THE PALM, THE EYE AND LAPIS-LAZULI

La salita da quel momento divenne difficoltosa e piena di insidie. Nicola, nonostante tornasse alla sua vita umana in carne e ossa cominciò ad avere le sue prime difficoltà nel camminare.

Lo stato vegetativo e il successivo rito lo consumarono energeticamente, ma non demordeva nel proseguire la nostra scalinata. “Dammi tempo, ho solo bisogno di rodare la mia camminata. Intanto passami quel “catocchio” di ventricina delle tue parti, che mi darà energia! Altro che integratori”.

Questo suo spirito giovale ,nonostante fosse totalmente consumato, da una parte mi dava ancora più voglia di arrivare da Mara insieme ,dall’altra mi metteva in guardia di doverlo difendere, in caso di attacchi degli Spiriti del Nulla.

Ma si sa, noi Molisani siamo così, resilienti fino al midollo, davanti ad ogni difficoltà, quindi la lenta traversata , tra un boccone e un altro ,divenne un piacevole rituale.

Uscendo dalla boscaglia fitta del pianoro ci ritrovammo a “Serra di Macchia Strinata”: qui il sentiero esce allo scoperto e la vista si apre a una splendida visione: la depressione del Lago Matese, con tutte le altre cime incontro.

Dopo aver camminato così tanto all’interno dei boschi ritrovarsi un pò di piacevole colore e cambio fisico ci rinfrancò. Anche Nicola sembrava riprendersi dinanzi a tutto questo. O forse la Ventricina aveva fatto il suo effetto. Del resto noi molisani siamo fatti di Ventricina.

Da qui in poi il terreno divenne sempre più aspro e brullo: il verde si trasformò in un sistema grigio di rocce sedimentarie , con tracce di vita vegetale lichenica nei suoi meandri. Ci stavamo sempre avvicinando alla vetta, che finalmente vedevamo di fronte a noi. Continuammo a camminare con sempre più spirito finché vedemmo la carcassa di un orso stesa a terra. Una coppia di corvi neri pronta ai suoi lati pronta ad azzannare la sua carne rimasta.

Cominciarono a mangiare e lasciare le sue interiora attorno , finché una fascio di luce viola li attraversò. L’impatto fu così forte che sentimmo lo spezzarsi delle loro ossa, una ad una . Un rumore sordo, come un pallone sulla traversa, continuo. Mentre le ossa flettevano e si spezzavano, la loro carne veniva fatta a pezzi. Il loro sangue si riversò in tutta la zona circostante come un fiume in piena. L’impatto arrivò anche a noi ricoprendoci totalmente .

Nicola si girò e seraficamente disse :” Sangue di corvo…sembra il sapore di un tacchino,buono!” E da li partì una risata infinita.

“Seguiamo la Luce!” esclamai verso di lui “vediamo dove ci porta”

“Tanto Giusè, se ci va bene abbiamo trovato quello che cercavamo, se ci va che può succedere di più?” in un mix tra cinismo e ironia , che ci contraddistingue da sempre .

Ci incamminammo per seguire quel fascio di luce. Era così distante da noi ma sentivo dentro di me che stavamo arrivando al punto cruciale del nostro Viaggio.Questa luce era così forte che creava una schermo al nostro passaggio. I Corvi e le altre creature che volavano in cielo rimanevano a distanza, volteggiando ed agitandosi nell’aria ossessivamente .

Proseguimmo a passo sempre più spedito, tenendo conto che il tempo stava passando e a breve non ci sarebbe stato più spazio per il Sole. Quindi dovevamo trovare una soluzione su dove accamparci per la notte. Ma la voglia di vedere dove quel raggio ci portava era più forte di fermarci, quindi proseguimmo lungo questo sentiero scosceso, tra rocce e desolazione.

Una voce lontana ci inondò come fosse brezza leggera : “Venite a me! Seguite la Luce!” Ci guardammo in faccia con fare convinto, stavamo arrivando.

Dietro di noi nel frattempo i rumori diventarono sempre più incessanti, come se qualcosa si stesse ricomponendo.

Nicola si girò e vide l’orso che qualche minuto prima era steso sul terreno e maculato piano piano ricomporsi , davanti ai suoi occhi.

“Questo posto si sta rivelando sempre più incomprensibile da capire”, disse

L’Orso , una volta in piedi , alzò la sua per salutarci, e sembrava seguirci.Nel frattempo, vedemmo finalmente la vetta del Monte Mutria, e il fascio di Luce che terminava all’interno di una fessura nella Montagna. Era una grotta.

Arrivammo nella radura in cima alla vetta e notammo una figura dinanzi la grotta.

Sinuosa ,senza veli , piena , adornata di una carcassa di cervo sulla testa, e nelle mani la sorgente di quella luce. Potente, estasiante.

“Ben arrivati! Il Viaggio vi ha condotti qui, alla ricerca di saggezza e protezione. Immagino sia stato estenuante e difficoltoso, ma ogni percorso nel se deve incontrare un “nemico” da combattere. Senza difficoltà non vi è consapevolezza. Io sono , Māra, la guardiana del Lapis Lazulo Rosa, e vi stavamo aspettando. Entrate , siate i benvenuti, questa è la Vostra dimora!”

Per quello che da fuori poteva sembrare un grotta minuscola dentro nascondeva una grandezza impensabile! Diverse grotte in una , ognuno con il suo spazio, che a pensarci potrebbe ospitare una piccola comunità tranquillamente.

“Siete stupiti eh?questa è la mia dimora da Eoni, da quando ,grazie a Kerres e Mamerte, ci prendemmo cura della gente e di questo splendido territorio. Abbiamo sempre custodito la leggiadria e lo spirito guerriero e resiliente di queste montagne portandolo a voi.”

Nicola ascoltava estasiata il suo discorso,e il suo animo da archeologo venne subito a galla : “Māra,Māra…ma tu non sei una divinità originaria di queste terre…cosa ci fai qui?”

“Bella domanda, mio caro archeologo…la più grande risposta plausibile che posso darti è che Noi, non apparteniamo a un unico posto. Vaghiamo, flottiamo nello spazio e nella materia cercando una nuova dimensione. Quello che siamo al di sotto della superficie cerchiamo di trovarlo “sopra”. Dopo la mia lotta contro il “Risveglio” ho vagato tanto ,trovando un luogo dove poter valorizzare le mie Arti. Ho trovato il Mutria ,e da lì è stato il mio rifugio da Eremita per custodire il Lapis Lazulo Rosa, e poter far beneficiare dei suoi effetti a questo posto , a Voi. Ma non sempre funziona.”

Nicola,soddisfatto, annuì e continuava ad ascoltarla ,come se fosse rapito da quella voce .

Io invece ,ero più interessato a ciò che significava quella gemma , e come poteva aiutarci nella nostra missione ,quindi, con fare investigativo, chiesi :

“Abbiamo visto questa luce uccidere i grandi Corvi dilaniandoli in un attimo , e poi successivamente far rinascere la vittima morente dell’Orso stesa sul terreno , e ancora ora non riusciamo a capire come…”

“..la soluzione a quest’enigma è semplice :

il Lapis Lazulo Rosa è dono di protezione e saggezza.

L’Occhio che sorveglia e difende dall’alto, il Palmo che spezza l’influsso neutrale e dispregiativo del Nulla.

E’ piacere e saggezza allo stesso tempo;

Terrore, Morte e dubbio per gli stolti

Vita e saggezza per gli eletti

Ogni giorno di Luna Calante di pioggia o di neve tale energia viene portata a voi, e solo le anime predisposte sanno prendere tale dono

Ora, pensando a tutto questo , saprai trovare la risposta più congrua al tuo dubbio”.

In quel momento nel momento , l’Orso in questione entra nella Grotta.

Il suo corpo era intatto…o meglio…scoprimmo avvicinandoci che il suo viso aveva connotati umani!

“Non avete mai sentito parlare dell’Orso di Jelsi, del Cervo di Castelnuovo o del Diavolo di Tufara? Pensavate che erano solo leggende lontane, ma il loro spirito è sempre vissuto qui! Loro sono i Vostri spiriti guida , e insieme a noi nell’Hurz farete parte del grande Rituale Lex Sacrata”.

“Lex Sacrata? ” chiese estasiato Nicola guardandomi come un bimbo in un negozio di giocattoli”.

“Ora è tutto pronto , ma prima unitevi con noi e rilassatevi, il tempo delle domande è terminato”.

E mentre ci accingevamo al gran rito urla sotterranee dirompenti continuavamo ad aleggiare su di noi. Ma forse, per la prima volta in questo Viaggio, ci sentimmo al sicuro.

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