni ci becchiamo per una birra, a modo nostro”

“Grazie a te. La vita ce la siamo salvata entrambi. Organizziamoci per la”birra, che come al solito saranno settordici!”

Ridemmo a crepapelle, e mi incamminai verso casa.

Quando aprii la porta trovai il Caos. Tyrion si aggrappò ai pantaloni emettendo strani miagolii. Gli accarezzai la testa e lo presi in braccio. Sul tavolo trovai un biglietto “Abbiamo pensato noi al gatto.Perdonaci per il casino-Asmo”.

Buste di patatine ovunque, scatolette di umido per gatti e crocchette sparse per tutto il soggiorno ,divano completamente sporco di sugo.

“Scus lu cazz!”- esclamai”.

Intanto guardai il telefono e notai le 200 chiamate e messaggi provenienti dal lavoro ,con tono abbastanza preoccupato. Chiamai e rassicurai tutti, ma non me ne fregava nulla di questo .Questi giorni senza contatti e senza uso del telefono sono serviti tantissimo. Dovrei farli più spesso, pensai.

Inizia a sistemare il letamaio che era diventata casa e mi sedetti sul divano .

Un pò di pace, pensai.

Gli occhi diventarono stanchi e si chiusero in un nano secondo .

Dormii di colpo senza sognare, ma con dei ronzii in testa irriconoscibili e fastidiosi, come una stazione radio alla ricerca del suo canale.

Le voci diventano sempre più forti e si accalcarono nella mente.

In fondo a questo marasma una voce esclamò: “Torna alla sorgente, alle tue origini. C’è bisogno di te “.

Mi alzai di colpo, quasi telecomandato .

Mi sciacquai la faccia e guardai i miei occhi, completamente scuri. Di nuovo. Con il pendaglio illuminato.

Mi preparai in fretta, sistemai il gatto nel trasportino e partii.

Durante il viaggio pensavo a tutto questo, a quello che mi tormentava, e al fragore della Montagna ,che mi cercava.

Un nuovo viaggio stava per ricominciare,nella sorgente del mio animo.

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